Ci lascia don Mazzi, il “prete della strada” che ha aperto porte e costruito futuro

Con la morte di don Antonio Mazzi scompare un protagonista dell’accoglienza educativa. Marco Griffini ricorda il sacerdote insieme alla generazione di grandi pastori capaci di accompagnare i giovani nelle difficoltà

Si è spento a 96 anni don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus. Con la sua scomparsa l’Italia perde una figura che ha dedicato l’intera esistenza all’accoglienza e alla cura delle persone più fragili: giovani segnati dalla dipendenza, dalla solitudine e dall’emarginazione.
Più di quarant’anni fa, di fronte al dramma della droga che colpiva tanti ragazzi al Parco Lambro di Milano, don Mazzi scelse di intervenire sul campo, là dove il disagio era più evidente. Da questa scelta nacque Exodus, una rete di comunità educative che negli anni ha accompagnato migliaia di giovani e famiglie in percorsi di rinascita, dimostrando che ogni persona può avere una nuova possibilità.

Accogliere per costruire futuro

Don Mazzi era un sacerdote vicino alle persone, più interessato all’incontro e alla relazione che alle distanze formali. Il suo approccio diretto gli ha permesso di entrare nella vita di tanti ragazzi difficili, offrendo loro ascolto, sostegno e un luogo in cui sentirsi accolti.
La sua esperienza ricorda quanto l’accoglienza possa cambiare il destino di una persona. Quando qualcuno si prende cura di chi vive una situazione di fragilità, restituendo fiducia e speranza, diventa possibile ricominciare. Un principio che riguarda ogni percorso educativo e ogni realtà che mette al centro la dignità di bambini, ragazzi e famiglie.

Le parole di Marco Griffini

L’impegno di don Mazzi lascia un messaggio forte: nessuno deve essere lasciato indietro e ogni vita merita attenzione, accompagnamento e nuove opportunità.

“Con don Antonio Mazzi salutiamo una generazione di grandi pastori che hanno saputo camminare accanto ai giovani nelle loro difficoltà, inventando modelli nuovi di accoglienza e di accompagnamento. Uomini capaci di vedere oltre la fragilità, restituendo fiducia e futuro a chi rischiava di essere lasciato ai margini. Il loro esempio continua a ricordarci che l’accoglienza è prima di tutto un atto di amore e responsabilità verso ogni persona”, afferma Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.