L’aborto? Nel mondo uccide più del cancro. Eppure quei bambini non sono considerati esseri viventi

Griffini (Ai.Bi.): “Se il concepito è considerato una mera statistica non ci può essere una svolta culturale”

famiglia, la scelta per la vita che premiaNel 2019, su 82 milioni di morti nel mondo, 42,5 sono stati provocati da aborti indotti. Una cifra davvero impressionante, quella pubblicata dal quotidiano La Verità, basandosi sui dati prodotti dal sito Worldometers. Dunque non i tumori (8,2 milioni di morti), non le patologie letali (5 milioni), non gli incidenti sono la prima causa di decesso. Ma gli aborti. Che sono un milione ogni otto giorni. Sarebbero già 789milla dall’inizio del 2020. Un dato che, soprattutto di fronte a una società come quella occidentale, in cui non si fanno più figli e in cui la popolazione continua a invecchiare, fa riflettere.

Eppure le principali organizzazioni sanitarie sovranazionali, come l’OMS, non considerano l’aborto una vera e propria “causa di morte”. Perché, come spiega un articolo su Snoopers, sito specializzato nella confutazione di fake news, “la comunità medica non conferisce personalità ai feti al di fuori dell’utero, quindi contare l’aborto come ‘causa di morte’ non si allinea alle pratiche delle organizzazioni sanitare come l’OMS e i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie”.

“Sono numeri – commenta il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffiniche ci sconvolgono. Come è possibile che quei bambini non siano considerati ‘esseri umani’? Che siano invece considerati come meri dati numerici? Poi ci stupiamo se non si fanno più figli. Se il bambino è considerato alla stregua di una cosa, o, come in questo caso, il concepito come una statistica, non ci sono possibilità di una svolta culturale”.