Centro America. I bambini migranti sfruttati dai narcotrafficanti

Tra il Messico e gli Stati Uniti, una generazione di bambini e adolescenti vive in balia dei cartelli, che li sfruttano, trasformandoli in corrieri della droga

L’Istituto Nazionale per la Migrazione e l’Autorità messicana per lo Sviluppo della Famiglia (DIF) denunciano il totale disinteresse da parte delle autorità, tanto messicane quanto statunitensi, dinnanzi al crescente fenomeno dei menores en movilidad de circuito.
Si potrebbe tradurre in italiano con “minori in mobilità circolare” e consiste nell’ennesimo racket basato sullo sfruttamento dei minori migranti.

Attraverso il deserto di Tamaulipas

I polleros messicani affidano chili di droga a bambini e adolescenti pronti ad affrontare l’ultima tappa meridionale della loro migrazione verso il nord del continente: la corsa attraverso il deserto di Tamaulipas. Si tratta di una vera e propria fuga verso il Texas, da tentarsi esclusivamente di notte a causa delle temperature estreme e il rischio di essere avvistati sotto la luce del sole.
I ragazzi che non sfuggono ai sistemi di pattugliamento della zona di frontiera vengono fermati dalle unità militari che pattugliano la zona di frontiera ed entrano nel sistema di protezione per l’infanzia e l’adolescenza messicano, il cui iter prevede che la Secretaría de Gobierno disponga l’affidamento dei minori a uno dei centri di accoglienza disposti lungo il territorio nazionale. Mentre nei centri del DIF si arranca tra lungaggini burocratiche e mancanza di risorse per la gestione degli ospiti, i narcos vedono un’opportunità di guadagno imperdibile. Quei ragazzi conoscono la strada, hanno già affrontato quella folle, ultima tappa che conduce ai tanto sognati Stati Uniti e possono farlo ancora, magari portando con sé altre persone.

La violenza dei cartelli

Appena mettono piede in un centro del Sistema nazionale di protezione il telefono senza fili del sistema criminale messicano squilla. A rispondere è una banda armata, che fa irruzione nell’edificio governativo per riprendere gli adolescenti e rimetterli in cammino verso gli Stati Uniti, con nuova droga da trasportare e in compagnia di decine di altri migranti. La perdita di guadagno da un carico di stupefacenti caduto nelle mani della DEA è compensata con l’acquisizione di decine di trasportatori e guide esperte. Reclutati e ben addestrati, alcuni di loro arrivano a viaggiare una volta ogni quattro o cinque giorni.
La violenza dei metodi dei cartelli costringe gli operatori dei centri di accoglienza del DIF, che sono psicologi, assistenti sociali e pedagogisti, non certo addestrati al conflitto armato, a consegnare i minori nelle mani del crimine pur di evitare vere e proprie stragi di innocenti.
In risposta alle recenti accuse mosse dall’INM al DIF di stare respingendo gli ingressi di nuovi migrantes de circuito nei propri centri, il Procuratore Federale del DIF, Oliver Castañeda, ha affermato:
“Siamo preoccupati per la sicurezza del nostro personale e degli altri bambini e adolescenti che si trovano nei centri di accoglienza, motivo per cui abbiamo disposto il rifiuto di accogliere bambini e adolescenti in mobilità circolare. La decisione si basa sul fatto che ci sono sempre più numerosi i casi di irruzione da parte di polleros nei centri di accoglienza per reclamare questi bambini servendosi della violenza.
Il processo di presa in carico di questi bambini e adolescenti prevede il loro passaggio attraverso varie istituzioni messicane e statunitensi, ma ad oggi non è stato raggiunto alcun accordo efficace su come gestire adeguatamente questi casi per evitare che si ripresentino cicli di violenza e criminalità. Ciò rivela anche le inadeguatezze nell’integrazione post-respingimento e nei programmi di sostegno sociale negli Stati di confine.”

I fattori di rischio legati alla migrazione in stato di abbandono

Nei bambini e negli adolescenti vittime della mobilità circolare si rivelano tutti i fattori di rischio legati alla migrazione in stato di abbandono o separazione: bassa autostima, consumo di sostanze stupefacenti, violenza, abbandono scolastico, normalizzazione della violenza e mancanza di opportunità scolari e professionali. Provengono da famiglie disintegrate ed abitano nell’emarginazione della periferia di luoghi che già di per sé rappresentano la periferia del sud del mondo.
Tanti giovani sorpresi dalle autorità di frontiera e posti in stato di fermo forniscono false generalità e informazioni inconsistenti per evitare di essere identificati. Tanti altri non vengono sorpresi al confine tra Messico e Stati Uniti, ma decidono volontariamente di tornare nei barrios di Matamoros, Nuevo Laredo o Reynosa e attendere l’ordine di un nuovo viaggio.
La povertà e lo stato di totale indigenza muovono i giovani alla fedeltà verso i gruppi criminali, ma il reclutamento non è mai volontario. Ciò rivela un problema strutturale dello Stato messicano, che ha ancora tanto da fare in tema di sicurezza e sviluppo.

Pierandrea Turchiuli
Cooperante Ai.Bi. in Centro America

Sono tanti i problemi e le incertezze che quotidianamente vivono i bambini, i ragazzi e le famiglie di alcune zone del Centro America. Proprio nell’ottica di rafforzare gli interventi di Associazioni, autorità e società civile in questi luoghi, Ai.Bi. sta portando avanti il progetto finanziato dalla CAI“Università delle buone prassi contro l’abbandono in Centro America”, con attività in Messico, Honduras, Repubblica Dominicana ed El Salvador.