Stop ai social sotto i 15 anni: la mossa della Francia

Dopo l’ok della Camera, il Paese potrebbe diventare il primo in Europa a introdurre il divieto di accesso alle piattaforme social

La Francia potrebbe presto vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, diventando il primo paese europeo ad adottare una misura di questo tipo e il secondo al mondo dopo l’Australia.
Lunedì l’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento, ha approvato una proposta di legge con 130 voti favorevoli e 21 contrari. Il testo, presentato dalla deputata Laure Miller del partito Renaissance e sostenuto dal presidente Emmanuel Macron, deve ora passare al Senato, dove è atteso al voto entro la fine di febbraio.

I pericoli dei social

Se venisse approvata definitivamente, la legge vieterebbe ai ragazzi sotto i 15 anni di utilizzare piattaforme come TikTokInstagram e Snapchat.
Secondo la commissione, l’uso dei social tra i minorenni li esporrebbe a maggiori rischi di bullismo online, contenuti violenti e altri pericoli.
La proposta prevede anche il divieto di utilizzo degli smartphone nelle scuole superiori. In Francia l’uso dei telefoni è già vietato dal 2018 nelle scuole medie per gli studenti tra gli 11 e i 15 anni, anche se il testo chiarisce che resterebbe consentito l’accesso a enciclopedie online e piattaforme educative.
Su richiesta di Macron, il governo ha avviato una procedura accelerata che riduce a una sola lettura il passaggio del testo in ciascuna camera. L’obiettivo è far entrare in vigore la legge già a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico. L’ex primo ministro Gabriel Attal ha spiegato che le piattaforme avrebbero tempo fino al 31 dicembre successivo per disattivare gli account non più consentiti.

Social e salute mentale

Il provvedimento resta però controverso. Molti esperti concordano sull’esistenza di una correlazione tra uso dei social e peggioramento della salute mentale dei giovani, ma non su un vero nesso causale, e sostengono che sarebbe preferibile promuovere un uso consapevole piuttosto che un divieto totale. Anche nove associazioni francesi per i diritti dei minori hanno chiesto di concentrarsi maggiormente sulle responsabilità delle piattaforme. Riserve sono arrivate infine dall’ex prima ministra Élisabeth Borne, secondo cui prima bisognerebbe far rispettare i divieti già esistenti.