Adozione. Moise, bimbo abbandonato che avrebbe potuto morire tra le braccia di una mamma, ma la burocrazia italiana lo ha bloccato

Una storia di solitudine e di burocrazia che è stata più forte dei diritti di un bimbo ad avere qualcuno accanto almeno nei momenti più critici e ultimi della sua breve vita: è quella del piccolo, nato da una donna rumena che non è mai stata in grado di occuparsi di lui e della sua malattia, ma tenuto lontano anche dai genitori adottivi di Cagliari

I genitori naturali hanno potuto vedere il piccolo solo dopo il suo decesso, sopraggiunto alcuni giorni fa, dopo tanti mesi di ricovero al Policlinico di Messina. Qui Moise è morto accompagnato esclusivamente dalle cure amorevoli del personale ospedaliero

adozione. La triste storia di Moise, bimbo abbandonato morto da solo

L’indimenticabile e indimenticato don Oreste Benzi soleva ripetere, quando affidava ad una coppia un bambino abbandonato gravemente ammalato: “Il miracolo è che muoia da figlio, fra le braccia di una mamma. Così, purtroppo, non è successo per il piccolo Moise.

Alla fine, è morto così com’è purtroppo vissuto: solo e senza l’affetto di una famiglia vera, quell’abbraccio caldo e tenero di una mamma e un papà che possono piangere e soffrire insieme al proprio bambino. Ma Moise ha avuto la sfortuna di non essere nato in una famiglia capace di prendersi cura di lui. E così per il bimbo di origini rumene, nato a Polistena e affetto da una patologia cerebrale, il destino cinico ha previsto, ben presto, il ‘confino’ forzato in un letto di ospedale, al Policlinico di Messina.

La sua famiglia biologica non aveva mai potuto prendersi cura né di lui né della sua malattia. E così, il Tribunale per i minorenni lo ha affidato alla sola famiglia disposta ad accoglierlo, che però era residente a Cagliari, in Sardegna. Purtroppo, a questo punto le pratiche per il suo trasferimento in un nosocomio cagliaritano, così da poter contare sulla vicinanza dei suoi nuovi genitori adottivi, ha subito i contraccolpi della burocrazia italiana, che in più occasioni ne ha fermato il trasbordo, proprio quando sembrava che finalmente fosse cosa fatta. Le carte ‘azzeccacarbugliesche’ di manzoniana memoria hanno protratto le pratiche da dicembre scorso fino a maggio, quando le condizioni del piccolo si sono aggravate, impedendo definitivamente il suo spostamento. E così, dopo due arresti cardiaci, Moise se n’è andato da questo mondo, scuotendo ancor più il cuore e l’animo dei sanitari dell’ospedale messinese, gli unici ‘cari’ che ha avuto accanto nell’ultimo tratto del suo breve percorso terreno, e di quanti hanno conosciuto la sua storia.

L’interrogativo che ora occorre porsi, al termine di questa triste vicenda, è: quanto vale la vita di un bambino abbandonato? Si può misurare l’intensità del suo tempo?  L’auspicio, quantomeno, è che quello di Moise sia il primo e ultimo caso di questo tenore nel nostro Paese.

Fonte: Gazzetta del Sud