La verità sulla vicenda dei bambini di Goma. Il Tribunale: “La CAI deve astenersi dal violare le leggi del Congo. Fare pressione sugli orfanotrofi di Goma per indurli a violare le leggi e i regolamenti della Repubblica si fregia del disprezzo della sua sovranità”

bambini congoA seguito dell’articolo pubblicato venerdì 8 luglio 2016 da L’Espresso a firma di Fabrizio Gatti dal titolo “Non liberate quei piccoli” all’interno del numero con copertina ove si legge “Congo, italiani ladri di bambini”, Ai.Bi. Amici dei Bambini respinge al mittente l’accusa di nascondere la verità. Ciò che segue non sono parole ma fatti concreti.

Con lettera prot. Pres./01/2015 del 7 gennaio 2015 Ai.Bi. ha segnalato immediatamente alla CAI e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri quanto a sua volta rappresentato dal Presidente del Tribunale per i Minorenni di Goma (Repubblica Democratica del Congo) in relazionea irregolarità constatate in materia di adozione internazionale dei minori pupilli dello Stato”.

Si trattava di “22 dossiers” presentati tra agosto e ottobre 2013 dagli avvocati dello studio legale congolese Kiriza e associati, in particolare Charles Bashige e Arnold Kahembe, per conto dell’associazione “A.MA.A.MATU” che fa capo a Benedicta Sekamonyo Mujawimana Verdiane, conosciuta sotto il nome di Suor Benedicta Maria.

Nella comunicazione AIBI chiedeva che la CAI adottasse le misure ritenute opportune,come del resto è fatto onere alle autorità centrali dalla Convenzione de l’Aja del 1993 sulla cooperazione in materia di adozione internazionale, art. 33.

Il Presidente del TM di Goma si interrogava sull’esistenza di un traffico di minori perché constatava che “22 bambini che avevano ottenuto le  sentenze suppletive di atti di nascita dal tribunale di Goma, luogo di residenza dei minori, siano stati adottati a Kinshasa da soggetti italiani e che i bambini che hanno beneficiato di questa procedura sono riusciti a raggiungere i loro genitori adottivi in Italia, violando di fatto le leggi di questo Stato”. Conviene ricordare – continua il Presidente – che questi bambini erano orfani affidati allo Stato, ritrovati sulla base delle inchieste sociali condotte, in territori in cui il solo tribunale di Goma era competente per pronunciarsi sia per le sentenze suppletive di atti di nascita, così come per le sentenze di adozione.

Purtroppo questi bambini si sono visti usurpare il diritto di ricevere la giusta tutela che solo il loro giudice naturale poteva garantirgli, rendendo così di fatto impossibile condurre le necessarie inchieste sulla loro situazione”.

Non avendo alcun riscontro dalla CAI, AIBI deposita il documento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano con Esposto del 14-1-2015.

Successivamente la Magistratura congolese ha avuto modo di accertare altri fatti.

Nella ordinanza del 31 gennaio 2015, inviata alle massime autorità congolesi tra cui il Ministro della Giustizia e il Ministro del Genere della Famiglia e del Bambino, il Tribunale per i minorenni di Goma da atto   di “criticità insorte a seguito delle richieste di alcune persone operanti nel settore della protezione di minori in condizioni difficili e di vulnerabilità; in particolare i tentativi di portare via i bambini dai vari centri di accoglienza di Goma per conto della Commissione adozioni internazionali italiana per tramite dell’Organismo I Cinque Pani in collaborazione con l’Associazione Mano Amica Marisa Tuungane in sigla A.MA.A.MATU, asbl” e precisa che “tali azioni hanno dato luogo all’apertura di un’inchiesta presso i nostri uffici, attualmente ancora in corso”.

Pertanto ordina, “agli attori operanti nel settore della protezione dell’infanzia, ai coordinatori e ai Direttori dei differenti centri e istituti di Goma”, “ di mantenere la custodia dei minori presso i centri e gli orfanotrofi nella nostra (i.e. in Goma) competenza fino a nuovo ordine”. E chiede: “alle organizzazioni non governative di diritto straniere che operano nel settore delle adozioni internazionali, di rispettare le leggi e i regolamenti della Repubblica Democratica del Congo”, anche in quel periodo di sospensione delle adozioni internazionali”.

Sono allegate all’ordinanza (cliccando sull’icona in basso è possibile leggere la versione integrale del documento), in particolare due liste: la prima relativa alle “procedure iniziate e concluse regolarmente dinanzi al Tribunale per i minorenni di Goma e i cui minori adottati non hanno potuto raggiungere i genitori adottivi”, tra cui quelle di Ai.Bi.,e la seconda relativa alle “procedure che hanno ricevuto delle sentenze sostitutive degli atti di nascita davanti al Tribunale per i minorenni di Goma e i cui minori sono stati trasferiti illegalmente a Kinshasa senza sentenza di adozione del tribunale per i minorenni di Goma”. In questa seconda lista ci sono i minori riconducibili all’associazione A.MA.A.MATU, asbl.

doc-1

Nonostante l’ordinanza, sempre su mandato della CAI, gli avvocati Bashige e Kahembe minacciano i direttori delle strutture che avevano la tutela dei bambini adottati da coppie italiane perché glieli consegnino. La direttrice di un Istituto li denuncia in Procura. Gli avvocati chiedono la mediazione della Corte d’Appello.

A fronte delle rimostranze dei due incaricati della CAI il Presidente della Corte di Appello di Goma, con  nota datata 19 maggio 2015, dopo aver confermato l’illegalità dell’operazione compiuta dagli emissari della CAI, ha bollato l’operato della Commissione italiana quale ingerenza indebita e illecita nell’attività giurisdizionale congolese; precisa:“i ventidue bambini di cui parlate nella vostra sopracitata del 5 febbraio 2015 sono dei bambini di Stato, così come lo affermano i verbali di abbandono redatti dal Presidente del Consiglio di tutela e Borgomastro della Comune di Goma. Pertanto, lo Studio KIRIZA, preteso rappresentante della richiedente Bénédicte MUJAWINA, non può rinfacciare al Presidente del Tribunale per i minori di aver denunciato una fuga di bambini di Stato dalla sua giurisdizione verso Kinshasa secondo un meccanismo che ignora, soprattutto quando se ne fa menzione sia nelle richieste di domanda della sentenza suppletiva e sia nei verbali di abbandono del bambino che questi bambini saranno ospitati a Goma nell’orfanotrofio A.M.A.MA.TU della “suora” Bénédicte MUJAWINA, il quale del resto è inesistente nella città di Goma”.

Rispondendo ai due emissari della CAI, la Corte d’appello di Goma conferma dunque la validità delle decisioni del Tribunale di Goma dichiarando: “trattandosi di bambini adottati di cui voi sollecitate il trasferimento a Kinshasa l’ordinanza del presidente del tribunale per i minorenni di Goma mi sembra valida perché costituisce una misura conservativa presa in questo periodo in cui la Repubblica, attraverso la Direzione Generale delle Migrazioni, con lettera n. 06lDG/ DGM/ 1330/ DCPF/ L55l Ot3 del 25 settembre 2013, ha deciso la sospensione di tutte le operazioni legate all’adozione internazionale e alle autorizzazioni di uscita dei minori adottati”.

Questi fatti sono stati documentati  da AiBi in Procura a Milano.

Con successivo esposto del 22-6-2015, Ai.Bi ha consegnato alla Procura milanese l’ulteriore provvedimento del 10-6-2015 a firma del Presidente del Tribunale per i Minorenni di Goma, il quale lamentava il trasferimento di quattro minori, avvenuto “sotto la pressione della Commissione per le Adozioni Internazionali Italiana (CAI), agendo attraverso l’organizzazione non governativa italiana I CINQUE PANI”.

Ulteriore episodio che lo conduce a precisare: “Colgo l’occasione per rivolgermi  alla Commissione Adozioni internazionali Italiana e all’organizzazione ‘I Cinque Pani’ e a tutte le organizzazioni straniere che sono chiamate ad intervenire nel campo dei bambini di fronte al Tribunale dei minorenni di Goma, che esse devono smettere di violare le leggi e i regolamenti della Repubblica. Esercitare pressione sugli orfanotrofi di Goma per condurli a violare le leggi e i regolamenti della Repubblica si fregia del disprezzo per la sua sovranità”.

La CAI,  nella persona della dott.ssa Della Monica, non solo non ha fornito alcun riscontro alle segnalazioni di AiBi, ma, ha reagito attuando una serie di misure palesemente ritorsive nei confronti dell’Associazione, proseguendo anche nell’indurre numerose coppie assistite da quest’ultima a revocare il relativo mandato, il tutto con modalità tali da indurre Ai.Bi. a denunciarla alla Procura di Milano, con esposti integrativi del 10-9-2015 e del 7-10-2015.

Su questo e su altri fatti a cui si fa riferimento sul numero 28 anno LXII de L’Espresso pubblicato l’8 luglio 2016, Ai.Bi. ha dato incarico ai propri avvocati di procedere con azioni giudiziarie sia penali che civili.