Scuola e Coronavirus. Cosa faccio se mio figlio ha dei sintomi assimilabili a quelli del Covid?

Jacopo Pagani, pediatra e docente all’Università La Sapienza di Roma, risponde ai dubbi dei genitori

Le scuole hanno riaperto e, con scadenze diverse, circa otto milioni di studenti stanno tornando in aula e a frequentare anche i propri compagni di classe. Alla luce dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, tuttavia, numerosi sono i dubbi e le criticità che affliggono le famiglie italiane. A chiarirli, intervistato dalla web radio Radio In Famiglia, è stato Jacopo Pagani, pediatra ospedaliero e docente all’Università La Sapienza di Roma, che ha illustrato le procedure attualmente previste in caso di episodi di contagio. Una delle domande più frequenti, infatti, è cosa debba fare un genitore nel caso che il proprio bambino dovesse presentare dei sintomi assimilabili a quelli da Covid (febbre oltre i 37,5 gradi, tosse, naso che cola).

Scuola e Coronavirus: in caso di sintomi contattare subito il pediatra di libera scelta

Il pediatra spiega che, in questo caso, il genitore “deve contattare il medico, il pediatra di libera scelta in questo caso, che telefonicamente farà un triage telefonico, valuterà cioè se quei sintomi giustificheranno un tampone. Se la situazione effettiva andrà come tutti gli altri anni, cioè con tanti bambini ammalati con febbre, dobbiamo aspettarci tanti bambini pronti a fare il tampone, perché purtroppo non c’è visita che può dire se quel bambino avrà i sintomi da Covid oppure no. Questo determinerà che ogni giorno ci sarà una richiesta incredibile di tamponi e quei bambini che, con febbre alta, non potranno essere visitati dai pediatri, dovranno andare in pronto soccorso. Questo genererà ovviamente assembramenti e starà al senso civico di tutti far funzionare il sistema. Se, viceversa, si ammaleranno in pochi le cose potranno funzionare. Nel caso di sintomi, se questi avveranno a scuola il genitore sarà avvisato dal dirigente scolastico, il bambino sarà isolato e nuovamente si andrà al triage telefonico con il pediatra”.

Scuola e Coronavirus: cosa succede con un tampone positivo?

Se il tampone svolto successivamente al triage dovesse dare esito positivo “la scuola verrà avvisata e tutti quelli che sono entrati in contatto con il bambino, compreso il genitore, sono in quarantena. Qui c’è un aspetto importante: se c’è un genitore lavoratore e questo poi presenta tampone positivo non potrà più tornare a lavorare ma è previsto che il medico di famiglia possa fare un certificato al genitore che quindi farà una quarantena trattata come malattia dall’INPS. Per rientrare a scuola il bambino dovrà poi avere due tamponi negativi di seguito”.

Qualora a risultare positivo fosse un compagno di classe del bambino, invece “tutti quelli che sono entrati in contatto con il bambino, professori inclusi, entrano in quarantena. Anche qui dovrebbero fare il triage e, se necessario, il tampone. Anche in questo caso, se si ha un figlio inferiore ai 14 anni contagiato, e si è in attesa del tampone, si rimane comunque a casa con retribuzione garantita al 50%”. Qualora invece l’incontro con una persona positiva al Covid avvenisse al di fuori del contesto scolastico, “ovviamente i genitori dovranno avvisare la scuola e conseguentemente la Asl e il pediatra di libera scelta e, a quel punto, si ricorrerà al triage”.

Ascolta la puntata di Radio In Famiglia: