Coronavirus. Sospesi i trattamenti da PMA: 4.500 nati in meno. Griffini (Ai.Bi.): “Investire su adozione internazionale”

“Il tasso di successo rispetto alla fecondazione assistita degli iter adottivi è molto superiore. Perché non favorire allora questa scelta di giustizia?”

Fecondazione. Quella artificiale porta 8 coppie su 10 a una cocente delusioneL’emergenza Coronavirus imporrà un forte stop alle nascite con fecondazione assistita. Con l’inizio del periodo di blocco totale del Paese, infatti, sono stati sospesi circa 35mila trattamenti. E, secondo previsioni, la frenata non è destinata a fermarsi. Secondo il ginecologo Antonino Guglielmino, presidente della Società italiana della riproduzione umana, considerando un blocco totale dei trattamenti per procreazione medicalmente assistita nei mesi da marzo a maggio, si dovranno calcolare 4.500 nascite in meno per l’anno 2020 rispetto al 2019.

Sono infatti circa 98mila i trattamenti di PMA che vengono svolti ogni anno in Italia. Trattamenti che interessano all’incirca 78mila coppie e che portano alla nascita di 13mila bambini: “Mantenere questi numeri – spiega Guglielmino – sembra molto difficile visto il prolungarsi della pandemia nel periodo primaverile, il più gettonato per accedere ai trattamenti”.

Coronavirus: perché investire sulla adozione internazionale

“A fronte di questo rallentamento – dice Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, ente autorizzato alla adozione internazionale – sarebbe opportuno, da parte delle istituzioni, tornare a considerare l’ipotesi di investire sulla adozione internazionale proprio in questo momento, anche quale opzione di contrasto alla già complessa situazione demografica. D’altro canto i dati più recenti dimostrano come nel 2017, le percentuali di successo delle tecniche di PMA senza donazione di gameti, considerando come indicatore la percentuale di gravidanze ottenute su cicli iniziati, si attestassero su un valore medio effettivo di due su 10. Nove su 10, con lo stesso termine di paragone, sono quelle che, dopo aver conferito l’incarico a un ente autorizzato, riescono a portare a termine l’adozione internazionale di un minore abbandonato. Un tasso di successo, quindi, di molto superiore. Perché allora non dare un’ulteriore opportunità a questa che è anche una grande scelta di giustizia?”.