Sberna e Gigli (Democrazia solidale–Centro democratico) “Le anomalie di questa CAI non possono essere accettate e vanno rimosse, perché sono un danno all’immagine della pubblica amministrazione e scoraggiano le famiglie accoglienti”

sbernaEnnesima interrogazione alla Camera. Ennesimo atto con cui si punta il dito sul caos delle adozioni internazionali e le inefficienze e anomalie della Cai, la Commissione Adozioni internazionali, di cui la presidente e vicepresidente è Silvia Della Monica.

A presentare l’interrogazione è, come primo firmatario, Mario Sberna, (Democrazia Solidale – Centro democratico), e, come cofirmatario, da GianLuigi Gigli sempre di Democrazia Solidale – Centro democratico. Nell’atto i due deputati mettono in evidenza come le funzioni della CAI pur essendo attribuite ad un organo collegiale composto da un totale di 20 membri, “non risulta noto se le 13 cariche attualmente scadute siano state o meno rinnovate”.

Inoltre, richiamando l’articolo/intervista pubblicato da La Repubblica lo scorso 6 aprile 2016 dal titolo “No a speculazioni sulla pelle dei bimbi ora le adozioni tornano a crescere”, risulta che la CAI, abbia dichiarato che “per lavorare la Commissione non ha bisogno di sedute plenarie”, che alcuni enti hanno gestioni discutibili e che le gestioni precedenti hanno usato in modo scriteriato i fondi della Commissione. Dalle dichiarazioni della vicepresidente Della Monica sembrerebbe evincersi che l’iscrizione degli enti all’albo non garantisca la ‘serietà’ degli enti e dunque la sussistenza dei requisiti per essere autorizzati”.


È tuttavia compito della Commissione controllare l’attività degli enti che la stessa autorizza, sanzionando o anche rimuovendo dall’albo quelli che non si comportano secondo quanto previsto dalla legge 4 maggio 1983, n. 184; le coppie che desiderano adottare hanno il diritto di poter confidare nella serietà degli albi pubblici e anche eventualmente di sapere come individuare, tra gli enti iscritti all’albo, quali possiedano o meno i requisiti di legge, posto che dovrebbero tutti possederli;

Inoltre Sberna e Gigli ricordano che l’unica riunione di insediamento della CAI risale a quasi due anni fa e “dunque che per l’efficacia dei provvedimenti è necessario che, nel rispetto del decreto del Presidente della Repubblica 108 del 2007, sia dimostrata la sussistenza di motivazioni e l’urgenza, essendo in ogni caso necessario che la Commissione ratifichi tutti gli atti pena la loro inefficacia”

Alla luce di tutto ciò, chiedono quali urgenti iniziative intenda assumere il Presidente del Consiglio per sbloccare l’attività della Commissione e garantirne il funzionamento collegiale al fine ultimo di tutelare, in tempi ragionevoli, l’interesse prioritario dei bambini.

Riportiamo il testo integrale dell’interrogazione.

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12838

presentato da

SBERNA Mario

Mercoledì 13 aprile 2016, seduta n. 607

SBERNA e GIGLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere – premesso che:

in tutti gli atti relativi ai bambini, incluso nell’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche, l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente, come previsto da diverse convenzioni internazionali, inclusa la Carta europea dei diritti fondamentali dell’Unione europea (articolo 24, paragrafo 2) cui il nostro Paese aderisce;

la Commissione per le adozioni internazionali (CAI) ha il compito di garantire che le adozioni di bambini stranieri avvengano nel rispetto dei principi stabiliti dalla Convenzione de L’Aja del 29 maggio 1993 sulla tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale. Essa è l’autorità centrale del nostro Paese in materia e necessita di un funzionamento ottimale per evitare tutte le anomalie che ne compromettano il ruolo politico delicato di coordinamento, supervisione e monitoraggio delle procedure di adozioni internazionali;

tra le competenze di maggiore rilievo ci sono quelle relative alla gestione dei rapporti con i Paesi esteri e con le altre autorità nazionali; quelle volte a tutelare e sovraintendere all’operato degli enti autorizzati attraverso i quali si realizza l’iter adottivo e quelle relative all’ingresso dei minori provenienti dagli stati stranieri;

in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 108 del 2007 le funzioni della CAI sono attribuite ad un organo collegiale composto, oltre che dalle separate figure di presidente e vicepresidente, da un totale di 20 membri, ma non risulta noto, non essendo stato pubblicato sul sito internet della Commissione né altrove, se le 13 cariche attualmente scadute siano state o meno rinnovate;

tuttavia, da un articolo di stampa pubblicato in data 6 aprile 2016 sul quotidiano di rilevanza nazionale  Repubblica, dal titolo «No a speculazioni sulla pelle dei bimbi ora le adozioni tornano a crescere», risulta che la CAI, nella persona della vicepresidente/presidente Cons. Silvia Della Monica, abbia dichiarato che «per lavorare la Commissione non ha bisogno di sedute plenarie», che alcuni enti hanno gestioni discutibili e che le gestioni precedenti hanno usato in modo scriteriato i fondi della Commissione;

dalle dichiarazioni della vicepresidente Della Monica a giudizio degli interroganti sembrerebbe evincersi che l’iscrizione degli enti all’albo non garantisca la «serietà» degli enti e dunque la sussistenza dei requisiti per essere autorizzati. È tuttavia compito della Commissione controllare l’attività degli enti che la stessa autorizza, sanzionando o anche rimuovendo dall’albo quelli che non si comportano secondo quanto previsto dalla legge 4 maggio 1983, n. 184, e dalle linee guida per gli enti autorizzati, con decisioni validamente espresse dal collegio nella sua interezza; le coppie che desiderano adottare hanno il diritto di poter confidare nella serietà degli albi pubblici e anche eventualmente di sapere come individuare, tra gli enti iscritti all’albo, quali possiedano o meno i requisiti di legge, posto che dovrebbero tutti possederli;

dalle dichiarazioni riportate nell’articolo citato risulterebbe in ogni caso confermato che l’unica riunione di insediamento della CAI risale a quasi due anni fa e dunque che per l’efficacia dei provvedimenti è necessario che, nel rispetto del decreto del Presidente della Repubblica 108 del 2007, sia dimostrata la sussistenza di motivazioni e l’urgenza, essendo in ogni caso necessario che la Commissione ratifichi tutti gli atti pena la loro inefficacia;

resterebbero inoltre confermate anche altre carenze da tempo segnalate, come la mancata pubblicazione di dati statistici relativi alle adozioni internazionali, la mancata liquidazione dei progetti di sussidiarietà per prevenire l’abbandono di bambini nel mondo realizzati, conclusi e rendicontati da alcuni enti entro l’agosto 2014, nonostante risulti all’interrogante che gli enti dichiarano di avere consegnato le rendicontazioni dei progetti di cooperazione alla CAI da quasi due anni;

decine di atti di sindacato ispettivo presentati in sede parlamentare nel corso della presente legislatura e rimasti ad oggi senza risposta evidenziavano già ulteriori anomalie nella gestione della CAI sotto il profilo del coordinamento ed effettivo dialogo tra la CAI e gli stessi enti autorizzati, che per legge devono essere periodicamente convocati dalla Commissione;

il mancato funzionamento della collegialità prevista aggiunge a procedure già di per sé lunghe e complesse dei rallentamenti e perfino dei blocchi con dolorose ripercussioni sulle famiglie adottanti e sui minori;

le anomalie che coinvolgono la CAI, e ogni altra violazione delle norme in materia, qualora fossero confermate, non possono essere accettate e vanno sicuramente rimosse, conseguendone altrimenti un danno all’immagine della pubblica amministrazione nonché lo scoraggiamento delle famiglie accoglienti;

agli interroganti, alle persone ed associazioni che hanno segnalato queste problematiche oggi, come in passato ai precedenti colleghi, interessa che siano fatti passi concreti per assicurare che alla Commissione stessa e alle procedure di adozione sia restituito il ruolo e la funzione propria, soprattutto in un momento storico in cui i dati forniti da diverse associazioni parlano di una riduzione del numero delle adozioni internazionali che sfiora il 50 per cento –:

se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell’eventualità positiva, quali urgenti iniziative intenda assumere il Presidente del Consiglio per sbloccare l’attività della Commissione e garantirne il funzionamento collegiale al fine ultimo di tutelare, in tempi ragionevoli, l’interesse prioritario dei bambini, sia italiani che stranieri, di vivere e crescere in una famiglia chiarendo, altresì, quali strumenti la Commissione utilizzi per verificare la correttezza dell’attività degli enti autorizzati inseriti nell’albo nazionale. (4-12838)