Psicologia dell’Adozione. Quando e come presentare il bambino adottato alla famiglia allargata?

Il bambino adottato ha bisogno di tempo e spazio per costruire il legame con i genitori e integrarsi nella nuova famiglia. Ecco come regolare le visite e gli incontri con i parenti per non sovraccaricare il minore di stimoli e affetti

Accogliere un nuovo membro della famiglia che arriva da lontano non rappresenta una gestione semplice sia per la famiglia cosiddetta nucleare che per quella allargata.
Si sommano, intersecano e sovrappongono esigenze, bisogni, aspettative e desideri di tante persone che orbitano intorno alla nuova famiglia appena creata. Non si può decidere il come e il quando a priori soprattutto se non si conosce il bambino/a che riceverà sicuramente tanto amore.
Ma quanto riuscirà a respirare questo affetto senza avvertire disagio?
I genitori non vedono l’ora di far conoscere il proprio figlio al mondo intero e condividere la loro gioia infinita.
Parenti, colleghi, conoscenti e anche i vicini di casa desiderano dimostrare il loro affetto e vicinanza al nuovo nucleo creatosi. Ma quanto si allinea con il volere e le esigenze dei piccoli?

Partire dai bisogni del bambino

Per trovare delle risposte che possano essere utili alla gestione di ogni famiglia, soprattutto in riferimento alla costruzione delle relazioni che si stanno creando, bisogna partire dal figlio e dalle sue caratteristiche cercando di non tralasciare possibili dinamiche familiari preesistenti che conducono con sé aspettative e legami fondamentali.
Spesso, le coppie riferiscono di una sorta di “comitato” di accoglienza presente in aeroporto o al rientro in casa che affettuosamente avvolge e abbraccia la famiglia costituita e li accompagna verso la nuova vita insieme, ma la gioia e la vivacità devono essere metabolizzate in maniera appropriata da ogni membro familiare per non rischiare di creare confusione sia per i grandi che per i piccoli bisognosi di tempistiche adeguate e rispettose.
La gradualità è sicuramente una giusta modalità che permette di gestire con flessibilità le sollecitazioni esterne ed elaborarle in maniera funzionale alla creazione del senso di appartenenza e contribuire a una piena e sana integrazione.

Una conoscenza graduale

Ogni nonno o zio o cugino apporta delle nuove conoscenze, sollecitazioni e frammenti importanti per la storia familiare del bambino e della famiglia intera ma potrebbero anche esprimere dei giudizi o infierire con delle esternazioni che, seppur pronunciate a fin di bene e con intenti positivi, potrebbero destabilizzare i presenti ma anche, a volte, disconfermare il progetto educativo dei genitori creando confusione.
L’eccesso delle visite o degli incontri per conoscere il piccolo/a non tralasciando anche i molteplici doni regalati al nuovo arrivato potrebbero creare un’abbondanza di riferimenti affettivi e materiali che non sono facili da gestire.
Allora, partendo sempre dai bisogni del minore e rispettando i suoi tempi, è consigliabile ai genitori, soprattutto quando il legame può indurre a una maggiore sincerità con l’altro, di spiegare e di far comprendere che gradatamente saranno lieti di accogliere e di essere accolti da tutte le persone care ma che affettivamente sono impegnati in una grande e complessa gestione dei vissuti del proprio figlio per costruire e creare un legame familiare e che una maggiore serenità può essere garantita anche da minori e graduali sollecitazioni esterne.

Giovanna Buonocore

Psicologa della sede di Salerno di Ai.Bi.