Famiglia. Il caso di Ivrea: i genitori litigano e si fanno i dispetti e a pagarne le conseguenze è il figlio conteso

In guerra per l’affido dal 2014, quando si sono separati, due genitori di un bambino che oggi ha quasi 15 anni hanno dato vita a una querelle giudiziaria che alla fine ha risucchiato entrambi

Il padre nel 2015 aveva lasciato il figlio solo in casa con il cellulare, per andare a fare una passeggiata in un parco vicino con la nuova compagna, chiedendogli di chiamarlo in caso di necessità; il piccolo che ha invece telefonato alla madre per poter essere ripreso, ma quest’ultima – a 50 chilometri di distanza – gli ha suggerito di avvisare il 113: tutti e due i genitori sono ora a processo per abbandono di minore

famiglia, quando nella guerra tra madre e padre ci rimette il figlioQuando si parla d’infanzia abbandonata dalla famiglia, può capitare anche che la declinazione di questo abbandono non sia quella ‘canonica’, in cui i minori vivono chiusi in istituti od orfanotrofi o magari ai bordi delle strade di una popolosa città dell’Africa o dell’Asia: in Italia, sempre più spesso, negli ultimi anni la definizione di ‘infanzia abbandonata’ passa per la cervellotica via dell’uso dei figli per acuire, punire, aggredire, mortificare la dignità (o anche la fedina penale) di un coniuge dal quale ci si è separati. E in questi casi, ogni espediente, ogni circostanza, nella mente e nel cuore feriti delle controparti della famiglia, può sembrare utile per fungere da comburente.

Così è stato a Ivrea, per la madre di un bambino che oggi ha 15 anni: dal 2014 la donna si è separata dal marito e fin dall’inizio, con il fallimento della famiglia, è iniziata tra loro una battaglia giudiziaria, in sede civile, senza esclusione di colpi per l’ottenimento dell’affidamento del piccolo. L’ultimo atto della querelle è avvenuto il 29 marzo del 2015, allorché il padre del bambino, per andare a fare una passeggiata in un parco vicino a casa con la nuova compagna, dopo aver ricevuto il secco ‘no’ del figlio ad accompagnarli, lo ha lasciato nell’abitazione con un telefono cellulare, raccomandandosi di chiamarlo, se mai avesse avuto bisogno di qualcosa.

Il figlio, invece, vistosi improvvisamente solo in casa, ha deciso di chiamare la madre per chiederle di passare a riprenderlo. Ma quest’ultima, che si trovava in quel momento a 50 chilometri di distanza, anziché provare a minimizzare l’accaduto e a incoraggiarlo a non sentirsi in quel modo, lo ha spinto a telefonare al 113.

Così, al rientro del genitore, c’era la Polizia ad attenderlo in casa. Ma la brutta sorpresa, alla fine, ha investito anche la madre, che è stata denunciata con l’ex-coniuge ‘in solido’ per abbandono di minore: lui per averlo lasciato da solo; lei per non essersi preoccupata di andare a riprenderlo. Il 9 aprile di quest’anno – per la cronaca – andrà in scena la sentenza di un processo penale tanto assurdo quanto inevitabile. Ma a pagare il prezzo più alto per questo ‘amore malinteso’, come sempre, è il figlio.