Adozione Internazionale. “Mamma, perché sono stato abbandonato?” Come e cosa rispondere?

Cara Ai.Bi.,

siamo una coppia di genitori adottivi e siamo piuttosto preoccupati. Durante un pranzo di queste festività, nostro figlio, un ragazzo ormai adolescente adottato dal Brasile quando aveva due anni, ci ha fatto una domanda che è arrivata come un fulmine a ciel sereno.

“Mamma, papà, perché mi hanno abbadonato?”, ha chiesto il nostro Giulio. E noi non abbiamo saputo come rispondere. Gli abbiamo promesso di affrontare l’argomento insieme con calma.

Cosa possiamo fare?

Carla ed Enrico


Esiste un bisogno molto intimo di conoscere la propria storia, che normalmente vediamo nei bambini quando costantemente e ripetutamente chiedono ai genitori di raccontare loro quando sono nati, come erano da piccoli, come sono stati accolti, cosa facevano, e altro.

Il bisogno di scoprire la propria origine risponde in realtà ad un più latente bisogno di appartenenza e di identità. “Perché mi hanno abbandonato?” “Quali sono le mie origini?” “Chi sono i miei genitori naturali?” sono domande fisiologiche nell’esperienza adottiva; non dobbiamo esserne spaventati, anzi! Queste domande nascondono il desiderio di colmare un vuoto e di costruire la propria identità.

Ma non sempre i bambini esprimono il loro dolore e la loro frustrazione, perché hanno timore di turbare i genitori adottivi o perché sono convinti che a questi non piaccia sentir parlare della loro storia e della loro sofferenza interna; i bambini, quindi, nel primo periodo post adottivo, sentono spesso il bisogno di rimuovere il passato e di sentirsi parte del nucleo adottivo. Questo bisogno si manifesta nel silenzio e spesso nell’apparente “dimenticanza” delle origini.

Fare i conti con il proprio passato, trovandosi ora in una situazione di agio, amore, attenzione e gioia può essere insopportabile quando il passato è fatto di difficoltà, rischio, privazioni, negligenza, menefreghismo. Allora inizialmente la soluzione è spesso “dimenticare” quanto vissuto prima dell’adozione; alle domande anche dirette rispondono spesso con un “boh”, “non mi va”, “non lo so”.

In realtà il passato che mettono nel cassetto è sempre lì, in guardia, in attesa di un momento in cui essere più pronti a farne i conti, a tirare fuori quello che avevano nascosto.

Perché sono stato abbandonato? Un confronto che si propone con l’adolescenza

Il confronto con la propria storia, il ritorno alle origini, si presenta, di solito, in adolescenza.

Gli adolescenti rispondono al disagio del presente, tipico dell’età, cercando riposte nel passato. Quando il passato è sconosciuto o confuso o fonte di dolore, ti senti espropriato di una parte della tua esistenza, provando anche una profonda rabbia e sofferenza.

Ricercare e collocare le proprie radici in un posto e in un tempo, è necessario alla persona per costruire un sicuro senso di se, per colmare quel vuoto che l’abbandono ha prodotto.

In questo cammino tortuoso, ma anche meraviglioso, i genitori adottivi hanno un ruolo fondamentale.

Per prima è la legge stessa che parla: l’articolo 28 della legge 184/1983 e la legge de 2001 impongono ai genitori adottivi di informare il figlio adottato sulle proprie origini; è fondamentale spiegare al bambino il suo status di figlio adottivo e la sua storia (per quanto se ne conosce) fin da subito e, con parole adeguate allo stadio di sviluppo.

Ma la famiglia adottiva deve nel profondo accogliere il passato del figlio, anche il più difficile e “minaccioso”, deve essere in grado di accettare le relazioni significative che hanno caratterizzato parte dell’esistenza dei figli, capaci però di riposizionare le relazioni familiari in un ordine che vede loro stessi all’apice. Sicuri di essere madre e padre, si può rispondere a tutte le domande con serenità e donando serenità a questi figli che da anni la cercano.

Non siete soli in questo percorso! Genitori e figli possono disporre di un sistema di supporto esterno composto da tanti professionisti pronti ad accompagnare la famiglia nella costruzione di una casa fatta di mattoni solidi e indistruttibili.

Cristina Legnani

Desk Adozione Internazionale Ai.Bi. – Amici dei Bambini