Affido. La visita domiciliare “E se la nostra casa non andasse bene?”

La visita domiciliare consente di “vedere” la casa, gli spazi e conoscere i figli della coppia. Sembra banale, ma entrare in casa delle persone è un momento importante.

 Nell’affido il percorso di conoscenza della famiglia è uno dei momenti più delicati. È il percorso che ci permette di scoprire insieme alle famiglie risorse e  limiti per focalizzare al meglio la loro disponibilità.

Ogni disponibilità è diversa, se non unica, dalle altre; in quanto è fatta di persone con il loro passato e il loro presente; grazie al permesso di poter entrare nelle loro vite diamo avvio al percorso di conoscenza, percorso prezioso, dove  l’equipe si fa un’idea della famiglia e su quell’idea verrà poi costruito l’abbinamento.

Il percorso generalmente è costituito per lo più da colloqui che mirano alla conoscenza della storia della coppia e della famiglia e viene concluso con la visita domiciliare.


La visita domiciliare: cos’è?

La visita domiciliare consente di “vedere” la casa, gli spazi e conoscere i figli della coppia. Sembra banale, ma entrare in casa delle persone è un momento importante.

Capita di vedere case piene di vita, quasi disordinate dai giochi dei bambini, con mamme che hanno cercato fino all’arrivo dell’equipe di dare una parvenza di ordine, e case meno “vissute”.

A volte se la coppia ha bambini piccoli capita di dover conoscere i loro amici di peluches o ascoltare i racconti della loro giornata. A volte se ci sono figli adolescenti che magari non parlano molto, dal loro sguardo ti senti comunque un po’ ispezionato.

Le case sono l’intimità delle famiglie e entrarvi è un momento delicato, che permette di conoscere un po’ più della loro quotidianità e si viene in contatto anche con aspetti pratici della routine: se hanno un giardino condominiale, se vivono in una zona residenziale, se la loro camera è sullo stesso piano di quella dei figli, se hanno una camera in più o se immagino l’accoglienza nell’unica camera da letto che hanno, hanno uno spazio giorno grande, piccolo….

Non c’è un giusto o uno sbagliato per l’accoglienza

Non che ci sia un giusto o uno sbagliato per l’accoglienza, ma vedere permette all’equipe che sta facendo il percorso di conoscenza di immaginare quale minore sia più facilmente “inseribile” in quel contesto familiare.

È un momento molto sincero per le famiglie che ti accolgono e si fanno guardare, nella loro realtà semplice e vera, di famiglia.