Toscana. “Sveltiamo le procedure nelle adozioni internazionali”. Ma prima occorre rimuovere il blocco imposto da Renzi

caiLa Toscana si è mossa a livello regionale per migliorare il sistema delle adozioni internazionali. Buona iniziativa ma pur sempre una goccia nel mare: il settore dell’accoglienza adottiva continua  a soffrire a causa della paralisi della Cai (Commissione Adozioni Internazionale).

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato, all’unanimità, la mozione per snellire le procedure per l’adozione dei bambini. Il testo impegna la Giunta ad attivarsi per sensibilizzare la presidenza della Repubblica, il Parlamento e il Governo nazionale affinché siano promosse tutte le misure possibili per accorciare i tempi di attesa delle coppie che vogliono adottare un bambino in Italia e all’estero. La proposta è arrivata da esponenti di diversi schieramenti politici, a testimonianza di quanto il tema venga sentito da più parti.

“Chi vuole adottare deve poterlo fare in tempi ragionevoli – ha detto Elisa Montemagni (Lega Nord), la consigliera che ha presentato la richiesta in Aula -: bisogna intervenire sulle normative e tagliare la burocrazia e sensibilizzare”.


A porre l’attenzione sul diritto del bambino ad avere una famiglia è stata anche Alessandra Nardini (Pd). La consigliera ha detto che “la semplificazione e la sburocratizzazione sono un obiettivo che ci siamo dati e per questo lavoriamo in tutte le varianti, compreso quella delle adozioni, le cui procedure devono essere snellite, sia a livello nazionale che internazionale”.

Proposte sicuramente positive, ma  da sole non sufficienti per riavviare il sistema delle adozioni internazionali in Italia. Il vero e più grande problema resta un altro: il blocco, in sostanza, è tollerato dal premier Renzi che, non revocando la delega come presidente a Silvia della Monica, nei fatti assiste al crollo delle adozioni internazionali.

Silvia della Monica, Presidente della Cai, non riunisce, infatti, la Commissione da ben due anni, svilendo di fatto la stessa del suo carattere collegiale. Ma l’inefficienza non finisce qui: da due anni non viene pubblicato il rapporto statistico sulle adozioni internazionali realizzate e per 9 mesi è mancata la comunicazione della firma dell’accordo di collaborazione bilaterale in materia di adozione tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese. Inoltre, nonostante la legislazione italiana dica chiaramente che la Commissione attua incontri periodici con i rappresentanti degli enti autorizzati per esaminare le problematiche emergenti, in realtà la Cai non incontra le associazioni preposte per le adozioni dal dicembre 2014.