Vorrei adottare un bambino dell’Afghanistan: è possibile? – Aggiornamento

Salve,
sono Marco e dopo aver visto certe immagini in televisione sulle donne afghane che cercano di salvare i propri figli, lanciandoli oltre il filo spinato, con mia moglie e mio figlio abbiamo pensato di fare qualcosa. Avrei intenzione di adottare un bambino/bambina afghana, vista la triste situazione. Sono interessato a un’adozione vera e propria, non a distanza. Come si può fare?
Grazie
Marco

Buongiorno Marco,
ringraziamo lei e la sua famiglia per averci posto una domanda così interessante e piena di umanità. Grazie anche perché si è sentito chiamato a fare qualcosa di buono, in queste tragiche ore.

In effetti, ultimamente, i media ci hanno aperto gli occhi nei confronti di una tragedia enorme che si sta consumando in un Paese che ha già sofferto tanto. Non possono non colpire profondamente le immagini di quelle madri disperate che fanno arrivare i propri figli nelle mani di sconosciuti occidentali in uniforme sperando così di dar loro una possibilità di salvezza. Non è l’unico, signor Marco, a sentirsi chiamato in causa nei confronti di questa situazione e a chiedersi: “Cosa posso fare io, nel concreto?”. La sua proposta di adottare uno di questi bambini e offrirgli un luogo sicuro e una nuova famiglia è condivisa da altre persone che ci hanno scritto.
Come, però, potrà facilmente comprendere, a oggi non c’è modo di fare niente per poter accogliere come figlio adottivo uno di questi bimbi, anche perché la priorità, per loro, è quella di potersi ricongiungere con le loro famiglie d’origine.

Ci permetta, però, di approfondire una questione, senza assolutamente voler sminuire quanto sta accadendo oggi in Afghanistan e, soprattutto, il suo generoso slancio di generosità: esistono in ogni parte del mondo scene come quella che ci suscita indignazione e tristezza, anche se non ci sono telecamere accese a riprendere il gesto.
Ci sono molte, moltissime donne che, ogni giorno, in vari Paesi, anche in pace, si vedono costrette a lasciar andare i propri figli.
La disperazione non è minore rispetto a quella che vediamo al di qua di quel filo spinato controllato dai soldati, è solo meno visibile, meno clamorosa, più silenziosa e sconosciuta.
Lavorando in tantissimi Paesi per permettere le adozioni internazionali, veniamo a conoscenza di storie altrettanto penose e tristi, di donne costrette ad abbandonare il proprio figli, sperando che con l’adozione, qualcuno di più fortunato possa permettere una vita dignitosa al proprio bambino.

Con l’adozione internazionale diamo un’opportunità ai bambini di essere accolti da coppie dal cuore grande e desiderose di diventare genitore. Bambini che hanno sofferto possono trovare l’abbraccio di una mamma e un papà intenzionati a dare loro tutto l’amore possibile.
Le storie di chi abbandona spesso sono equiparabili a quanto le immagini dell’Afghanistan ci mostrano oggi, solo non sono visibili. Anzi, come detto, tanti di quei genitori afghani non avevano intenzione di separarsi dai loro bambini, lo hanno fatto come gesto estremo in un momento di disperazione. Per loro, la priorità sarebbe quella di potersi ricongiungere come famiglia, nella pace e al riparo di quella disperazione che li ha costretti alla separazione.


In molti altri luoghi del mondo, altri bambini abbandonati aspettano, nel silenzio, un gesto di spontanea generosità come il suo. Questo non per sottovalutare quanto succede, oggi, in quel paese che soffre, ma solo per ribadire che anche in Cina, in Federazione russa, in Ghana, in Colombia, in Bolivia, ad Haiti… solo per citare alcuni Paesi in cui siamo operativi e che conosciamo bene, ogni giorno esiste una donna che, per moltissimi e diversissimi motivi, sta alzando le mani al cielo, consegnando il suo bambino a un futuro migliore, tramite l’adozione.

Non possiamo fare nulla per adottare i bambini afghani, ma di certo possiamo fare qualcosa per i tanti bambini abbandonati che vivono in vari continenti e che sono in attesa di braccia accoglienti.
Signor Marco, se davvero la sua famiglia si è sentita chiamata ad accogliere un bambino, anche se non dovesse essere di provenienza afghana, venga a visitare il nostro sito, a questo link e provi a immaginarsi genitore di uno di questi bambini abbandonati, che stanno vivendo un dolore, e una speranza, come quelle che vediamo in Tv.

Continuano le richieste di adottare un bambino dell’Afghanistan – AGGIORNAMENTO

In questi giorni non si fermano le richieste via mail, chat o telefono, di coppie che chiedono di poter adottare minori afghani o, comunque, si mettono a disposizione per poter offrire loro una qualche forma di accoglienza. Uno slancio che mostra la disponibilità delle famiglie e che apre uno spiraglio di luce in una vicenda così terribile.
Oltre a quanto già detto sopra, vale la pena, però, ribadire il fatto che, al di là dell’Afghanistan, in qualunque Paese, un minore per poter essere adottato si deve trovare in uno stato di abbandono che le autorità locali abbiano potuto accertare. Questo significa che si è conclusa una procedura che stabilisce che i minori non possono o non devono avere più alcun contatto con la famiglia biologica e che non possono essere ivi re-inseriti. Tale procedura è difficilmente realizzabile in un Paese quale l’Afghanistan di oggi, dove è molto difficile comprendere, per esempio, se un genitore è deceduto o scappato o forzatamente separato dalla famiglia. Ciò rende di fatto impossibile l’adozione, visto che non è possibile accertare la condizione di abbandono del minore straniero o verificare l’esistenza del consenso dei genitori naturali ad un’adozione che determini la cessazione dei rapporti giuridici fra il minore e la famiglia d’origine.

Per quello che concerne altre forme di accoglienza familiare, occorre precisare che l’affido internazionale (cioè un provvedimento temporaneo volto a tutelare un minore destinato però a essere re-inserito nella famiglia di origine) a oggi non è normato, dunque non costituisce un’opzione.
Diversa è la situazione di minori non accompagnati arrivati o che arriveranno sul territorio italiano. In questo caso il minore che si trova in una situazione temporanea di difficoltà è affidato alle autorità italiane che potrebbero optare per un progetto di affido temporaneo che garantirebbe il calore e la sicurezza di una famiglia, preservando i più piccoli dall’esperienza della vita in un centro.

Occorre inoltre precisare che molto spesso i minori non viaggiano da soli ma accompagnati dalle loro famiglie. Sarebbe molto bello pensare a una forma di accoglienza “da famiglia a famiglia” che permetta ai piccoli di vivere più serenamente e senza stacchi da mamma, papà e fratelli il dramma di una guerra e della fuga dal proprio Paese.
Per avere maggiori informazioni su queste ulteriori modalità di accoglienza, ci si può rivolgere a Refugees Welcome Italia.

Staff Adozione Internazionale Ai.Bi.