3 milioni in Italia non conoscono il nome dei loro genitori

Nel libro “Non è sempre vero” di Cynthia Russo, speranze, sentimenti, dignità e attese di quello che, in Italia, è un vero e proprio esercito che chiede diritti.

Tre milioni di persone, in Italia, non conoscono il nome dei loro genitori naturali. E non possono farlo, secondo il Codice della Privacy, se non dopo 100 anni dalla loro nascita. Un vero e proprio ‘esercito’, quello dei cosiddetti ‘figli di n.n.’ (‘nomen nescio’, ovvero: non conosco il nome), al quale – ora – un libro regala nuova dignità. Il romanzo, intitolato “Non è sempre vero”, scritto da Cynthia Russo per Marsilio Editori – secondo romanzo dell’autrice, dopo il brillante esordio de ‘La casa del vento’ – affronta un tema coinvolgente, che supera la questione ‘editoriale’, per entrare in quella sociale e culturale. Proponendo, di fatto, una riflessione sul dibattuto tema dei figli abbandonati e non riconosciuti e sul loro diritto di conoscere l’identità di chi li ha generati. Diritto loro negato dall’art.28 della legge 184 del 1983, al contrario di quanto legiferato a favore dei figli abbandonati ma riconosciuti alla nascita, ai quali la legge 149 del 2001 permette di accedere ai dati anagrafici dei genitori raggiunti i 25 anni di età. Una disparità di trattamento che crea una ulteriore discriminazione tra gli adottati.

Per capire la portata della questione sono sufficienti i dati forniti dal Comitato Nazionale per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche in una recente intervista alla Rai: oggi, in Italia, sono tre milioni i cittadini adottati. Non, dunque, una parte residuale della popolazione del nostro paese. Che non accenna a diminuire nel numero, se è vero che ogni anno, nel nostro paese, sono circa 400 gli abbandoni di bambini non riconosciuti dalle madri. Si tratta di persone che, private di una parte fondamentale di loro stesse e della loro storia, rischiano di rimanere mutilate per tutta la vita, in preda a laceranti interrogativi (perché sono stato abbandonato? quale segreto c’è dietro la mia nascita?).


L’Italia non si è ancora adeguata alle normative vigenti in altri Stati, alle direttive europee ed alle convenzioni internazionali. Basti pensare che in Germania, Francia, Inghilterra, Svizzera, con diverse modalità, i figli non riconosciuti possono accedere ad informazioni sulla propria madre già al compimento dei 18 anni di età. Il ‘Comitato per il Diritto alle Origini Biologiche’ si sta battendo perché la normativa italiana sia cambiata. Per questo ha inviato una petizione al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dove – tra le altre questioni – si sottolinea che i figli non riconosciuti alla nascita non potranno mai avere notizie sulle proprie origini e non avranno mai informazioni in merito agli aspetti sanitari che li riguardano, utili per la prevenzione e la cura di alcune patologie. Si tratta anche in questo caso di un elemento penalizzante, che non permette di mettere in atto cure preventive, analisi di controllo o tutte quelle procedure in grado di evitare di sviluppare una malattia: un diritto fondamentale alla salute.

Negli ultimi tre anni sono state presentate altrettante proposte di legge alla Camera (rispettivamente da parte di Pd, Pdl e Udc) e una al Senato (Pdl). Ciascuna di queste prevede un abbassamento della soglia dei cento anni per conoscere le proprie origini. In questo quadro, in Italia, nel 2011, si registra il leggero calo delle adozioni internazionali. Il totale dei bambini stranieri adottati lo scorso anno nel nostro Paese è stato di 4.022, mentre nel 2010 il numero aveva raggiunto quota 4.130. Complessivamente sono 57 i paesi da cui provengono questi bambini, con il principale che rimane la Federazione Russa. Solo da qui, nel 2011, sono arrivati ben 781 bambini, seguiti da Colombia (554), Brasile (304), Ucraina (297) ed Etiopia (296). Un vero e proprio esercito di nuovi cittadini italiani, che prima o poi chiederanno di conoscere le proprie origini.

Anche per questo il libro di Cynthia Russo rischia di scoprire un coperchio delicato che ci investe nel nostro ruolo di padri, figli, fratelli, sorelle, adottati e non. La protagonista del romanzo è Sara. Una donna che ha una serie di punti fermi nella sua vita – l’amore per suo figlio, per il marito perduto, per la sua conquistata professionalità – ma, anche, un grande interrogativo. Relativo alla figlia, concepita con l’uomo più importante della sua vita e abbandonata in un brefotrofio trentadue anni prima. Un dolore lacerante, tenuto nascosto per anni. Una storia d’amore, di verità nascoste, di ambiguità e abbandono, in cui lacrime e sorrisi, illusioni e ricordi sono intrecciati indissolubilmente. Sullo sfondo il luccichio della speranza. Per rimarginare ferite di anime in cerca di verità che, per quanto difficili e inappaganti, possiedono un’armonia. Un’autenticità inderogabile, più soddisfacente di qualunque menzogna. Un romanzo in cui, dietro a quel titolo: ‘Non è sempre vero’, si nascondono milioni di verità. E un’infinità di sentimenti. Dall’8 febbraio in libreria.

(Da AffariItaliani.it, 3 febbraio 2012)