«Se non sono stato adottato è grazie ad un SaD»

Perù 2Cèsar ha solo una certezza: mamma e papà gli vogliono bene, ma sono troppo poveri per vivere con lui. Tutti e tre si incontrano solo in occasione delle feste. E ogni volta le ore passate insieme volano via troppo presto.

Impossibile ricucire in poco tempo i mesi che vivono separati. Da una parte i genitori, a spaccarsi la schiena zappando una terra arida. Dall’altra, a più di cinquecento chilometri di distanza Cèsar che va a scuola e trascorre il pomeriggio a fare i compiti o a leggere qualche libro di avventura.

Cèsar sa che gli occhi dei suoi genitori si illuminano d’orgoglio quando lui esibisce– a loro che sono analfabeti- uno dopo l’altro i quaderni su cui colleziona tanti bei voti. E’ l’unica richiesta che gli fa la mamma ogni voltache si vedono: «Fai il bravo: obbedisci agli educatori e studia».


Avere una famiglia, lo rende più sereno dei compagni d’istituto e più maturo della sua età. Sa di essere un privilegiato tra gli amici dell’ Istituto Posada de Bélen, alla periferia nord di Lima. I suoi amici sono stati abbandonati, lui no.

Cèsar sogna di fare lavori importanti da grande. A volte sostiene di voler diventare avvocato, altre volte immagina per sé una laurea in medicina. Poi ci sono i giorni in cui con lo sguardo puntato all’orizzonte ripete agli educatori che il miglior lavoro sarebbe costruire case. Per tutti quelli che non ne hanno. Ne sogna una meravigliosa per i suoi genitori.

Per gli adulti Cèsar è un bambino modello: obbediente, rispettoso, educato. Per i coetanei è un amico ideale, sempre disponibile ad aiutare gli altri, nei compiti o in qualsiasi altra necessità.

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