“Se il bambino non è perfettamente sano, non adottatelo”. Lo sconcertante decreto di idoneità emesso dal Tribunale dei Minorenni di Roma

triobunale minorenni350La coppia è idonea ad adottare un bambino straniero, purché sia “perfettamente sano”. E’ questo lo sconcertante principio di diritto introdottoda un decreto d’idoneità emesso dal Tribunale per i Minorenni di Roma nei confronti di una coppia adottiva.

Un provvedimento che Amici dei Bambini ha deciso di contestare, tramite esposto alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione, denunciando, in primo luogo, una “palese discriminazione sulla base delle condizioni personali, e in particolare sullo stato di salute, nei confronti dei minori non perfettamente sani”.

Chi, infatti, può considerarsi “perfettamente sano”? E sulla base di quali requisiti medici? E se il bambino, disgraziatamente, avesse qualche diottria in meno da un occhio? O la pelle delicata?


La perfezione non è di questo mondo.

Impossibile non ravvisare, in questo riferimento alla salute del bambino, un vago e inquietante richiamo – seppure inconsapevole – a ideologie puriste, di triste memoria.

In punta di diritto, poi, il giudice dei minori di Roma ha fornito un’interpretazione delle norme in materia di adozione contraria – prima che alla ragione, al buon senso e a qualsivoglia, basilare forma di sensibilità umana – alla legge stessa.

Basti citare il principio di non discriminazione espresso dall’articolo 3 della Costituzione, che non solo sancisce la “pari dignità sociale di tutti i cittadini” e la loro uguaglianzadavanti alla legge, senza distinzione […] di condizioni personali e sociali”, ma attribuisce alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]”.

Non bastasse, la decisione contestata viola la stessa normativa italiana in materia di adozioni internazionali, laddove il nostro ordinamento recepisce i principi fondamentali di trattati come la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” o la “Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”, che all’articolo 1 si prefigge chiaramente di “promuovere, proteggere e garantire il pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto della loro intrinseca dignità.

Su questi e su altri, significativi rilievi, si fonda dunque l’esposto di Amici dei Bambini, che mira a ottenere una pronuncia della Suprema Corte sull’illegittimità di provvedimenti come quello preso in esame.

Un tentativo di scongiurare l’affermazione di un principio ingiusto e culturalmente dannoso, che rende evidenti ancora una volta le carenze di un sistema – quello delle adozioni in Italia – troppo spesso affidato a valutazioni e soluzioni giudiziali inadeguate.

Preoccupa il fatto che casi come questi siano ormai all’ordine del giorno.

E’ di questi stessi giorni il deposito, da parte di Ai.Bi., di un reclamo presso la Corte d’Appello di Firenze per l’inaccettabile decisione presa dal Tribunale di Firenze di negare l’idoneità all’adozione a una famiglia perché considerata troppo numerosa.

Chi proteggerà di diritti dei bambini se non ci pensano proprio i Tribunali dei Minorenni?