Bambini in alto mare
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Cristina e Paolo a scuola in pastorale familiare. “Perché è necessario un approfondimento teologico e spirituale della adozione e dell’affido

Preparare coppie di sposi, sacerdoti, religiosi e religiose che, attenti alle periferie esistenziali dell’uomo, sappiano adeguatamente cogliere le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione in un intreccio virtuoso fra luce teologica, passione pastorale, condivisione fraterna, e animazione dei figli.

Questo lo scopo del corso estivo per il diploma in pastorale familiare che si è svolto a La Thuile (Valle d’Aosta) dal 9 al 22 luglio 2017, frutto della collaborazione tra il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia e l’Ufficio della CEI per la pastorale della famiglia. Il Corso mira alla formazione di animatori qualificati di pastorale familiare nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle varie aggregazioni che si propongono di accompagnare e sostenere le famiglie nella loro crescita umana e spirituale e nel loro compito a servizio della Chiesa e della società.

Anche l’Associazione La Pietra Scartata e il Movimento di famiglie adottive e affidatarie Ai.Bi. Amici dei Bambini, ispirate al carisma e alla spiritualità dell’accoglienza adottiva e affidataria nonché attive nella pastorale familiare in diverse diocesi e in comunità locali, hanno ritenuto opportuno cogliere questa opportunità.

I coniugi Cristina e Paolo Pellini hanno completato il loro primo triennio frequentando le tappe del percorso formativo. Qui di seguito abbiamo raccolto le loro prime considerazioni conclusive al termine di questa positiva esperienza.

Da qualche giorno sono terminate per noi le lezioni del terzo anno del Diploma in Pastorale Familiare – raccontano –  che ci vedrà però impegnati fino a marzo per la presentazione dell’elaborato di fine corso. L’obiettivo è che gli studi teologici possano tradursi in prassi pastorali attraverso il vissuto e l’impegno nelle diocesi delle famiglie, nella convinzione che non possa esistere la teologia senza una dimensione pastorale e una pastorale senza un fondamento teologico in quando ogni nostro agire si basa sulla nostra fede”.

Per Cristina e Paolo Pelliniquesti tre anni di lezione di altissimo livello accademico, ci hanno aperto cuore e mente rispetto al magistero della Chiesa Cattolica riuscendo a scoprire così la bellezza e la gioia dell’essere famiglia così come Amoris Laetitia riesce ad esprimere con semplicità”.

 Oggi ci sentiamo più forti nell’affermare ciò in quanto un ‘sapere scientifico’ ha legittimato ciò che sentivamo nel cuore – precisano –  ma a cui con difficoltà potevamo dare un nome; oggi possiamo portarne testimonianza negli incontri che conduciamo per le famiglie affidatarie e adottive con cognizione di causa: tante volte parliamo di sacramento del matrimonio, poche volte siamo consapevoli della sacralità che il matrimonio ha in sé, della Grazia che contiene, di quanto nel matrimonio siamo immagine di Dio”.

“Partecipare a questo percorso ci ha fatto inoltre vivere un’esperienza di Chiesa coinvolgente – aggiungono –, le famiglie partecipanti arrivavano da ogni regione d’Italia e ognuna ha portato con se la peculiarità del luogo da cui arrivava nonché la propria storia personale. La gioia dello stare insieme tra famiglie, sacerdoti e religiose, le gite in montagna, la stanchezza per le lezioni, le chiacchiere con i professori sono stati fondamentali per riuscire a vivere concretamente e immediatamente ciò che il mattino ci veniva narrato a lezione. Sono nate belle amicizie, l’ascolto e la condivisione sono stati gli elementi fondanti questo cammino, tanti i momenti di testimonianza anche per noi che eravamo la coppia “anomala” in quanto rappresentanti di un’associazione e non di un ufficio famiglia di una diocesi”.

“Ora è necessario completare il percorso con un elaborato – continuano –  che ci vedrà impegnati proprio nel rendere progetto di pastorale famigliare la teologia e la spiritualità dell’accoglienza elaborata in questi anni all’interno della nostra comunità La Pietra Scartata. Una sfida non da poco in quanto una pecca, se di pecca si può parlare, di tutto questo percorso è stata proprio l’assenza di un approfondimento teologico e spirituale di adozione e affido, nonostante Amoris Laetitia sia così chiara nell’invitare le coppie ad aprirsi all’accoglienza di bambini senza famiglia e nonostante la partecipazione al corso di numerose famiglie adottive e affidatarie”.

“Che sia questo ciò a cui tutti noi genitori adottivi e affidatari siamo chiamati?  – si chiedono in conclusione – Sdoganare adozione e affido dall’idea che rientri in una forma di volontariato, legittimandole come forma di genitorialità al pari di quella biologica?

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