Adozione internazionale. Arezzo, quattro bambini e due famiglie per una nuova storia di amore straordinario nell”officina dei miracoli’

I due nuclei, da sempre amici, hanno adottato quattro figli in un lustro

Il racconto della loro scelta di vita è denso di momenti di gioia immensa, ma pure di difficoltà burocratiche, sballottamenti e attese, che non li hanno però fatti desistere dal loro desiderio di paternità e maternità alla luce dell’adozione internazionale

Quattro bambini adottati da due famiglie in 5 anniDue famiglie toscane che hanno scelto e perseverato con amore, costanza e tenacia nel loro sogno: quello di diventare papà e mamma. La loro storia, quella di un’amicizia nata proprio grazie all’adozione e di un legame reso ancor più forte dalla condivisione di questo ideale, è stata raccontata sul sito web arezzonotizie.it.

Si sono conosciute al corso propedeutico per genitori adottivi e, da allora, non hanno più smesso di frequentarsi, in nome del ricordo dei momenti ‘speciali’ vissuti nella parabola che li ha portati fino alla ‘fecondità del cuore’: una ricchezza densa di amore per i figli che hanno finalmente abbracciato, quei figli attesi da sempre.

I primi a fare l’esperienza di adozione internazionale sono stati Ilaria e Alfredo, tra infinite peripezie burocratiche che li hanno sballottati tra assistente sociale, psicologa, documenti sanitari, fedina penale, fino all’espediente ‘medievale’ del colloquio finale d’idoneità al Tribunale per i Minorenni di Firenze. Qualche tempo dopo la fine di tutto l’iter burocratico, ecco la partenza con destinazione Kinshasa, in Repubblica Democratica del Congo. Era il 2012.

Restammo 15 giorni, ospiti dell’orfanotrofio dove vivevano da un anno Amani ed Elimu di 7 e 5 anni, si erano conosciuti lì. Non potevamo uscire per le condizioni di pericolosità e di violenza della zona“, racconta Alfredo. “Non c’era acqua, non c’erano bagni, i bambini si ammalavano in continuazione, ma lì abbiamo potuto giocare con loro molte ore. E’ stata un’esperienza molto forte – prosegue – mangiavano una volta e bevevano un solo bicchiere di acqua al giorno. Però siamo rimasti molto legati a quel posto tanto che ancora siamo in contatto con le suore e facciamo lavori per mantenere l’orfanotrofio“.

Per gli altri due genitori adottivi, Alessandro e Marcella, il primo figlio, Edil, è stato abbracciato in Russia, al termine di un impegnativo percorso e di 4 viaggi. “Ne volevamo subito due – chiarisce la mamma – ma in Russia non hanno preso in considerazione questa richiesta“. Da qui la decisione di ripartire, dopo un anno dal suo arrivo, alla volta dell’India. Lì hanno incontrato e stretto in un abbraccio Sathi, la loro ‘secondogenita nell’amore’, tornata con loro in Italia proprio alla vigilia di questo Natale. Ecco perchè, quest’anno, per loro le festività natalizie sono state davvero speciali ed emozionanti, fatte di piccoli passi di conoscenza reciproca, resa unica dalla quasi totale mancanza di scolarizzazione della piccola, della sua vita vissuta in una zona dove nemmeno gli stessi indiani capivano la sua lingua e in condizioni igieniche ben al di sotto del limite.

Emblematico per compendiare le loro esperienze ‘incrociate’ è il pensiero finale di Alfredo, a distanza di cinque anni dalla gioia dell’arrivo di Amani ed Elimu: “Cosa penso? Perché non l’ho fatto prima, lo rifarei subito“. E’ l’‘officina dei miracoli’ dell’adozione che non smette di operare prodigi, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che nel tempo si trovano a vivere – loro malgrado – le famiglie desiderose di ricevere in dono l’amore di un bambino abbandonato e, nel contempo, potergli restituire la dignità e il diritto di essere chiamato figlio.