Bullismo a scuola: i segnali da non sottovalutare e cosa possono fare i genitori

Come riconoscere i segnali di bullismo e cyberbullismo, ascoltare i ragazzi e intervenire insieme a loro prima che il disagio diventi più profondo

Con l’inizio delle attività scolastiche torna nuovamente alta l’attenzione su un fenomeno, che purtroppo, non va mai in vacanza. Troppi giovani sono vittime di comportamenti discriminatori, aggressivi, intimidatori, violenti da parte di loro coetanei, stiamo parlando dell’odioso fenomeno del bullismo e del cyberbullismo contro i quali occorre essere tutti uniti.

Per genitori e adulti di riferimento la parola d’ordine è una: tenere alta l’attenzione e parlare con i ragazzi. Ma quali sono le caratteristiche che contraddistinguono un comportamento da bullo?

La legge 70/2024, che ha modificato la legge 71/2017, definisce il bullismo come “aggressione o molestia reiterate”, commesse da una singola persona o da un gruppo, ai danni di uno o più minori, idonee a provocare ansia, timore, isolamento o emarginazione, attraverso una serie di condotte specificamente indicate.

Secondo il Ministero dell’istruzione e del merito, nel bullismo sono sempre presenti tre elementi:

  • La volontà da parte del bullo di ferire, umiliare, svilire la vittima attraverso aggressioni fisiche, verbali o psicologiche,
  • la reiterazione più o meno sistematica del comportamento offensivo, discriminatorio o violento,
  • la presenza di una evidente asimmetria di potere tra il bullo e la sua vittima che non riesce a interrompere la ciclicità degli attacchi.

L’obiettivo del bullo – come evidenziano gli esperti del Ministero dell’Istruzione –  è quello di umiliare, denigrare o isolare ed emarginare la vittima, attaccandola su questioni e aspetti di tipo personale, violandone l’intimità e la sensibilità, facendole sentire fuori posto, inadeguate o ridicole, come pure, semplicemente, ignorandole deliberatamente. L’effetto è la compromissione della fiducia in sé stessi.

Attenzione ai segnali di allarme

Quello che noi adulti possiamo fare è, come abbiamo già sottolineato, tenere alta l’attenzione per poter individuare segnali d’allarme che segnalino sia la presenza di un possibile bullo, sia di un giovane che stia subendo atti di bullismo. Le parole chiave sono sempre osservazione e ascolto.

A spiegarci quali possono essere questi segnali è l’opuscolo informativo: “Rompere il silenzio – vincere la paura” una guida per genitori e adulti di riferimento sui fenomeni del bullismo e del cyber bullismo realizzata dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri. (link). Vediamoli insieme.

Quali potrebbero essere alcuni comportamenti sui quali portare la nostra attenzione? Prima di individuarli, occorre fare una premessa. Non tutti i conflitti e le incomprensioni tra coetanei integrano fenomeni di bullismo. In ogni caso, occorre prestare attenzione a cambiamenti significativi nel comportamento dei ragazzi per comprendere cosa stia accadendo e poterli aiutare.

 Mio figlio potrebbe essere autore di atti di bullismo o cyberbullismo?

  • Se trascorre molto tempo in chat o in Internet per interagire con i coetanei,
  • se tende a essere svalutante e altezzoso/a nei confronti di compagni, di insegnanti e altri adulti,
  • se è spesso impulsivo e aggressivo,
  • se mostra difficoltà nei rapporti interpersonali,
  • se  fa fatica a rispettare regole e divieti: non accetta mai un no
  • se mostra indifferenza e scarsa comprensione verso i sentimenti degli altri.

Mio figlio potrebbe essere vittima di atti di bullismo o cyberbullismo?

  • Se non vuole andare a scuola o non frequenta più il gruppo sportivo, non vuole uscire con gli amici o invitarli a casa,
  • evita di frequentare luoghi o eventi che coinvolgono altre persone,
  • non usa computer e telefonino e altre tecnologie per comunicare con gli altri,
  • è visibilmente sotto stress ogni volta che riceve un messaggio o una notifica,
  • è spesso triste, ha scarsa autostima, ha problemi alimentari o del sonno.

 Se fosse davvero bullismo che cosa possiamo fare?

Anche in questo caso a venirci in aiuto è la guida realizzata dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Essere presente nella vita dei propri figli e parlare con loro senza giudicarli ma cercando di rassicurarli per capire come si sentono e cosa gli accade, per ascoltare il loro malessere, per ragionare assieme a loro. Mantenere la calma, cerca di capire bene la loro situazione e decidere insieme a loro che cosa sia meglio fare.

Se sono vittime di bullismo o cyberbullismo:

  • consigliare loro di non rispondere allo stesso livello dei bulli,
  • spiegargli che è importante raccontare nei dettagli l’accaduto e conservare le tracce per avere una prova nei casi in cui si presenti una denuncia,
  • farli sentire protetti e spiegagli che non devono avere paura e che insieme è possibile risolvere la situazione, anche affidandovi agli esperti e alla rete di supporto.

Se sono bulli o cyberbulli?

  • Occorre anche in questo caso parlare con i propri figli. I ragazzi devono essere responsabilizzati, le loro condotte non vanno giustificate ma vanno aiutati a comprendere che certi comportamenti possono ferire e danneggiare gli altri,
  • fargli capire le responsabilità giuridiche che possono derivare dai loro comportamenti,
  • Dire chiaramente come si pensa di agire e cosa ci si aspetta da loro.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale