Una foto di gruppo dei partecipanti all'Assemblea degli Enti autorizzati che hanno presentato a Roma il manifesto adozione internazionale

Adozione Internazionale. Il manifesto “Per ogni ambino che aspetta”

Durante l’Assemblea generale degli Enti autorizzati alle adozioni internazionali è stato presentato un manifesto che espone 10 proposte “se si vuole ancora un futuro per l’adozione internazionale in Italia”

Giovedì 26 marzo 2026 si è svolta, a Roma, l’Assemblea generale degli Enti autorizzati alle adozioni internazionali, convocata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI).
Quello tenutosi all’interno dell’Auditorium del MAXXI è stato un appuntamento voluto per rafforzare il sistema delle adozioni internazionali a partire dal suo principio fondamentale, il diritto di ogni bambino a crescere in una famiglia.

55.000 bambini in 25 anni

Alla presenza della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità e Presidente della CAI, Eugenia Maria Roccella, e del Vicepresidente della Commissione, Vincenzo Starita, si sono susseguiti una serie di interventi importanti, a partire da quelli che hanno illustrato i risultati dei tavoli tematici svolti nei mesi precedenti l’incontro.
Proprio per raccogliere il frutto di questo lavoro condiviso, è stato presentato e approvato dall’Assemblea il Manifesto degli Enti Autorizzati per il futuro dell’adozione internazionale”: Per ogni bambino che aspetta.
Un documento che sottopone alla Commissione, al Governo e al Parlamento una serie di 10 proposte “sostenibili, percorribili e urgenti”, con l’auspicio che venga fatto proprio, “se si vuole ancora un futuro per l’adozione internazionale in Italia”.
Un’Adozione che, nel corso degli ultimi 25 anni, grazie al lavoro degli enti Autorizzati, ha accompagnato verso una famiglia 55.000 bambini, generando nel contempo reti internazionali, competenze uniche e un vero e proprio “Sistema Italia Adozioni di cui il Paese può essere orgoglioso”.

I 10 punti del Manifesto “Per ogni bambino che aspetta”.

    1. Gli Enti Autorizzati svolgono pubblico servizio
      Gli Enti Autorizzati operano in nome e per conto dello Stato nei Paesi d’origine, accompagnano le famiglie lungo l’intero percorso adottivo e garantiscono il monitoraggio post-adottivo. È necessario che questa funzione — già pubblica nei fatti — venga riconosciuta formalmente nell’ordinamento. La revisione del DPR 108/2007 è lo strumento.
    2. Verso la gratuità: un patto tra Stato e Enti Autorizzati
      Il sistema delle adozioni non può continuare a fondarsi prevalentemente sul finanziamento diretto delle famiglie. Occorre introdurre strumenti strutturati di convenzionamento tra la CAI e gli Enti Autorizzati per sostenere le attività pre durante e post adottive e avviare un percorso concreto e progressivo verso la gratuità dell’adozione. La revisione del DPR 108/2007 può aprire questa strada.
    3. Trasparenza e dialogo strutturato con la CAI
      Un sistema efficace richiede flussi informativi strutturati, condivisione delle decisioni e indicatori di performance accessibili. Si chiede alla CAI di garantire comunicazione periodica e trasparente agli Enti Autorizzati e di istituire un Tavolo permanente di confronto con la Segreteria Tecnica. Anche questo è possibile con una revisione del DPR 108/2007.
    4. Il mondo non aspetta: tavoli per aree geografiche e relazioni internazionali
      Le relazioni con i Paesi d’origine richiedono strumenti stabili e una programmazione condivisa. Si propone l’istituzionalizzazione di Tavoli permanenti per aree geografiche con cadenza minima annuale, la creazione di una Unità Rapporti Internazionali presso la Segreteria CAI e un Piano annuale delle relazioni internazionali condiviso con gli Enti Autorizzati. Anche qui, il DPR 108/2007 è la leva normativa a disposizione.
    5. Formare bene chi adotta: la formazione pre-idoneità
      La formazione delle famiglie prima dell’idoneità deve essere uniforme su tutto il territorio nazionale. Gli Enti Autorizzati sono pronti a gestirla, in presenza di adeguate condizioni economiche, con materiali e interventi condivisi, nelle Regioni che non la realizzano ancora direttamente, garantendo standard qualitativi omogenei per tutti gli aspiranti all’adozione.
    6. Ogni bambino adottato ha bisogni speciali
      I minori adottati hanno diritto a percorsi sanitari e scolastici dedicati. Non tutti i problemi che emergono dopo l’adozione sono bisogni speciali — saperli distinguere è fondamentale per evitare diagnosi sbagliate e garantire il supporto giusto al momento giusto. Serve un pediatra referente regionale per le adozioni, accessi prioritari ai servizi di neuropsichiatria infantile e percorsi di psicoterapia. Sul piano scolastico, le Linee di indirizzo nazionali esistono — è necessario che vengano finalmente applicate ovunque. Un Tavolo Special Needs permanente in seno alla CAI dovrà tradurre tutto questo in azioni concrete.
    7. Un sistema che si parla: il coordinamento multidisciplinare
      L’accompagnamento delle famiglie adottive richiede che tutti i soggetti coinvolti lavorino nella stessa direzione. È necessario un tavolo permanente che riunisca CAI, Tribunali per i Minorenni, Servizi territoriali, Enti Autorizzati e ASP almeno una o due volte l’anno.
    8. La cooperazione è protezione dell’infanzia
      La cooperazione internazionale è una responsabilità permanente della CAI. I bandi devono garantire continuità agli interventi — interrompere il lavoro sul campo vanifica anni di formazione e relazioni costruite con le comunità locali. I progetti devono coinvolgere le Autorità locali che regolano la tutela dell’infanzia nei Paesi di intervento, con particolare attenzione alla formazione istituzionale. È necessario istituire un Tavolo permanente tra gli Enti ammessi a finanziamento e la Segreteria Tecnica CAI.
    9. La cooperazione CAI: un impegno concreto per i bambini del mondo
      I bandi CAI rappresentano uno strumento raro e prezioso nel panorama internazionale di tutela dell’infanzia. Perché gli Enti possano parteciparvi con serenità ed efficacia servono condizioni economiche certe. Si chiede un accordo con ABI per la fideiussione senza vincoli, anticipazioni adeguate prima dell’avvio delle attività e tempi rapidi e certi per la liquidazione — uniformando percentuali di anticipazione e modalità di verifica e controllo a quelle già in uso in altri bandi pubblici, quali AICS e MLPS.
    10. I costi hanno un nome: sostenibilità e standard condivisi
      Il Tavolo Costi ha già definito una metodologia condivisa per i costi Italia. Il lavoro deve proseguire con urgenza — completando la definizione dei costi estero, le attività standard e le fasce di riferimento, fino a un costo standard condiviso. Senza chiarezza sui costi non c’è equità per le famiglie, non c’è stabilità per gli Enti, non c’è futuro per l’adozione. Chiediamo che la CAI si doti degli strumenti — anche economici — per chiudere questo percorso in tempi certi e brevi.

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chi sta considerando un’adozione internazionale o semplicemente desidera avere maggiori informazioni su questi temi, può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it.
Ai.Bi. organizza periodicamente anche dei corsi pensati per dare alle coppie che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’adozione, dando loro le nozioni base sulla normativa di riferimento, le procedure da espletare, la presentazione della domanda di idoneità, ecc. A questo link si possono trovare tutte le informazioni relative al prossimo corso online “Primi passi nel mondo dell’Adozione Internazionale”. Dona per il Fondo Accoglienza Bambini Abbandonati