Governo: arriva il “salario giusto”

Con il Decreto lavoro del 1 maggio il Consiglio dei Ministri approva diversi bonus e incentivi per le aziende che applicano nei confronti dei loro dipendenti un “salario giusto” sulla base dei contratti nazionali del lavoro

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto lavoro che introduce il principio del cosiddetto “salario giusto”, legandolo ai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. La misura, annunciata dal governo alla vigilia del Primo Maggio, punta a contrastare i contratti pirata e a rafforzare la contrattazione collettiva di qualità.
Secondo quanto riportato da ANSA, il decreto non introduce un salario minimo legale uguale per tutti, ma un criterio che valorizza il trattamento economico complessivo previsto dai contratti leader di settore. In questo modo, l’accesso ai bonus e agli incentivi viene consentito solo a quelle aziende che applicano, per l’appunto, il “salario giusto”, rispettando standard retributivi coerenti con il lavoro regolare e tutelato e  escludendo quelle realtà che applicano ai propri dipendenti contratti svantaggiosi.

Cosa prevede il decreto

Il pacchetto approvato dal governo comprende anche nuovi incentivi alle assunzioni, con particolare attenzione a donne, giovani e territori del Mezzogiorno. Per le lavoratrici svantaggiate è previsto un esonero contributivo totale fino a 650 euro al mese, che sale a 800 euro nelle regioni della ZES unica (la Zona Economica Speciale che comprende tutto il territorio di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna); per i giovani under 35 e per le assunzioni nella ZES arrivano agevolazioni analoghe, sempre condizionate all’incremento occupazionale netto.
Il provvedimento include inoltre misure contro il caporalato digitale e richiama esplicitamente la necessità di rendere più trasparente il lavoro intermediato dalle piattaforme. L’obiettivo dichiarato è sostenere l’occupazione stabile senza ricorrere a un aumento generalizzato delle retribuzioni per legge.