La lunga strada per incrementare la natalità

Solo nel 2025 l’INPS ha erogato quasi 27 miliardi in un anno per prestazioni alla famiglia, eppure l’Italia non raggiunge la media dei paesi europei nella spesa per famiglia e figli

Come incentivare le giovani coppie a “mettere su famiglia”?

Le questioni sul piatto, ormai lo sappiamo, sono molteplici, partendo dai costi che comporta crescere un figlio, fino alla preoccupazione, da parte delle potenziali mamme – professioniste di uscire dal mercato del lavoro per poi non farvi più rientro.

Lo Stato cerca di incentivare la predisposizione alla natalità, ormai giunta ai minimi storici, attraverso bonus, incentivi economici e servizi eppure quanto fatto non sembra innescare una spinta propulsiva all’incremento delle nascite.

A fare il punto sulla questione denatalità è la  giornalista Valentina Conte che firma su Repubblica un articolo – inchiesta  sulla denatalità e i suoi effetti.

Da quanto emerge dalla sua indagine sembra proprio che a fronte di un corposo quantitativo di trasferimenti di tipo monetario manchino sul piatto della bilancia altrettanti investimenti su servizi che scongiurino il pericolo di una frenata netta del lavoro femminile con prole.

Focus su bonus, assegni e servizi

Dall’articolo di Repubblica emerge come solo nel 2025 l’INPS abbia erogato quasi 27 miliardi in un anno per prestazioni alla famiglia. “Nello specifico: 19,8 miliardi per l’assegno unico, 2,8 per i congedi parentali, 2,5 per maternità e paternità, 758 milioni per il bonus nido, 245 per il bonus mamme e 206 per il bonus nuovi nati”. Eppure l’Italia non raggiunge la media dei paesi europei nella spesa per famiglia e figli: 1,63% del Pil contro 2,3.

L’articolo fa poi una carrellata sulle principali misure. Tra queste il bonus nido, che nel 2025 ha superato nell’utilizzo quota 35%, una percentuale in crescita, ma non ancora sufficiente dato che  “quasi due bambini su tre della platea potenziale – sottolinea Repubblica – non ne usufruiscono”. A richiederlo sono soprattutto le famiglie del Centro 43%, seguono quelle del Nord al 38%, fanalino di coda Sud e Isole al 29%. Eppure “quando il bonus viene usato, per le madri beneficiari la probabilità di occupazione aumenta del 17%”.

L’ assegno unico raggiunge invece il 95% della platea potenziale, con punte del 99% al Sud, eppure secondo l’Inps, riporta Repubblica “aumenta di appena il 2% la probabilità di avere un secondo figlio tra le madri occupate nel settore privato e riduce di circa il 2% quella di restare al lavoro, soprattutto nelle fasi iniziali della carriera”.

Ci sono poi le differenze relative alla decontribuzione tra dipendenti e precarie e i congedi parentali sempre più utilizzati ma ancora disequilibrati nella cura tra mamme e papà.

Insomma la strada per tentare di incrementare la natalità sembra ancora lunga…

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
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