“Come superare le paure dell’adozione? Capire che l’accoglienza è un percorso da fare insieme”

famiglie in affidoAccompagnano le coppie prima e dopo l’adozione e le seguono nei loro dubbi, paure e speranze. Sono gli assistenti spirituali dei gruppi regionali delle famiglie di Ai.Bi. La XXIII Settimana delle Famiglie di Amici dei Bambini, che si sta svolgendo in questi giorni a Gabicce, ha ospitato due di loro: don Luigi Spada, parroco della comunità di San Giovanni Bosco di Bologna, e don Ruggiero Caporusso, parroco del Santissimo Crocifisso di Barletta e direttore del Centro Missionario Diocesano della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. Li incontriamo al termine di uno dei momenti di riflessione previsti dalla Settimana di Gabicce.

 

In Ai.Bi. parliamo di “spiritualità dell’adozione”. Quali sono secondo voi i bisogni spirituali delle famiglie adottive?


Don Luigi – L’accompagnamento personale, la dimensione relazionale e la forza che ti viene data dal capire che quello dell’accoglienza non è un percorso solitario ma comunitario: non solo un rapporto personale con Dio, ma una relazione comunitaria con gli altri.

Don Ruggiero – Per i genitori adottivi spesso è necessario sanare una ferita e per farlo hanno bisogno di cercare una luce, una forza interiore che provenga da tutto ciò che li circonda.

 

Voi assistenti spirituali che cosa potete fare di concreto per incoraggiare le coppie all’accoglienza e accompagnarle nel loro rapporto con i figli?

Don Luigi –Offrire la nostra capacità di ascolto. Parlando con le coppie si colgono le loro ferite e i loro timori, limiti che diventano sempre più laceranti. Noi dobbiamo accompagnarli a capire che la cosa più importante è l’accoglienza e per farlo li portiamo nelle nostre preghiere, facendo nostre le loro domande.

Don Ruggiero – Il nostro sforzo consiste nel fare comprendere alle coppie le grandi potenzialità che ognuna di loro ha: una sfida delicata, certamente controcorrente. La condivisione all’interno di una comunità, mettersi in cammino con chi vive la stessa ferita, la stessa speranza, la stessa gioia è assolutamente importante.

 

San Giuseppe, padre adottivo di Gesù, ha accettato di accogliere un figlio non suo. Oggi invece sono sempre meno le coppie disposte a fare lo stesso. Come spiegate questo fenomeno a partire dalla vostra esperienza di ascolto delle coppie?

Don Luigi – Molto dipende da una fatica mediatica: l’adozione sottopone a giudizi e “processi” da parte di persone esterne alla coppia. E poi c’è una fatica interna al contesto familiare. L’arrivo di un nuovo figlio pone dei punti interrogativi, mentre nella società odierna sembra che si cerchino solo certezze.

Don Ruggiero – In qualche caso, l’adozione viene ancora vista come scelta causata da una sconfitta fisica, mentre bisognerebbe interpretarla come atto di giustizia verso i bambini abbandonati.