Dom Luciano Mendes il ‘santo’ delle favelas alle famiglie adottive di Ai.Bi: “Il Signore vi ha chiesto di generare l’amore lì dove si stava spegnendo, perché mancava qualcuno che facesse sorgere un’altra volta la fiamma”

don luciano“Dove la fiamma era spenta, c’era comunque la vita. Voi avete preso con cura, con attenzione, con amore, la fiamma che Dio vi ha donato e avete acceso la vita, la speranza, l’amore, la certezza di essere amati, a questi bambini che oggi si rallegrano e gioiscono perché sono il figlio, la figlia del vostro amore”. E ancora “Non sono le ricchezze materiali, né la salute del corpo che ci fanno felici; quello che ci dà gioia è essere capaci di amare, soprattutto amare una vita che non avrebbe avuto questo amore se noi non lo avessimo donato. Ecco la grandezza di questa nostra celebrazione: noi stiamo celebrando la festa di coloro che sanno vivere l’amore, che hanno indossato la veste del Signore, che hanno messo nel loro cuore l’amore del Signore….Celebriamo l’amore gratuito, l’amore misterioso, l’amore misericordioso del Signore per il quale non ci sono distanze né limitazioni”.

Questi sono alcuni dei passaggi (che riportiamo integralmente) dell’omelia di Mons. Luciano Mendes, che l’11 ottobre del 1987 da vescovo ausiliare di San Paolo, presidente della conferenza episcopale brasiliana e responsabile della Pastorale dei Minori, ha pronunciato in occasione della Festa dell’Amore di Ai.Bi. celebrando una Santa messa nella parrocchia Madonna del Divin Pianto a Cernusco sul Naviglio. Alla cerimonia erano presenti anche suor Rosecier Alves Pinto (Suor Rosy) delle “Irmas Vicentinas” e di tantissime coppie con i loro bambini adottati. Tutto questo ha permesso di indirizzarsi verso un lavoro sempre più costruttivo e gratificante nel comune proposito di aiutare l’infanzia abbandonata al di là delle frontiere e delle distanze  a ritrovare l’amore che forse hanno perduto.

Dom Luciano Mendes, un uomo sempre chino sul dramma degli ultimi, i diseredati del suo immenso Paese, il Brasile, in particolare i bambini di strada che ricordiamo oggi in occasione del decennale della sua scomparsa.


Il minore non è un problema – è sempre stato il suo slogan il minore è una soluzione”. Una campagna e un’azione a favore dei minori, la sua, che spingerà l’Unicef (organo dell’Onu per la protezione dell’infanzia) nel 1986 ad assegnare al giovane vescovo il premio “Bambino e pace”.

Ecco la versione integrale della sua omelia.

Cari fratelli, in questo momento mi sembra di essere in una grande famiglia, poiché tutti noi non abbiamo altro desiderio di accogliere la vita offertaci dal Signore nella persona di questi piccoli fratelli giunti nelle vostre famiglie.

Prima di tutto vorrei parlarvi della mia gioia personale nel trovarmi qui a questa celebrazione, dove ho la possibilità di conoscere molte famiglie che hanno accolto dei bambini abbandonati.

Sia che i vostri figli siano nati in Brasile, sia altrove, tutti qui vi trovate con lo stesso amore di genitori che accolgono la vita del Signore presente nella vita di questi bambini.

Ma io  non sono solo qui: c’è fra noi una carissima sorella. È Suor Rosy, che lavora a San Paolo in una casa dove vengono ospitati dei bambini senza genitori per i quali lei è la madre premurosissima. L’ho conosciuta 10 anni e non sapevo che ci saremmo ritrovati oggi qui per provvidenza del Signore. Desidero affermare che c’è qualcuno che merita un applauso per quello che sta facendo è Suor Rosy.

Fratelli, sorelle, vorrei dirvi anche quando sono riconoscente al Signore per il lavoro che Padre Mario Colombo sta svolgendo.

È vero che oggi tanti coloro che si interessano della vita dei bambini in difficoltà, e, particolarmente, di quelli che necessitano di una famiglia che li accolga; ma questo difficile lavoro di trovare una famiglia in un’altra nazione è molto delicato perché deve armonizzare le leggi sia del Brasile che dell’Italia.

Padre Mario si è concretamente interessato a questi problemi ed io posso dire che è un lavoro che impegna moltissimo e che richiede un grande amore ed un forte convincimento personale.

In ogni adozione “si riscontrano” due esigenze: l’esigenza del bambino che vuole l’amore dei genitori che non ha mai avuto e l’esigenza dei genitori ai quali il Signore meravigliosamente ha donato un amore di padre e di madre. Amore che non sapevano come si sarebbe realizzato. Ecco che il Signore li ha particolarmente preparati.

In loro il Signore ha messo un grande amore e direi, con tutta certezza, un amore ancor più grande perché è l’amore di chi accoglie una vita che è già nata e la fa sua.

Noi oggi stiamo celebrando la festa, il banchetto del quale parla il Vangelo.

È la festa dell’amore, di quelli che si preparano ad accogliere l’amore del Signore, per farlo proprio e donarlo a queste vite.

Non so, fratelli, come ringraziare ogni coppia, ogni famiglia che ha accolto dei bambini, siano brasiliani, italiani o venuti da altre terre.

Quello che ci fa diventare come una sola famiglia è questo amore comune, è questa sensibilità per la vita di un fanciullo.

La Parola del Signore dice: chi accoglie un bambino, una vita, nel Suo nome, accoglie il Signore.

Che vuol dire questo: accogliere il Signore presente nella vita di questi bambini.

Vostro figlio diventerà allora, nella vostra casa, una sorgente di grazia. La sua risposta di amore alle vostre continue premure sarà come un ritorno di grazia che darà senso differente alla vostra vita.

Vi darà la gioia di avere una vita ancora più utile, una vita caratterizzata dall’amore gratuito del Signore. Cos’è la nostra fede, cos’è il Cristianesimo, se non l’esperienza viva e continua dell’amore gratuito del Signore. Quale gioia più grande di quella di una mamma che cura il suo bambino ammalato, lo fa guarire, lo fa crescere con tutte le sue premure? È questa la gioia che il Signore ha voluto donarvi, genitori nell’amore, l’unica gioia pura veramente grande in questa vita!

Non sono le ricchezze materiali, né la salute del corpo, che ci fanno felici; quello che ci dà gioia è essere capaci di amare, soprattutto amare una vita che non avrebbe avuto questo amore se noi non lo avessimo donato. Ecco la grandezza di questa nostra celebrazione: noi stiamo celebrando la festa di coloro che sanno vivere l’amore, che hanno indossato la veste del Signore, che hanno messo nel loro cuore l’amore del Signore. Io chiedo a Dio che vi benedica sempre, che vi doni la grazia dell’unità della coppia, la gioia di essere capaci di vivere con questi bambini, non solo i momenti felici, ma pure i momenti difficili che come genitori dovete sempre affrontare.

I momenti di una salute che viene a mancare, di una infermità, di una difficoltà a scuola, dei problemi che nascono a volte dal rapporto personale con coloro che abbiamo scelto di amare; tutte queste difficoltà noi le vogliamo offrire al Signore, nella certezza che non sono i momenti facili che ci fanno felici, ma è l’amore che si fa più forte dei momenti difficili.

Dunque che il Signore vi dia molta unione di cuore perché possiate dare sempre un amore ancora più grande a coloro che Lui vi ha consegnato.

Voi potreste chiedere: ma in Brasile non ci sono delle persone che possono adottare questi bambini? Forse sì, anche se non sono sufficienti perché sono tanti i bambini abbandonati, ma certamente le ragioni non sono da ricercare nelle necessità più grandi o più piccole. Vedo in questo una volontà speciale del Signore, che ha preparato il vostro cuore per andare oltre l’oceano e accogliere una vita che  il Signore stesso aveva preparato per consegnarla nelle vostre mani. Così è il mistero della fede nel Signore che è Padre e che fa sì che le distanze non siamo una difficoltà; anzi a causa delle distanze, aumenta l’amore, la premura, il sacrificio che noi vogliamo rivivere in questa celebrazione.

Celebriamo l’amore gratuito, l’amore misterioso, l’amore misericordioso del Signore per il quale non ci sono distanze, né limitazioni.

È per me una grazia immensa vedere nello stesso tempo i genitori e i bambini che il Signore ha dato loro nell’amore; genitori in un modo meraviglioso che hanno generato nel loro cuore la speranza e la certezza di essere amati da qualcuno.

Forse pensavate di generare per la prima volta la vita e il Signore vi ha domandato di più: di generare l’amore lì dove forse si stava spegnendo, perché mancava qualcuno che ne facesse sorgere un’altra volta la fiamma.

Oggi, prima dell’inizio di questa S. Messa, ho visto un bambino piccolino prendere dalle mani della mamma un cero per accendere una candela, ma la fiamma si era spenta e lui allora ha preso un altro cero ed ha acceso una di queste candele. Ho pensato che anche voi avete fatto come quel bambino. Dove la fiamma era spenta, c’era comunque la vita. Voi avete preso con cura, con attenzione, con amore, la fiamma che Dio vi ha donato e avete accesso la vita la speranza, l’amore, la certezza di essere amati, a questi bambini che, oggi, si rallegrano e gioiscono perché sono il figlio, la figlia del vostro amore.

Io prego il Signore perché questa fiamma splenda sempre nel cuore di questi fanciulli e che, un giorno, Egli vi dica: entrate nella casa del Padre, voi che avete acceso l’amore nel cuore di questa piccola vita, perché senza saperlo avete vissuto la pienezza del Vangelo del Signore.

Chiedo al Signore che tutto il vostro cammino della vostra vita sia illuminato dalla fiammella che è stata collocata in questa piccola candelina, accesa dal vostro amore.

Offriamo al Signore le nostre preghiere, ma riceviamo pure dal Signore la grazia che avete voluto passare ai vostri figli, felici di trovare nel vostro cuore l’amore del Signore.