Italia. Una realtà sconosciuta: cosa succede ai minori fuori famiglia al 18mo anno di età? Paracadutisti senza paracadute!

Ancora troppo pochi quelli che riescono a inserirsi felicemente nel tessuto socio-economico del Paese: rimangono tanti i ‘careleavers’ che, raggiunta la maggiore età, corrono il rischio di ‘perdersi’ con l’uscita dalle realtà di accoglienza e affido, senza prospettive per il futuro

Su una stima (in assenza di banche dati ufficiali) di circa 26mila fuori famiglia in Italia, 3mila ragazzi ogni anno diventano maggiorenni, i due terzi dei quali non rientrano più nella famiglia di origine. Problema nel problema, gli attuali 424 minorenni ‘grandi’ o malati dichiarati adottabili nel nostro Paese, ma per i quali non c’è una famiglia disposta ad abbracciarli

In Italia solo il 10% dei minori fuori famiglia adottato o in affidoSono 3mila i ragazzi fuori famiglia in Italia che ogni anno diventano maggiorenni e sono costretti a lasciare le realtà di accoglienza che li hanno ospitati fino a quel momento. I due terzi, peraltro, non rientrano più nelle famiglie di origine, diventando a tutti gli effetti ‘careleavers’: paracadutisti senza paracadute, rimasti soli e a forte rischio di emarginazione e persino delinquenza per riuscire a sopravvivere.

Un quadro a tinte scure, in cui non di rado le ragazze cadono in unioni infelici e in gravidanze precoci di figli nati nel disagio; gli uomini, invcece, hanno come prospettive frequenti droga, carcere, sfruttamento.

In tutto sono poco più di 26mila i minori fuori famiglia in Italia di cui circa la metà sono in affidamento familiare (il 50% di questi in famiglie parentali) e per l’altra metà si dividono tra comunità e strutture di accoglienza. In questa cifra rientrano anche i minori stranieri non accompagnati,che sono circa il 40 per cento del totale. Di questo ‘esercito’, solo una minima parte diventa ‘adottabile’. Le difficoltà, pertanto, sono acuite quando arrivano ai 14 anni o se il minore ha delle gravi patologie. In questo caso, il futuro si fa davvero buio. Basti pensare che sono ancora 424 minorenni dichiarati adottabili dai Tribunali preposti, ma rimasti senza una famiglia disponibile ad accoglierli perchè troppo ‘grandi’ o malati. Al momento, soltanto il Piemonte ha una legge che prevede un contributo regionale per questi genitori-coraggio.

Sul fronte dei neomaggiorenni fuori famiglia, invece, è la Sardegna l’unica regione ad avere una legge specifica, integrata da un programma ad hoc chiamato ‘Prendere il volo’, accessibile tra i 18 e i 25 anni. Secondo Monya Ferritti, presidente del Coordinamento Care e membro della Commissione Adozioni Internazionali, si dovrebbe fare molto di più per facilitare l’ingresso dei piccoli in una nuova famiglia, prima che crescano troppo. “Servirebbero – spiega in un’intervista al Corriere della Sera ‘Buone Notizie‘ – nuovi strumenti, più flessibili, per permettere ai Tribunali dei minori di superare un atteggiamento conservativo, a volte ideologico, sui legami di sangue. La conseguenza è lo stallo delle vite di centinaia di bimbi e ragazzi. Ci si accorge troppo tardi che non è possibile recuperare i genitori d’origine, quando ormai i bambini sono diventati grandi e diventa difficile trovare chi si prenda cura di loro“.

Chissà se la notizia arrivata direttamente dall’ultima Finanziaria – un fondo di 5 milioni di euro all’anno per tre anni destinati a progetti di sostegno e inclusione sociale (pagamento dell’affitto, di corsi di formazione, etc.) di questi neomaggiorenni – basteranno: la stima fatta dagli esperti sulla cifra indica che coprirebbe a stento l’aiuto a 500 giovani all’anno. Meglio poco che niente, certo, in attesa di giorni migliori.

Fonte: Corriere della Sera ‘Buone Notizie’