Educare il Domani. Emergenza Neet: oltre 1 milione di donne escluse da formazione e lavoro

Il Rapporto Dedalo ha riacceso i riflettori su un’emergenza che pesa soprattutto sulle giovani donne. L’impegno di Ai.Bi. per prevenire solitudini, diseguaglianze e rinunce premature, restituendo opportunità reali a chi rischia di restare fermo ai margini

In Italia il fenomeno dei NEET (Not in Education, Employment, or Training, ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano di inserirsi nel mondo del lavoro) continua a rappresentare una ferita aperta, con un impatto particolarmente forte sulle ragazze e sulle giovani donne. Il nuovo Rapporto Dedalo di Fondazione Gi Group, presentato alla Camera dei Deputati a inizio luglio, prova a leggere questa realtà con uno sguardo più profondo, mettendo al centro non solo i numeri ma anche le fragilità sociali, familiari e territoriali che portano tanti giovani fuori dai percorsi di studio, formazione e lavoro.

Un problema che non è uguale per tutti

Secondo il rapporto, oltre 1 milione di donne in Italia si trova nella condizione di NEET, e il rischio di esclusione cresce in modo particolare dopo i 25 anni. È in questa fase della vita, quando dovrebbero consolidarsi autonomia e progetto personale, che per molte giovani si apre invece una frattura difficile da ricomporre.
Il Rapporto insiste su un punto decisivo: non esiste un solo volto dei NEET. Dentro la stessa definizione si intrecciano situazioni molto diverse, che vanno lette con strumenti più precisi per capire dove i giovani si perdono nel passaggio dalla scuola al lavoro.
Per questo Fondazione Gi Group ha introdotto una nuova scala di gravità, pensata per distinguere intensità e criticità degli ostacoli che bloccano il rientro dei giovani nei percorsi di inclusione. L’obiettivo è passare da una lettura generica del fenomeno a politiche più mirate, personalizzate ed efficaci.

Il volto femminile dell’esclusione

La parte più allarmante del rapporto riguarda il divario di genere. Le giovani donne, spesso, ottengono risultati scolastici e formativi pari o migliori dei coetanei maschi, ma incontrano maggiori difficoltà nel momento in cui devono entrare stabilmente nel mondo del lavoro o conciliare le diverse dimensioni della vita adulta.
Secondo Chiara Violini, presidente di Fondazione Gi Group, dietro questa condizione non c’è una semplice mancanza di opportunità, ma una combinazione di cura, rinuncia, barriere strutturali e modelli culturali che rendono più difficile il percorso di autonomia.

L’impegno di Ai.Bi. in Italia

In questo contesto, Ai.Bi. conferma il proprio impegno sul fronte dei NEET, in particolare attraverso l’implementazione di 3 progetti finanziati da Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, in diversi territori della Lombardia, che avranno durata di circa 2 anni per contrastare il fenomeno e riattivare questi giovani ragazzi e ragazze a livello sociale e lavorativo.

Zero Neet RISE (Reactivate, Inspire, Skill, Empower) che vede capofila la Fondazione Clerici, e che ha l’obiettivo di “intercettare” almeno 50 Neet sul territorio del sud Milano ASSEMI, (San Donato, San Giuliano, Colturano, Melegnano), con il successivo ingaggio e riattivazione in attività formative, ricreative ed educative.

Lab Future Net che vede capofila i Salesiani con Gi Group con l’ obiettivo di sensibilizzare sia i giovani sia le famiglie sul fenomeno NEET e intercettare 80 Neet sul territorio di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo insieme agli altri enti del partenariato.

Verso lo ZeNeet, sul territorio di Crema e Cremona, Ai.Bi e la Cooperativa AIBC con il Consorzio SOL.CO e gli altri enti del partenariato hanno l’ obiettivo di intercettare e ingaggiare circa 130 NEET.

Ai.Bi., come partner strategico dell’iniziativa, soprattutto per le attività di coinvolgimento, accompagnamento e motivazione dei beneficiari e delle beneficiarie, nella fase iniziale opererà direttamente neiluoghi di aggregazione formale e informale frequentati da giovani e potenziali NEET del territorio, attraverso la presenza di operatori e operatrici di prossimità, con l’obiettivo di intercettare i ragazzi e le ragazze più fragilicostruire relazioni di fiducia e favorire l’accesso alle opportunità offerte.

L’esperienza di Ai.Bi. e la Cooperativa AIBC

In una seconda fase, Ai.Bi., in collaborazione con la sua Cooperativa Sociale AIBC, realizzerà attività di accompagnamento individuale e di gruppo, oltre a percorsi formativi dedicati allo sviluppo delle competenze trasversali, con il supporto di figure specializzate nell’accompagnamento motivazionale di giovani con fragilità sociali, relazionali ed educative.
AIBC contribuirà inoltre all’individuazione e al coinvolgimento dei ragazzi e delle giovani mamme accolti nelle proprie comunità educative, sostenendone la partecipazione attiva alle attività progettuali.
Nel corso degli anni, Ai.Bi. ha maturato una consolidata esperienza nell’accompagnamento di adolescenti e giovani adulti che vivono condizioni di fragilità e ha sviluppato competenze specifiche nel sostegno ai percorsi di autonomia, orientamento e inclusione sociale di ragazzi e ragazze provenienti da esperienze di abbandono, fragilità familiare o esclusione sociale.
Per Ai.Bi., il richiamo è forte, perché accompagnare i giovani significa prevenire solitudini, diseguaglianze e rinunce premature, restituendo opportunità reali a chi rischia di restare fermo ai margini.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.

Educare il domani. Un progetto per contrastare la povertà educativa

Anche questa iniziativa rientra in “Educare il Domani”, il progetto di Amici dei Bambini nato per contrastare la povertà educativa, l’esclusione sociale e l’indigenza, sostenendo le comunità educative come Padre Mario e i centri di aiuto alla famiglia “Pan di Zucchero”.