Adozione internazionale. Crisi e rilancio di questa scelta genitoriale nelle parole di Marco Griffini (Ai.Bi.) su Vita di luglio

Per ripartire – spiega il fondatore e presidente di Amici dei Bambinioccorre che il Governo attualmente in carica nomini un ministro quale guida ‘politica’ della CAI, una personalità che creda davvero nella forza anche sociale dell’adozione

Secondo Griffini “i minori senza famiglia nel mondo non diminuiscono, anzi: i numeri sono in progressivo aumento, soprattutto in Asia e in Africa. Ma il problema dell’emergenza abbandono non può più essere affrontato come si è fatto fino ad oggi, secondo prospettive nazionali limitate: è tempo di pensare all’adozione in prospettiva europea

adozione internazionale. Crisi e rilancio nelle parole di Marco Griffini, presidente di Ai.Bi.L’adozione internazionale? Era e rimane una scelta di genitorialità importante, bella e possibile, al di là dei numeri che negli ultimi anni – negli ultimi cinque in particolare – hanno certificato una crisi di vasta portata, “della quale occorre però capire le ragioni – spiega sul numero cartaceo di Vita appena pubblicato Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambiniprima tra tutte, il totale disinteresse dei governi nazionali che si sono succeduti in questo periodo, con il culmine nella gestione ‘assente’ e discutibile della vice-presidente che ha preceduto l’attuale. Ferite che hanno lasciato segni profondi sul tessuto connettivo dell’adozione internazionale nel nostro Paese e che oggi la Commissione Adozioni Internazionali con gli Enti Autorizzati sta cercando di curare e far cicatrizzare”.

Come fare, dunque, per ripartire? “Occorre – sottolinea Griffini – che il Governo attualmente in carica nomini un ministro quale guida ‘politica’ della CAI, una personalità che creda davvero nella forza anche sociale dell’adozione. Inoltre, da tempo andiamo ribadendo che per far ‘funzionare’ il meccanismo e ridare fiducia alle famiglie italiane nell’istituto adottivo occorre che l’intero sistema rispetti le ‘regole del gioco’: oggi, provvidenzialmente, l’adozione internazionale si è dotata di regole precise, che tutti però devono osservare: su tutto, il divieto assoluto dei pagamenti in contanti e in nero, pratica opaca e censurabile che da più parti, tuttavia, si fa ancora fatica a stroncare”.

Questo è tanto più urgente in quanto i minori senza famiglia nel mondo non diminuiscono, anzi: “I numeri sono in progressivo aumento, soprattutto in Asia e in Africa – aggiunge il presidente di Ai.Bi. – ma il problema dell’emergenza abbandono non può più essere affrontato come si è fatto fino ad oggi, secondo prospettive nazionali limitate: è tempo di pensare all’adozione in prospettiva europea, come una tra le materie d’interesse comunitario.

Prendiamo, ad esempio, la recente scelta della Polonia: come si può decidere a livello politico di chiudere la porta all’adozione internazionale pensando ‘possiamo farcela da soli’ e poi, concretamente, essere costretti a riportare i minori senza famiglia in comunità e istituti, sottraendoli anche a genitori che già avevano incontrato?”.

Perciò l’Europa deve continuare a discutere e, nel modo più rapido possibile, trovare soluzioni operative e concrete su temi come questi, oggi prioritari per garantire un futuro all’adozione internazionale: “Tra i quali – precisa Griffini su Vita non possono non rientrare l’istituzione dell’adozione europea e l’avvio di un piano ‘Marshall’ per l’infanzia e la gioventù abbandonata nei Paesi africani”.

Il fondatore di Ai.Bi. e genitore adottivo conclude il proprio punto di vista sul presente e il futuro possibili per l’adozione internazionale specificando che è possibile e doveroso “pensare, certo, alla creazione e all’utilizzo di strumenti inediti per l’adozione internazionale, che nel tempo è molto cambiata, ma ha scoperto nel contempo nuove opportunità: penso alle vacanze preadottive, all’istituto dell’affido internazionale, all’adozione in pancia di bebè che potranno essere salvati dall’aborto, all’adozione ‘aperta’ concordata fin dall’inizio tra genitori biologici e coppia adottiva, alla Kafala per quei minori che provengono dai Paesi di tradizione islamica. Insomma, le soluzioni per far ripartire la meravigliosa ‘macchina della vita’ che risponde al nome di adozione internazionale ci sarebbero: sta ora agli attori principali che hanno a cuore il destino dell’infanzia abbandonata nel mondo decidere con convinzione e una volta per tutte di gettare il cuore oltre l’ostacolo e operare per il suo rilancio nel nostro Paese”.