Emergenza affido: cosa occorre fare per accogliere un minore in casa propria?

Un breve vademecum per illustrare i requisiti e i percorsi che vanno seguiti. Affido a tempo pieno o parziale: la differenza

Dopo la pubblicazione di una notizia inerente la possibile insorgenza di una “emergenza affido“, in seguito all’emergenza socio-economica provocata dal Coronavirus, continuano ad arrivare in redazione richieste da parte di famiglie e single per chiedere informazioni sulla procedura da seguire per diventare genitore affidatario.

Già, che cosa bisogna fare per accogliere un minore in affido nella propria famiglia? La prima cosa da fare, innanzitutto, è quella di inoltrare la domanda alle associazioni che si occupano di affido famigliare o ai centri per gli affidi locali, gestiti solitamente dai Servizi sociali del Comune di residenza.

Le procedure, in questo caso, non sono particolarmente farraginose. La prima cosa da sapere, tuttavia, è che ci sono due generi di affido: quello giudiziario, quando sono i Servizi sociali a richiedere l’affido di un minore, in seguito a una presa d’atto della situazione problematica della famiglia d’origine, facendone richiesta all’ autorità giudiziaria; quello consensuale, quando viene richiesto dagli stessi genitori del minore poiché non in grado di farsene carico. In ogni caso sono sempre i Servizi sociali a occuparsi della gestione del sistema degli affidi, sotto osservazione della magistratura minorile.


Affido, cosa fare per accogliere un minore: i primi passi

Per dare la propria disponibilità ad accogliere bisogna dunque contattare proprio i Servizi. Ci sono naturalmente delle caratteristiche che si devono avere: la presenza di una stabilità economica e di una maturità personale; l’essere un sostenitore dei diritti dei bambini; la capacità e la disponibilità a collaborare con la famiglia d’origine e con gli assistenti sociali; la propensione a fare da genitori a ragazzi spesso problematici; la disponibilità di spazi adeguati in casa.

L’essere sposati, il possedere una casa o il vivere in una casa di proprietà, l’avere già dei figli o una particolare età anagrafica non sono requisiti necessari. La normativa prevede che anche le persone singole possano essere affidatarie.

Affido, cosa fare per accogliere un minore: incontri e corsi

Previsti sono invece i corsi di preparazione: si tratta di percorsi che durano solitamente due giorni.
L’affido tuttavia, si divide in due ulteriori categorie: l’affido a tempo pieno, ovvero quando il minore vive tutti i giorni a casa della famiglia affidataria; l’affido a tempo parziale, che si verifica quando il bambino vive solo pochi giorni alla settimana nella famiglia affidataria, mentre il resto dei giorni nella famiglia d’origine.

Ai.Bi. – Amici dei Bambini organizza periodicamente degli incontri informativi sull’affido. Sul sito aibi.it si possono inoltre trovare le indicazioni per iniziare un percorso formativo anche in questo periodo segnato dall’emergenza sanitaria.