Marocco. Ogni giorno 24 bambini vengono abbandonati: il loro futuro si chiama Kafala

Tra bambini nati fuori del matrimonio, altri abbandonati ogni giorno e prospettive di raddoppio dei minori senza famiglia entro il 2040, il Paese africano fa i conti con un sistema di ‘classificazione’ e di assistenza ancora non in grado di assicurare un futuro diverso a questi piccoli

Ecco perchè la via d’uscita per il futuro si chiama Kafala, l’istituto giuridico di diritto islamico che accomuna gli ordinamenti giuridici ispirati agli insegnamenti del Corano e che, nei Paesi di fede musulmana, sostituisce l’adozione

marocco, il futuro dell'infanzia abbandonata si chiama kafalaUna cifra inquietante, perchè enorme: secondo un rapporto pubblicato sul giornale ‘Le Monde’, in Marocco i bambini nati fuori dal matrimonio ogni anno sarebbero 50mila. Numeri che stanno facendo il giro del mondo e che riguardano anche l’Italia, se è vero che per l’ISTAT nel 2017 il Marocco si è confermato nazione in cima alla lista dei Paesi di provenienza dei minori che vivono nel nostro Paese, con 510.450 persone regolarmente residenti.

Secondo uno studio del 2010, condotto in Marocco dai membri di Amers per conto dell’associazione Insaf, ogni giorno 153 bebè marocchini nascono da una relazione fuori del matrimonio e 24 di loro vengono abbandonati alla nascita. L’aggiornamento di questo studio nel 2015 ha rivelato che la regione di Casablanca contava 44.211 bambini nati fuori dal matrimonio, 3.366 neonati all’anno. Lo stesso studio ha mostrato che 9.400 bambini sono stati abbandonati tra il 2004 e il 2014.

Nel 2012, l’instancabile attivista presidente dell’Associazione Solidarité Feminine, Aicha Chenna, ha, da parte sua, dichiarato che 500mila bambini marocchini sono nati fuori dal matrimonio fra il 2003 e il 2009, ovvero 100 bambini al giorno. Ha precisato anche che si prevede che per il Marocco queste cifre aumenteranno del 50 per cento nei prossimi 20 anni se non viene effettuata la revisione dell’articolo 446 del Codice Penale.

Da parte sua, il Centro marocchino per i diritti dell’Uomo, ha indicato in un comunicato stampa pubblicato nel 2017 che si registrano ogni giorno più di 100 nascite di bambini di padre sconosciuto.

Bisogna prendere queste statistiche per oro colato? Sono numerose le domande. Innnnanzitutto, il livello della fonte: da dove derivano queste cifre? Sono numeri provenienti da registri dello stato civile, da archivi ospedalieri, da archivi giudiziari e privati stabiliti dalla polizia nazionale? Nel 2015, il ministero della Giustizia e Libertà del Marocco aveva precisato che 53.430 rapporti non hanno l’atto di matrimonio legale e che 154.799 persone avevano passato il limite regolamentare di iscrizione allo stato civile. Mustapha Ramid, il precedente detentore di questo incarico, aveva precisato, al contrario, davanti alla Camera dei consiglieri, che il numero dei dossier depositati è passato da 5.274 nel 2009 a 5.377 nel 2013.

Come sono state elaborate tali cifre, secondo quale definizione e metodologia? Cosa significa ‘bambino nato fuori dal matrimonio’? Di chi si parla in realtà? Si tratta solo di bambini nati da ‘X’, di quelli abbandonati o di quelli trovati e posti in orfanotrofi o altre strutture simili? Che ne è stato dei bambini nati da padre e madre da un matrimonio consuetudinario o di coppie che non hanno potuto concludere un matrimonio davanti all’adoul? Come si può definire un bambino abbandonato? Sono bambini dati da un ascendente a terzi o a un istituto di protezione dell’infanzia? Da notare che il Dahir n° 1-02-239 del 25 Rejeb 1423 (3 ottobre 2002) portante promulgazione della legge n° 37-99 relativa allo stato civile non dà una definizione precisa dei bambini nati fuori dal matrimonio o abbandonati. L’articolo 16 del Codice dello stato civile parla solamente della procedura d’iscrizione di questi bambini nei registri ufficiali.

Il suddetto articolo sancisce che: “Se si tratta di un neonato da genitori sconosciuti o abbandonato dopo il parto, il procuratore del Re agendo di sua propria iniziativa o su richiesta dell’autorità locale o di tutta la parte interessata procede alla dichiarazione della nascita, accompagnato da un processo verbale diretto a questo effetto e di un certificato medico che determina approsimativamente l’età del neonato. Vengono scelti un nome e cognome e i nomi dei genitori o il nome del padre se la madre è conosciuta. L’uffciale dello stato civile indica a margine dell’atto di nascita che il cognome e il nome dei genitori o del padre, secondo i casi, sono stati scelti conformemente alle disposizioni della presente legge.

L’ufficiale dello stato civile informa il procuratore del Re della nascita così registrata, entro 3 giorni dalla data della dichiarazione. Il bambino di padre sconosciuto è dichiarato dalla madre o dalla persona che la rappresenta; gli sceglie il nome, il nome del padre che include l’epiteto ‘Abd’ e un cognome“.

E’ un vuoto giuridico con gravi conseguenze, dato che non è chiaro di che cosa si parli, mentre altre legislazioni precisano a cosa si riferisce il termine ‘bambino abbandonato’. E’ il caso della legislazione canadese, la quale enuncia che la situazione è considerata come un abbandono in virtù dell’articolo 38 della legge sulla protezione dei giovani quando i genitori di un bambino sono deceduti, non si assumono la responsabilità della cura, il mantenimento o l’educazione e che, in uno di questi due casi, queste responsabilità non sono assunte, tenuto conto dei bisogni del bambino da un’altra persona.

Ecco perchè la nuova frontiera per le decine di migliaia di bambini abbandonati del Marocco passa dalla Kafala, l’istituto di diritto islamico che accomuna gli ordinamenti giuridici ispirati agli insegnamenti del Corano e che, nei Paesi di fede musulmana, sostituisce l’adozione.

L’Italia ha ratificato, nel 2015, la Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori che, tra le varie forme di tutela, prevede anche la Kafala. Tuttavia, solo la sua applicazione concreta, attraverso l’approvazione di procedimenti e requisiti predefiniti, potrà davvero dare risposte decisive per venire in soccorso dei minori marocchini abbandonati che vivono nel nostro Paese.