Miniera di Luwowo Coltan vicino a Rubaya, Nord Kivu, 18 marzo 2014. © MONUSCO/Sylvain Liechti

Repubblica Democratica del Congo. La frana di Rubaya: sono almeno 300 i morti 

Una tragedia annunciata quella del 28 gennaio nell’area mineraria del Nord Kivu: la società civile chiede la chiusura dei siti sotto controllo ribelle

Il bilancio della frana che ha colpito mercoledì 28 gennaio l’area mineraria di Kasasa, a Rubaya, nel territorio di Masisi nel Nord Kivu (QUI), ha raggiunto dimensioni drammatiche.

Almeno 300 morti

Secondo una dichiarazione congiunta diffusa sabato 31 gennaio dalla società civile del Nord Kivu e dalle organizzazioni femminili locali, le vittime accertate sono almeno 300, mentre circa 100 persone risultano ancora disperse. Di fronte a quella che viene definita una vera e propria catastrofe umanitaria, le organizzazioni chiedono l’immediata sospensione di tutte le attività minerarie illegali nella zona.
La frana, provocata da una grave erosione del suolo, ha sepolto centinaia di minatori artigianali, ma anche commercianti, donne e bambini presenti sul sito. Molte vittime sono state trascinate via dalle acque in piena dei fiumi Mumba, Osso e Rushoga, rendendo estremamente complesse le operazioni di ricerca e soccorso.

Una tragedia annunciata

Per Telesphore Mitondeke, presidente del coordinamento territoriale della società civile di Masisi, si tratta di una tragedia annunciata. L’attività mineraria, in particolare nel perimetro 4731 di Rubaya, viene condotta senza alcuna valutazione di impatto sociale o ambientale, in palese violazione del Codice Minerario congolese.
“L’attività mineraria in diverse aree minerarie, in particolare nel perimetro 4731 di Rubaya, viene svolta senza alcuna valutazione di impatto sociale o ambientale.  – Afferma – Chiediamo l’immediata cessazione di tutte le attività minerarie illegali nelle zone occupate fino al completo ripristino del quadro giuridico”.
La tragedia riporta alla memoria la frana del giugno 2025 nello stesso sito, che causò centinaia di morti. Oltre alla questione della sicurezza, emergono gravi implicazioni finanziarie. Il sito di Rubaya, sotto il controllo del movimento ribelle AFC/M23, rappresenterebbe una delle principali fonti di finanziamento della ribellione, grazie a tasse illegali che frutterebbero fino a un milione di dollari al mese e a condizioni di lavoro forzato imposte ai minatori.
Il governo di Kinshasa ha accusato Kigali di trarre profitto dall’estrazione illegale di coltan nelle aree occupate, denunciando un’economia di guerra e gravi violazioni del diritto internazionale. Le autorità congolesi annunciano azioni legali e ribadiscono la volontà di porre fine allo sfruttamento illegale delle risorse naturali.

Foto in alto: Miniera di Luwowo Coltan vicino a Rubaya, Nord Kivu, 18 marzo 2014. © MONUSCO/Sylvain Liechti

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