“Perche la Cai è paralizzata?” E il ministro Costa si arrampica sugli specchi

enrico costa“Serve semplificare le procedure” e “l’adozione deve essere nell’interesse del bambino”. Le risposte del ministro con delega alla Famiglia, Enrico Costa sulla spinosa questione delle adozioni internazionali si riducono a frasi fatte. Intervistato dalla giornalista Liana Milella nel corso del video forum di RepTv, la web tv del quotidiano “La Repubblica”, martedì 3 maggio, Costa non entra nel merito della crisi dell’accoglienza adottiva in Italia e glissa completamente sulla questione relativa alla paralisi della Commissione Adozioni Internazionali.

Le domande di Milella prendono spunto dai tanti messaggi arrivati in redazione da parte dei cittadini. “Eravamo il Paese leader in fatto di adozioni  – recita uno di queste -, ma oggi la Cai è criticata da più parti. Lei come ministro della Famiglia, può fare qualcosa?” A cui fa seguito la stessa Milella ricordando al ministro che “oggi in Italia è difficilissimo adottare: molte famiglie vorrebbero farlo, ma è una sorta di percorso a ostacoli”.

Nella sua risposta, però, il titolare del dicastero per gli Affari Regionali con delega alla Famiglia si arrampica sugli specchi e non affronta il tema-Cai. “La disciplina sulle adozioni ha bisogno di un tagliando – dice Costa – e molto opportunamente la Commissione Giustizia della Camera ha avviato un’indagine conoscitiva per cercare di comprendere quelle che sono le criticità che portano a fare in modo che ci siano lungaggini, difficoltà, tortuosità, con dei costi notevoli”.


La crisi delle adozioni, quindi, per Costa, sta tutta qui: un problema di soldi e di procedure articolate. Lo ripete anche più volte: “Dobbiamo concentrarci sulla semplificazione”, e ancora “Auspico che il dibattito si concentri sulla necessità di semplificare, sono convinto che la normativa abbia bisogno di miglioramenti”.

Della situazione della nostra Autorità Centrale – una paralisi sotto gli occhi di tutti che dura da oltre 2 anni – Costa sembrerebbe non accorgersi o non preoccuparsi più tanto. Tanto da sperare che non se ne parli neanche: da qui il suo auspicio “che non ci siano polemiche”, come quelle nate “sulle questioni legate alla Cai, lette sui giornali”.