Adozione. Morgan, abbandonata fra la spazzatura ,insegna alle madri a non sbarazzarsi dei figli ma darli in adozione

Adozione. Ritrovata da un passante nella spazzatura, oggi Mary Grace, ribattezzata Morgan, ha 23 anni e abbraccia quell’angelo custode che in una notte d’ottobre del 1995 le salvò la vita.

neonatoIn una cittadina americana, nel 1995, durante una ordinaria giornata fatta di sveglia, lavoro e cena, un uomo butta il suo sacchetto della spazzatura, convinto che a breve potrà andare a stendersi a letto. Il suo nome è Garold, soprannominato Rocky Hyatt ma, all’improvviso, nel buio, vede un sacchetto muoversi.
Rocky corre a chiedere aiuto ad una clinica privata nelle vicinanze: “credo ci sia un bambino nella spazzatura”, grida.
In quel sacchetto, c’era una neonata.
Giunti appena in tempo, i soccorritori della clinica le salvano la vita e la chiamano Mary Grace, Maria Grazia, perché, dicono, è stato un miracolo di Dio che si sia potuto salvarla.

Grazie a quell’uomo che ha sentito una flebile vocina, la voce si sparge sul continente americano, consentendo alle autorità di trovare il padre biologico, che non ne ottiene la custodia perché single. La bimba viene infatti data in adozione .

Crescendo, i genitori adottivi le raccontano la sua storia: la madre, sposata, aveva avuto una relazione extraconiugale rimanendo incinta, aveva tenuto nascosta la gravidanza fino a quando ha partorito in casa e quindi ha gettato la neonata nella spazzatura. Compiuti 18 anni, Maria Grazia, ribattezzata Morgan, si mette in cerca dei genitori biologici e dell’uomo, Rocky, che le ha salvato la vita. Ritrovare il padre biologico e un giornalista la mette in contatto con Rocky che, dopo due anni di vane ricerche, si presenta a casa sua.

L’omone che le ha salvato la vita, il suo angelo custode, le regala un angioletto d’oro che il Dipartimento per l’infanzia gli aveva dato a sua volta l’ultima volta che aveva tenuto in braccio la neonata, tre giorni dopo la nascita, per poi scomparire dalla sua vita.

Rocky è il suo angelo custode che, sentendo quella vocina che lentamente si spegneva, ha potuto salvare la vita della piccola Morgan. Oggi, all’età di 23 anni, lavora in un centro che si occupa di madri come la sua, in modo da aiutarle a non sbarazzarsi dei figli ma darli in adozione.

Nel suo schierarsi nella lotta all’abbandono, Amici dei Bambini, il 1 dicembre 2015, ha inaugurato la sua “Culla della Vita”: il suo nome è Chioccia, si trova a Pedriano (Melegnano, Milano) in via dei Pioppi, facilmente raggiungibile dalla rete di autostrade lombarde, e va a potenziare un’offerta ancora a macchia di leopardo in Lombardia. La culla di Ai.Bi è infatti l’unica nel territorio nel sud della città di Milano. Adagiare il bambino nella culla non costituisce un reato, poiché si applica la stessa normativa dell’abbandono in ospedale. Una volta adagiato il bambino sarà infatti immediato il soccorso sanitario da parte del 118 e il contemporaneo avviso dello stesso Tribunale per i minori che provvederà successivamente all’adozione del neonato.

Diffondere la cultura delle culle per la vita, quale alternativa all’abbandono in strada o in sacchetti della spazzatura, è necessario per far sì che non si condannino i bambini a morte certa ma che possano avere una futuro diverso grazie a quell’officina dei miracoli che si chiama adozione.

Fonte: IlSussidiario.net