BAMBINIxLAPACE. Storie di bambini, paure e speranze a Edineț, in Moldova

Nei centri profughi della Moldova si incrociano le storie e le vite di tanti bambini e famiglie in fuga dall’Ucraina. Ai.Bi., con il gioco, le attività, il lavoro di tutto il suo staff e il vostro aiuto, accoglie, ascolta e prova a dare una nuova speranza a tutti

 Irina è una bambina ucraina che si trova in Moldova da circa un mese. È arrivata con un bagaglio molto pesante, non composto da valigie o oggetti preziosi, che quando si scappa non si possono portare con sé, ma fatto di emozioni, ricordi, paure, dolore, rumore di missili sulla testa…
Irina e sua mamma hanno trovato alloggio presso il centro di accoglienza per i profughi di Edineț, nel nord della Moldova. Per loro è stato il primo luogo in cui trovare un po’ di conforto da quando hanno lasciato la loro casa. Il primo tetto stabile sotto cui assaggiare un po’ di pace e nle quale l’accoglienza ricevuta è stata “oltre le aspettative”. Ma ci vorrà ancora del tempo e del lavoro per riuscire a istituire un vero rapporto di fiducia e condivisione tra chi soffre e chi offre aiuto.

Aiutare significa prendere su di sé un po’ del peso che portano gli altri

Per questo, al centro di Edinet, l’aiuto umanitario non si limita a fornire vitto e alloggio, ma si estende ad altri servizi specializzati come consulenze giuridiche, supporto informativo, consulto medico e psicologico, inserimento lavorativo, ecc.
Perché il senso di portare aiuto in una situazione di guerra è riuscire a prendere sulle proprie spalle un po’ del peso che altri sono costretti a portare.
Con i bambini questa operazione è più difficile, specie con quelli che ancora non sanno parlare ma che già hanno vissuto molti traumi. Per sciogliere il ghiaccio ci sono i giochi e le attività ludiche: attraverso i disegni e le creazioni realizzate dai bambini, infatti, si possono intuire i loro problemi e le loro emozioni, strutturando, poi, degli interventi mirati più efficaci.
Irina, per esempio, fin dal suo arrivo ha parlato per settimane intere in maniera ossessiva della sua casa: “Lo sapete che noi non abbiamo più casa? – ripeteva. È successo per la guerra che siamo rimasti senza casa. Ma io la rifarò. Prima sulla carta, e poi, da grande, la ricostruirò. La mia cameretta sarà così” – diceva, disegnandola su un foglio.

Storie di bambine tra paure e futuro

Olesea è un’altra piccola ospite del centro: ha 4 anni e si presentava sempre come “figlia di sua madre”, in un segnale di come la guerra l’avesse spinta a riaffermare in ogni occasione l’appartenenza, per scongiurare la paura di perdere la figura materna. Con il passare dei giorni la situazione è un po’ migliorata: Olesa continua a non parlare molto, ma si fa capire quando vuole qualcosa, specie se si tratta di un pezzetto di cioccolato!
Anche Lena, 7 anni, preferisce il silenzio; addirittura sua mamma pensava che potesse avere problemi di comunicazione. Ma durante il gioco riesce a sciogliersi un po’, rimostrando buone capacità creative e una spiccata sensibilità verso chi è in difficoltà: si rende utile nelle attività condotte dagli animatori e offre il suo aiuto agli altri bambini che non riescono a disegnare.

Queste sono solo tre delle tante storie che tutti i giorni si intrecciano nei villaggi e nei centri della Moldova dove Ai.Bi. porta i suoi interventi nell’ambito della campagna #BAMBINIxLAPACE, attiva anche in Ucraina e in Italia. Chiunque può sostenere queste attività, e le storie che si incontrano, con una donazione una tantum o con l’Adozione a Distanza.
E se sei cliente Fineco, la banca raddoppia la tua donazione fino al 30 giugno. Ricordati che tutte le donazioni ad Ai.Bi. godono delle seguenti agevolazioni fiscali.

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