“La notte penso alla mia famiglia in Egitto. Vorrei poter rendere felici i miei genitori

Un viaggio terribile per la rotta balcanica fino all’arrivo in Italia e l’accoglienza nella comunità di Ai.Bi. Dove trovare un aiuto per poter inseguire un nuovo futuro, in cui dare finalmente alla sua famiglia una gioia

Tra le comunità di Accoglienza di Ai.Bi. Amici dei Bambini e della Cooperativa AIBC, Casa Padre Mario è una di quelle che dà accoglienza ad adolescenti soli o con alle spalle famiglie in difficoltà. Sono luoghi in cui trovare un aiuto durante una fase della vita che già di per sé, a quell’età, è particolarmente impegnativa, e che lo diventa ancora di più per chi non ha una rete di familiari e amici su cui poter contare.

Un luogo da cui ripartire

Casa Padre Mario è un luogo che per sua natura accoglie vite e storie anche lontanissime tra loro: a volte partite da una situazione di fragilità vicina a noi, a pochi isolati di distanza da strade in cui passiamo abitualmente, altre volte, invece, giunte da lontanissimo, seguendo percorsi incredibili anche solo a raccontarli. Tutte le storie, però, trovano a Casa Padre Mario un punto comune in cui fermarsi e da cui ripartire, cercando di dare una nuova direzione alla vita, che punti verso un futuro finalmente possibile.
Questa è una delle storie che abitano, oggi, Casa Padre Mario.

Figlio della povertà estrema

“Mi chiamo Shahir e vengo da una famiglia che ha sempre vissuto in condizioni economiche estremamente difficili. Nessuno in famiglia ha mai avuto un lavoro stabile e, per un periodo, ho vissuto con mio zio, fratello di mio padre, in un’abitazione che poi abbiamo perso perché lui non era più in grado di sostenerne le spese. In famiglia mancava spesso il cibo: i pasti erano irregolari e, molte volte, insufficienti.
Sono nato a Menia, in Egitto. Ho tre sorelle, Donia, Damiana e Caterina, e un fratello più piccolo, che oggi ha quindici anni. Quando eravamo bambini, mio fratello cadde e si ruppe una gamba. Il medico disse che doveva portare il gesso, ma la mia famiglia non aveva i soldi per pagarlo. Così non gli fu applicato e la gamba guarì da sola. Questo episodio mi ha segnato profondamente, perché mi ha fatto capire quanto sia fondamentale avere il denaro anche solo per poter curare le cose più semplici ed essenziali.

Egitto, Emirati Arabi, Turchia, Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia, Serbia, Italia

A diciassette anni ho deciso di partire per l’Italia per cercare lavoro e provare ad aiutare la mia famiglia. Non lo facevo per me, ma per loro. Prima della partenza, mio padre ha dovuto chiedere un prestito per permettermi di affrontare il viaggio. I miei genitori erano molto preoccupati, avevano paura per la mia vita, soprattutto per il tratto in mare. Durante il viaggio riuscivo a sentire mio padre solo la sera, perché era l’unico ad avere un telefono.
Il mio viaggio è stato lungo e molto difficile. Dall’Egitto sono andato a Magaga Centro, poi ho preso un aereo per gli Emirati Arabi. Da lì ho proseguito in macchina fino alla Turchia. In quel periodo ho vissuto momenti brutti: la polizia ci ha attaccati, sparando, e sono rimasto per un mese e cinque giorni a vivere per strada, dormendo negli angoli della città, senza alcun riparo. Non avevo documenti, non avevo una casa, non avevo nulla. Per sopravvivere ho dovuto chiedere l’elemosina, anche se mi sentivo a disagio e provavo vergogna.
Dalla Turchia sono arrivato in Grecia su un barcone. Lì ho conosciuto altri ragazzi con cui trascorrevo le giornate. Poi ho continuato il viaggio a piedi, attraversando Albania, Montenegro, Bosnia e Serbia, fino ad arrivare in Italia.

Il peso di una responsabilità enorme

La mia famiglia ha continuato a fare grandi sacrifici: ha venduto la casa, ha contratto altri prestiti e mia sorella ha dovuto rinunciare a sposarsi perché non c’erano risorse economiche sufficienti. Io sento fortemente il dovere di restituire i soldi che mio padre ha preso in prestito per il mio viaggio e di poter finalmente aiutare i miei genitori, per migliorare la loro vita.
Vorrei essere aiutato in qualunque modo per poter rendere felici i miei genitori, dare loro gioia e una bella vita. Sono davvero dispiaciuto di non aver potuto dare nulla finora.
Da sempre faccio fatica a dormire. La notte penso alla mia famiglia in Egitto, alla loro condizione e alle responsabilità che mi porto dentro da quando ero ragazzo. Questo è un peso che sento ogni giorno.

Il progetto Educare il Domani

L’iniziativa mira a contrastare la povertà educativa, l’esclusione sociale e l’indigenza sostenendo le comunità educative per adolescenti e i centri di aiuto alla famiglia “Pan di Zucchero”, ideati da Ai.Bi. oltre 10 anni fa per essere vicina ai bisogni di bambini, ragazzi e famiglie sul territorio.
Per sostenere il progetto Educare il Domani clicca QUI.
Se vuoi fare di più e stare vicino ogni giorno ai bambini e ai ragazzi dei nostri Pan di Zucchero, ricevere informazione periodiche sulle attività, puoi attivare una Adozione a Distanza.