Famiglia. Dall’adozione in pancia all’adozione aperta: una storia che arriva dagli Stati Uniti d’America

Dal racconto che Kelly Clemente fa al The Daily Signal, ripreso in Italia dal sito web Notizie ProVita, arriva la conferma che l’aborto non è la soluzione possibile di fronte a gravidanze non desiderate, anche in giovane età

Proprio l’esperienza della sorella, adottata dai suoi genitori, ha fatto venire in mente alla giovanissima (aveva allora 18 anni) Kelly che la scelta più giusta per il suo bambino ancora non venuto alla luce fosse l’adozione

adozione, in pancia o aperta, c'è sempre un'alternativa all'abortoL’aborto non è ‘la’ soluzione di fronte allo ‘spettro’ di un’eventuale gravidanza indesiderata o inattesa: è questa la conclusione a cui è giunta, anche grazie alle scelte dei suoi genitori, Kelly Clemente, una giovane donna che oggi ha 28 anni e ha deciso di raccontare la propria esperienza. Lo ha fatto attraverso un’intervista al The Daily Signal, ripresa in Italia dal sito web Notizie ProVita. Il giornale americano ha fatto raccontare a Kelly la propria storia anche in un’intervista video.

Kelly aveva appena 18 anni quando scoprì di essere rimasta incinta: “La mia vita è finita”, fu il suo primo pensiero. Aveva appena iniziato a frequentare l’università, con una relazione che durava da otto anni e mai avrebbe potuto neppure immaginare di trovarsi in una circostanza simile.

Eppure, come racconta ProVita, anche di fronte alla crisi, i frutti dell’educazione ricevuta, la sua storia familiare – con una sorella adottata dalla sua famiglia – e le esperienze fatte (nel suo liceo Kelly aveva collaborato con un’associazione no-profit che aiutava donne con gravidanze non desiderate) l’hanno portata a fare una scelta coraggiosa e – purtroppo – non scontata: dare comunque la vita a quel figlio cheducazioinee le cresceva in grembo e quindi darlo in adozione. L’aborto non è mai stata per lei una possibilità.

All’inizio c’è stato lo smarrimento, la paura, la sensazione che il fatto di essere incinta fosse un dramma insormontabile… Poi però Kelly ha pensato alla sua sorella, che i suoi genitori avevano adottato, e ha riflettuto sul bene che aveva fatto quella bambina alla loro famiglia. Questa presa di coscienza le ha fatto maturale la decisione che era quella la scelta giusta anche per il suo bambino. L’aborto non era una soluzione. Ma come dirlo ai suoi genitori?’Mi aspettavo che fossero arrabbiati’, ha detto. ‘Non è il peggior incubo dei genitori avere una figlia incinta?’”. Invece, anche in questo caso, le cose sono andate meglio del previsto: Kelly si è aperta prima con la madre, con la quale ha parlato un intero pomeriggio.

Poi è venuto il momento di dirlo al padre. Kelly gli comunica che è incinta: lui ha appena il tempo di dire ‘potevo immaginarmelo, trovandovi qui sedute’, perché subito la ragazza aggiunge che ha deciso di dare il bambino in adozione. Anziché reagire con rabbia o delusione, papà Mark ha dichiarato al The Daily Signal: “Ricordo solo di essere stato grato ed orgoglioso”. “Avevamo sperato di averti cresciuto in quel modo”, fu la sua risposta alla figlia. “Il fatto che tu non abbia mai pensato all’aborto, per essere onesti, mi ha fatto essere molto orgoglioso”. Quindi, Kelly è tornata con i suoi genitori e ha fissato un appuntamento con il Bethany Christian Services, un’organizzazione che facilita le adozioni private d’ispirazione cristiana.

L’iter con l’associazione andò bene, anche se la giovane nell’intervista tiene a precisare che proprio in quel momento si trovò a scoprire “molto rapidamente chi erano i miei veri amici. Da più parti, infatti, le giungevano frasi come ‘se non abortisci, perderò tutto il rispetto per te’. Ma lei ha risposto a quanti la criticavano “ti definisci pro-choice, ma dov’è la mia scelta? È una mia scelta scegliere l’adozione”. Anche con il fidanzato-padre del piccolo non andò come sperava: a pochi giorni dal parto, Kelly scoprì che non le era rimasto fedele. Un attimo di enorme sconforto – il gesto inconsulto di sdraiarsi in mezzo alla strada per farla finita – ma poi la ragazza percepì la sensazione tutta interiore che Dio l’amava e che doveva andare avanti.

Così è nato Alex. Sano come un pesce. E dopo tre giorni in ospedale, i suoi genitori adottivi sono andati a prenderlo. “Pensavo che il giorno più difficile della mia vita sarebbe stato scoprire che ero incinta”, ha detto Kelly. “Non lo era”. “Il giorno più difficile della mia vita è stato allontanarmi da quell’ospedale senza un bambino. Non mi ero mai sentita più vuota nella mia vita. Ero fisicamente vuota e mi sentivo così sola”. 

Nel 2014, secondo gli ultimi dati disponibili, 18.329 donne negli Stati Uniti hanno scelto di dare i loro figli in adozione. Quello stesso anno, più di 900mila donne hanno scelto l’aborto. Secondo il Consiglio Nazionale per l’Adozione, un gruppo non partigiano che sostiene l’adozione, per ogni 1.000 aborti e nascite a donne non sposate, ci sono state solo 6,9 adozioni. Un trend che può e deve essere invertito. Se necessario, investendo in modo convinto sulla promozione dell’adozione ‘aperta’, che oggi consente anche a Kelly – d’accordo fin dall’inizio con i genitori adottivi – di non perdere del tutto i contatti con Alex: a 28 anni, la giovane mamma-coraggio vede infatti il bimbo dueadozione aperta volte all’anno.

Un’ultima considerazione: anche in Italia è possibile il parto in anonimato e la conseguente adozione, ma occorre che sempre più persone lo sappiano e ne siano consapevoli. Per far sì che un numero maggiore di donne e madri opti per la scelta giusta: la stessa che dieci anni fa ha compiuto Kelly.

Fonte: Notizie ProVita