La crisi climatica è una crisi dei diritti dell’infanzia. Il caso della Repubblica Dominicana

In Repubblica Dominicana i giovani contribuiranno ad accogliere le sfide del cambiamento climatico, definendo le strategie del futuro

La crisi climatica è una minaccia diretta per la capacità di bambini, bambine e adolescenti di sopravvivere, crescere e svilupparsi. Ogni anno i fenomeni meteorologici estremi mettono a rischio la vita di 850 milioni di minori che, rispetto agli adulti, i giovani sono meno capaci di sopportare e sopravvivere a condizioni climatiche estreme come inondazioni, siccità, tempeste e ondate di calore.

Il cambiamento è reale

Fisicamente e fisiologicamente sono più vulnerabili agli effetti di malattie diffuse in Centro e Sud America come il colera, il virus zika, la malaria, la dengue, che prosperano proprio negli ecosistemi sferzati dalle anomalie del clima. Le stime annunciano che l’88% dei futuri casi di patologie tropicali, aggravate dal cambiamento climatico, sarà patito dai bambini di età inferiore a 5 anni e, come recita uno degli slogan più usati dagli attivisti del cambiamento climatico, change is real, il cambiamento è reale.

La diffusione del virus dengue

Lo confermano le ultime notizie provenienti dalla Repubblica Dominicana, dove la popolazione infantile è bersagliata più che mai dal virus dengue.
Dall’inizio del 2023 la malattia trasmessa dalla zanzara Aedes aegypti ha fatto registrare un incremento preoccupante nella Nazione caraibica e il maggior numero di contagi si è verificato proprio tra i più giovani. Il bollettino emesso dal Ministero della Salute Pubblica riporta 5.145 casi di infezione da dengue negli ultimi otto mesi, un 10% in più rispetto allo stesso periodo del 2022 e, stando ai dati registrati, l’area maggiormente interessata dal fenomeno è quella nordorientale del Paese.
Per i bambini la dengue non è solo una potente febbre accompagnata da dolori alle ossa, emicrania e spossatezza che durano qualche giorno. Per loro il virus è una minaccia ben più grave. Nei primi giorni di settembre si è verificato il primo decesso nel reparto di terapia intensiva del Robert Reid Cabral di Santo Domingo, mentre altri 39 bambini, bambine e adolescenti ricoverati presso lo stesso ospedale pediatrico pativano i sintomi del virus. Negli stessi giorni, nella provincia orientale de La Altagracia sono stati registrati 29 casi di contagio, 20 dei quali tra minori di 16 anni.
A San Pedro de Marcorís si sono verificati 10 casi, tutti tra bambini di età inferiore a 12 anni. Dalla provincia de El Seibo è giunta notizia di altri 3 casi e, dall’inizio dell’anno, 163 pazienti affetti da dengue sono stati ricoverati presso l’ospedale universitario pediatrico Doctor Arturo Grullón.
L’allerta epidemiologica vige dal 24 maggio scorso e resta alta in tutto il Paese a causa del numero preoccupante di contagi. Nel frattempo, le autorità esortano la popolazione a eliminare i potenziali focolai di infezione. Si raccomanda di mantenere le case e i giardini puliti, di non lasciare ristagnare l’acqua e di lavare bene ogni contenitore in cui possano proliferare le larve delle zanzare, il vettore del virus.
Purtroppo, però, molte persone ricorrono a potenti disinfettanti a base di cloro e spesso li utilizzano in quantità nocive per la salute umana. Molte altre non eliminano i residui di cloro dopo aver lavato i contenitori e, così, aumentano anche i casi di intossicazione.

Educare i giovani a costruirsi il futuro

Il caso della diffusione della dengue dimostra tutta l’importanza dell’educazione nella lotta agli effetti del cambiamento climatico. La conoscenza delle problematiche legate agli sconvolgimenti degli equilibri naturali si rivela fondamentale per resistere alle minacce a cui siamo sottoposti e la cooperazione internazionale è impegnata da anni nella diffusione della cultura della prevenzione, che senza dubbio è la strategia più efficace per contrastare le crisi del nostro presente e del futuro di bambini, bambine e adolescenti.
Ne sono pienamente consapevoli le istituzioni dominicane, che negli ultimi anni sono state in grado di definire una politica esemplare nella lotta al cambiamento climatico, condotta con particolare attenzione alle esigenze delle generazioni più giovani. Al 2008 risale la creazione del Consejo Nacional para el Cambio Climático y Mecanismo de Desarrollo Limpio, un’autorità competente ad articolare gli sforzi delle differenti istituzioni integranti il settore dello sviluppo sostenibile nel Paese.
Da allora, sono stati fatti grandi passi avanti per la mitigazione e l’adattamento agli effetti del cambiamento climatico.
Il più recente risale allo scorso agosto, quando il Vicepresidente esecutivo del CNCCMDL, Max Puig, e il Rappresentante di UNICEF nel Paese, Carlos Carrera, hanno firmato un accordo di cooperazione inter istituzionale per rafforzare il programma di educazione per lo sviluppo sostenibile e l’azione climatica. Durante la cerimonia di sottoscrizione dell’accordo le due Autorità hanno posto l’accento sulla necessità di lavorare sinergicamente per contrastare l’impatto del cambiamento climatico su bambine, bambini e adolescenti.
“L’educazione per l’azione climatica e lo sviluppo sostenibile è fondamentale ad ogni livello. Da un lato è necessario continuare a promuovere la ricerca accademica, dall’altro è fondamentale organizzare corsi, seminari, tavole rotonde ed altri spazi di partecipazione per bambine, bambini e adolescenti”, ha affermato Puig.
“Grazie a questo accordo potremo assicurare la partecipazione dei più giovani al dibattito e alla formulazione di soluzioni sul cambiamento climatico. Inoltre, promuoveremo programmi di formazione tecnica riservati ai docenti per dare nuovo impulso alle strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico” ha aggiunto Carrera.

I bambini teorici del cambiamento

Dall’inizio della nostra storia non si sono mai visti tanti bambini, bambine e adolescenti accedere all’educazione, ma la possibilità di entrare in un sistema educativo di qualità resta un obiettivo lontano per moltissimi giovani in tutto il mondo. Alla mancanza di insegnanti formati, di materiali di studio aggiornati, di strutture scolastiche idonee e, in generale, di ambienti favorevoli allo sviluppo delle conoscenze e delle competenze della nuova generazione, si aggiunge oggi la sfida globale di preparare i nostri figli a rispondere agli effetti del cambiamento climatico. È necessario modificare comportamenti consolidati nel tempo, come il semplice gesto di non lasciare acqua nei contenitori presenti in casa per evitare che vi proliferino insetti, e stabilire nuove abitudini, come quella di utilizzare le giuste quantità di cloro per disinfettare gli oggetti di uso quotidiano. Si tratta di introdurre piccoli cambiamenti nelle nostre consuetudini e di farlo secondo la logica della prevenzione. In primo luogo bisogna formare gli educatori e gli insegnanti. Queste persone, che hanno il ruolo importantissimo di guidare i propri alunni verso il futuro, devono conoscere la Natura, i servizi che ci fornisce e le conseguenze dei nostri gesti su di essa. Per diffondere comportamenti virtuosi bisogna essere i primi ad adottarli e, da parte delle istituzioni dominicane, assicurare la partecipazione delle nuove generazioni al dibattito sul futuro è stata espressione di una grande lungimiranza.
Repubblica Dominicana, come si conoscono nel linguaggio internazionale, i change makers di domani, ossia coloro che determineranno il futuro del genere umano in funzione delle scelte che compiranno. Guidarli in tale scelta è la responsabilità maggiore che coloro che stanno determinando il cambiamento attuale devono assumere. Il cambiamento è già in atto, la Repubblica Dominicana è al quarto mese di emergenza sanitaria dovuta alla diffusione della dengue e i più piccoli ne stanno pagando le conseguenze peggiori. L’accordo tra i tecnici del cambiamento climatico e i colleghi che si dedicano alla protezione dell’infanzia in Repubblica Dominicana è un esempio di azione partecipata che lavora sull’interdipendenza delle cause delle crisi. Sono queste le azioni che tracciano la rotta dei programmi, delle politiche e, in ultima, dei processi che attraverseranno le future generazioni.

Pierandrea Turchiuli, Cooperante Ai.Bi. in Centro America