Italia. Fame di mamma – Cosa significa la chiusura delle scuole per bimbi e le mamme ospiti in una Casa di accoglienza?

Lo scorso anno le bimbe hanno vissuto il lockdown come qualcosa di eccezionale. Quest’anno invece è diverso. È un continuo chiedere ma possiamo andare a scuola? Ma quando riaprono?”.

Ad un anno dall’inizio della pandemia che ha sconvolto il mondo e dal primo lockdown che ha messo in “pausa” il nostro Paese, molte regioni italiane si trovano oggi, in zona rossa.

Brescia, a causa delle varianti più virulente del covid, che sembrano colpire maggiormente anche i giovanissimi, il 23 febbraio scorso era già scattata una zona arancione rafforzata e la conseguente interruzione delle lezioni in presenza.

Ma come hanno vissuto questa seconda chiusura i bimbi e le mamme ospiti a Villa Capitanio, struttura di accoglienza di Ai.Bi. in cui sono presenti alloggi di alta autonomia?

È la coordinatrice di Villa Capitanio, Francesca Turra, a raccontarcelo.

All’annuncio del primo lockdown, il 24 febbraio 2020, i bimbi sembravano quasi contenti della novità di non dover andare a scuola… almeno all’inizio. Era tutto un: “che bello, si fan le feste, si fan le ferie”.

Quest’anno invece no – racconta Francesca Turra-  si sono ricordati del fatto che non avrebbero potuto vedere i loro compagni, le maestre. Che avrebbero dovuto studiare a casa. Volevano tornare a scuola!”.

Negli alloggi di alta autonomia di Villa Capitanio, oggi, sono due le bimbe presenti che studiano. Martina e Giada (nomi di fantasia) frequentano la seconda e la terza elementare, sono nate in Italia ma hanno cittadinanza straniera.

Martina è rimasta un po’ indietro, d’altronde come tutta la classe. La seconda elementare rappresenta un po’ l’anno del consolidamento. Si impara al leggere. Si iniziano a fare un po’ di calcoli. Trascorrerlo a distanza non è la situazione migliore per un piccolo studente.

Lo scorso anno le bimbe hanno vissuto il lockdown come qualcosa di eccezionale – spiega la coordinatrice di Villa Capitanio – perché oltretutto vivendo nello stesso stabile, potevano giocare assieme. Quest’anno invece è diverso. È un continuo chiedere ma possiamo andare a scuola? Ma quando riaprono?”.

Una delle due bimbe, ad esempio, ha una sorellina disabile– spiega Francesca – siamo riuscite a farla tornare all’asilo, affinché non perda nello sviluppo, perché deve essere continuamente stimolata. La sorellina, quando lo ha saputo, ha iniziato a dire: “non è giusto, perché lei va a scuola, perché io non posso andare? Chiamo gli altri miei amici e vedo se posso andare anche io…Poi ovviamente ha capito”.

Quest’anno i bimbi sono partiti subito con la Dad. Ma sono piccoli e fanno un po’ fatica: “Li vedi lì con il loro telefonino… che si impegnano”.

Anche per le mamme, la situazione non è semplice.

Quando questa seconda volta hanno sentito che chiudeva la scuola si sono un po’ preoccupate” racconta Francesca.

Una mamma, ha una bimba grande che segue la Dad e un piccolino in età da asilo. Mentre la sorellina fa lezione, lui non capisce bene cosa stia succedendo, le passa davanti e la distrae. “La mamma lo porta in giardino, lo fa giocare e lascia la porta aperta tra la sua casa e il mio ufficio così, qualora la bambina abbia bisogno di supporto, può venire da me – spiega la coordinatrice – Insomma si cercano delle soluzione di emergenza”.

Il pomeriggio le mamme portano tutti i bimbi in giardino per farli muovere e giocare un po’, perché per fortuna, a Villa Capitanio, c’è anche un bel cortile dove i minori si possono sfogare.

Le mamme sono brave. Anche loro, rispetto allo scorso anno, sono più serene e lo trasmettono ai bimbi – racconta Francesca – Cercano di trovare degli escamotage per vivere delle esperienze che possono essere comunque piacevoli, come ordinare una pizza o fare una passeggiata in triciclo”.

I bambini hanno bisogno di leggerezza, di gioco e di affetto.

Purtroppo in questo periodo di emergenza inevitabilmente si sono dovuti diradare i momenti di incontro e di convivialità.

Nella struttura di Villa Capitanio esiste anche un progetto di cohausing per studentesse e lavoratrici, che in cambio di un’ agevolazione sull’affitto offrono parte del loro tempo disponibile  alle mamme e ai bambini presenti.

Alcune di loro aiutavano le mamme a studiare per la patente, ma venendo tutte dal mondo della scuola, hanno deciso di interrompere le loro attività, per non rischiare – racconta Francesca- Sono tutti un po’ tristi, sia i volontari, sia le ragazze del pensionato perché sono tenuti distanti da bambini e mammePiuttosto preferiscono far arrivare in casa dolci o biscottini per far sentire che ci sono, anche se non si possono sostenere o stare insieme”.

Che cos’è villa Capitanio?

Villa Capitanio è un luogo speciale. Un progetto di co-housing che aiuta le donne in difficoltà a divenire autonome e forti, per loro stesse e per i propri figli.

È costituito da tre appartamenti di alta autonomia per le mamme con i loro bambini, e da un pensionato: quattro stanze affittate a studentesse o lavoratrici che abbiano piacere di offrire il loro sostegno alle donne in difficoltà.

Un Sostegno a Distanza in Italia per la campagna Fame di Mamma

Con la Campagna Fame di Mamma, grazie al prezioso aiuto del Sostegno a Distanza in Italia, con 10 euro al mese, è possibile aiutare Ai.Bi. a sostenere le mamme e i bambini di Villa Capitanio e tutte le comunità di accoglienza e i centri dei servizi alla famiglia presenti in Italia, come le Family House, le comunità alloggio mamma e bambino, le strutture di accoglienza per i giovani in difficoltà e i Pan di Zucchero, luoghi di accoglienza e cittadinanza attiva, dove professionisti e volontari offrono gratuitamente spazi di socializzazione, supporto psicologico ed educativo ai minori ed adolescenti.

Anche in Italia c’è tanto da fare!

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