Roma. Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza: la legge dell’adozione internazionale va riformata. La CAI passi alle competenze del Ministero Affari Esteri.

 

 

DIGITAL CAMERAEcco i punti forti del testimone passato dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, al nuovo Parlamento e che dovranno costituire i cardini della nuova legge sull’adozione internazionale: semplificazione dell’iter, introduzione dei termini perentori, non più selezione delle coppie ma accompagnamento, riduzione degli Enti Autorizzati, economie di scala, la CAI di competenza del Ministero Affari Esteri, riconoscimento della Kafala e introduzione dell’affido Internazionale.


Lo scorso 22 gennaio la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza ha approvato all’unanimità la relazione conclusiva dell’ indagine realizzata nel 2012, da marzo a dicembre, per verificare l’applicazione delle misure di affidamento e adozione dei minori.

Nel corso di questi lavori, la Commissione ha raccolto diverse testimonianze provenienti da associazioni e da esponenti delle istituzioni, inclusi i Garanti regionali per l’Infanzia e quello nazionale.

Quanto emerso è stato testimonianza di un quadro difficile in cui esistono molte criticità e che ha condotto la Commissione a fissare alcune priorità da affrontare nella prossima legislatura rispetto all’applicazione delle misure di protezione dell’infanzia, incluse alcune modifiche legislative.

La Commissione ha in particolare evidenziato la situazione di crisi delle adozioni, sia nazionali che internazionali, e la necessità di una semplificazione dell’iter sia per ridurne i tempi che per garantire un migliore accompagnamento degli adottanti durante l’adozione e nella fase post-adottiva.

Rispetto all’adozione internazionale la Commissione si è pronunciata favorevolmente sulla proposta di un iter più veloce, di introduzione di requisiti che consenta, ad un numero inferiore di enti autorizzati, di operare secondo economie di scala, e di uno spostamento delle competenze della CAI al Ministero degli Affari esteri, affinché le rappresentanze diplomatiche italiane siano coinvolte nello svolgimento di alcuni adempimenti all’estero. E’ stata anche sottolineata l’importanza dell’acquisto immediato della cittadinanza italiana da parte dei minori adottati.

Nel campo dell’affidamento, la Commissione ha dato atto della forte criticità legata alla durata della misura, troppo spesso superiore ai 24 mesi previsti dalla legge. L’affidamento, che è stato definito dalla stessa Commissione come volto al reinserimento del minore in famiglia, dovrebbe essere realizzato solo in famiglie almeno per i minori della fascia di età zero-due, la cui presenza nelle comunità è stata segnalata come allarmante. Un altro elemento emerso nel corso dell’indagine e posto in evidenza nelle conclusioni della Commissione è legato alla mancanza di dati, rispetto ai minori collocati fuori famiglia o anche nella famiglia allargata, nonché il problema degli elevati costi dell’affidamento, in particolare delle cifre corrisposte per i minori collocati in strutture di accoglienza paradossalmente molto più elevate rispetto a quelle versate nel casi di affidamento familiare.

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