Incapacità educativa e lockdown spingono i minori in comunità

L’incapacità educativa dei genitori è la principale causa di affidamento dei minori alle comunità, secondo i dati dell’Istituto degli Innocenti per la Toscana. Mentre in Lombardia è allarme sull’impennata degli interventi del Tribunale dei Minori durante il lockdown

Quello dei genitori è “il mestiere più difficile del mondo”. Spesso si sente ripetere questa frase, il più delle volte usata con un tono di bonaria giustificazione per dire che sbagliare, nell’educare i figli, è una cosa normale. Eppure, sarebbe il caso di stare più attenti nell’utilizzare quelle parole, perché se è vero che il lavoro dei genitori è complicato, è altrettanto certo che non ci possono essere sottovalutazioni di sorte né atteggiamenti accondiscendenti, almeno non quando i problemi educativi finiscono per essere così marcati da portare i servizi sociali a intervenire per affidare i minori in comunità.

Incapacità educativa prima causa di affidamento dei minori alle comunità

Secondo i dati relativi al 2019 diffusi dal Centro Regionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza della regione Toscana, affidato all’Istituto degli Innocenti di Firenze, la principale causa di affidamento dei minori italiani e stranieri alle comunità è proprio l’incapacità educativa dei genitori. E la percentuale è maggiore tra gli italiani (37%, più un altro 24% dovuto a “conflitti interfamiliari”) che non tra gli stranieri (20%). Si tratta di una quota comunque notevole, che stacca, e non di poco, le ulteriori cause come problemi economici (13,9%), relazionali (13,9%) e abitativi (13,3%) della famiglia.

L’analisi segnala anche come il sistema dell’affido familiare in Toscana funzioni bene, con una media che indica che, per un minore che entra in comunità, più di due vanno in affido familiare con tempi di permanenza che variano tra 4 e 12 mesi.


La situazione aggravata dal lockdown

C’è da dire, però, che questi dati sono relativi al 2019 e non tengono conto di come la pandemia abbia cambiato gli scenari. L’allarme, questa volta, arriva dalla Lombardia che, sebbene abbia visto, secondo i dati del Tribunale dei Minori, un calo degli interventi volti a limitare la responsabilità dei genitori, scesi a 1527 nel 2020 contro i 2070 del 2019, in realtà nel momento del lockdown si sia registrata un’impennata.
“Durante il lockdown – sono le parole della Presidente del Tribunale dei Minori Maria Carla Gatto riportate da Avvenire. – abbiamo avuto situazioni di violenza intra familiare e necessità di allontanare i bambini che si sono verificate in modo doppio rispetto al 2018 e al 2019”. In questo caso l’emergenza deriva più che altro dal disagio psichico manifestato dai ragazzi e dall’assenza di strutture e servizi adeguati tra il piano educativo e quello terapeutico.
I numeri del Comune dicono che nel 2020 i minori presi in carico dai servizi sociali sono stati 10.617, contro i 10.680 del 2019. Gli allontanamenti hanno riguardato l’8% del totale (859, in calo rispetto agli 872 dell’anno precedente). Ma, come detto, per i dati finali e definitivi, anche rispetto al 2021, ci sarà da fare i conti con gli effetti della pandemia.