Emergenza Ucraina. “Uno squillo alle 5 di mattina, la notizia della guerra e poi il terrore: così è iniziata la mia vita da profugo”

Tetyana è una cittadina ucraina fuggita con i figli a causa della guerra. Accolta in Moldova, nel villaggio di Pelinia, è tra le beneficiarie di alcuni degli interventi portati avanti da Ai.Bi. nel contesto della campagna #BANBINIxLAPACE. La sua testimonianza

Sono tante le storie che si possono raccontare delle persone colpite dalla tragedia della guerra in Ucraina. Una storia per ogni persona sfollata, ferita, rimasta cercando di resistere… Sono testimonianze di come la guerra sconvolga l’esistenza di ciascuno, ma anche di come la solidarietà, il coraggio e la generosità di tutti quelli che si incontrano sul proprio cammino, per quanto accidentato, possono fare la differenza. Questa è la storia di una di queste persone, Tetyana. La storia della sua fuga, del suo coraggio e della sua rinascita, anche grazie ai progetti della campagna di Ai.Bi. #BAMBINIxLAPACE

La testimonianza di Tetyana

“Sono Tetyana, ho 35 anni e da 10 anni insegno chimica e biologia. Fino a febbraio di quest’anno abitavo serenamente con i miei figli Polina (11 anni) e Nicolai (13) nel villaggio di Novobogdanov della regione Mykolaiv. Mia sorella Uliana, invece, abita nel cuore di Mykolaiv, sull’altra sponda del fiume.
I nostri genitori sono ancora giovani (entrambi hanno 58 anni) e fino alla guerra abitavano felici nel loro villaggio, in attesa dei nipoti che venivano a trovarli per le feste e durante le vacanze scolastiche.
Con l’ex marito Olexandr ci siamo separati, ma è un buon padre, attento e presente nella vita dei figli.

Uno squillo alle 5 di mattina, la notizia della guerra e poi il terrore

Insomma, stavamo proprio bene nella nostra bella Ucraina, finché, il 24 febbraio, alle 5 di mattina, non è squillato il telefono.
Era mia sorella. Tra i singhiozzi abbiamo capito solo le parole: “Attacco, missile, balcone”. Si riferiva al missile scagliato verso Mykolaiv che aveva colpito le case dei civili, causando vittime e feriti. Inizialmente non ho voluto spaventare i miei figli che ancora dormivano, così non li ho svegliati. Ma il telefono continuava a squillare: era mio nipote Artiom che ci dava la notizia dell’inizio della guerra. Tutto, allora, si è trasformato in un incubo. Mio padre e l’ex marito si sono offerti come volontari per difendere la patria, e per diverso tempo non abbiamo saputo più nulla di loro.

La vita nel sottosuolo

Le bombe continuavano a cadere a 4 chilometri dalla nostra casa. Così, insieme ai bambini, abbiamo preso il minimo indispensabile (materassi, cuscini, coperte, qualche fonte di riscaldamento – visto che era ancora freddo e nel sottosuolo l’aria era molto umida – acqua, biscotti…) e ci siamo rifugiati in cantina. Qui abbiamo accolto altre 4 famiglie che non avevano un luogo in cui ripararsi: in totale eravamo 4 madri e 9 bambini dagli 8 ai 14 anni. Per qualche settimana, dalle 8 di sera fino alle 6 di mattina, abbiamo condiviso lo stesso spazio, mangiando, piangendo e pregando al suono dei missili. A volte dovevamo rifugiarci lì anche durante il giorno, cercando il modi di intrattenere i bambini traumatizzati.
Con il tempo qualche famiglia ha deciso di scappare, e quando hanno bombardato il villaggio vicino anche noi abbiamo ritenuto fosse il momento di andare. Il 14 marzo, dopo aver salutato i miei genitori con la morte nel cuore, pensando che poteva essere l’ultima volta che li vedevo, abbiamo attraversato il confine moldavo con Palanca, proseguendo poi verso la capitale Chisinau e il Centro Moldexpo, dove siamo stati accolti bene e abbiamo mangiato e dormito in silenzio, senza più sirene che suonavano!

Una nuova vita a Pelinia grazie anche al progetto #BAMBINIxLAPACE di Ai.Bi.

Nei giorni successivi, una nostra connazionale già in Moldova ci ha messo in contatto con i responsabili dei punti di sostegno ai profughi e siamo stati sistemati in una casetta nel villaggio di Pelina. Gli abitanti si sono dimostrati subito molto generosi: ci hanno messo a disposizione la casa, gli orti, gli alimenti… tutto. Abbiamo ristabilito qualche contatto con i parenti e iscritto i figli nella scuola locale, oltre a riuscire a seguire qualche lezione online. Grazie a tutto questo non solo siamo riusciti a sopravvivere, ma abbiamo anche potuto costruire una nuova vita in un Paese che conoscevamo per la prima volta.
Nonostante il dolore e la paure, abbiamo vissuto dei momenti che rimarranno per sempre nella nostra memoria: l’accoglienza nel villaggio, dove ci hanno trattato come figli. Specie le signore anziane che ci portavano il cibo caldo con dei carretti che a mala pena riuscivano a spingere. le chiamate mattutine dell’assistente sociale, del prete e dei nuovi vicini per chiedere se avessimo bisogno di qualcosa; le attività di gioco organizzate dagli animatori dell’associazione Amici dei Bambini; l’assistenza legale gratuita, gli psicologi, i medici e gli altri specialisti che ci sono venuti incontro per darci una mano da ogni punto di vista; i giochi divertenti organizzati dagli animatori e le dolci sorprese offerte con generosità da Ai.Bi.
Io ho da poco iniziato a imparare il rumeno, attraverso un programma avviato da un programma del centro per lo sviluppo professionale di Chisinau.
Ogni giorno che passa approfondisco le mie conoscenze della cultura moldava e non smetto di meravigliarmi di quante somiglianze abbiamo come Paesi vicini, come popoli che si sono reciprocamente dimostrati il lato umano e l’amicizia nei momenti più difficili. Oggi ci sentiamo un po’ come a casa, anche se il pensiero vola sempre verso tutto quello che abbiamo lasciato in Ucraina”.

Sostieni l’impegno di Ai.Bi. per i bambini dell’Ucraina

Dall’inizio della guerra, Ai.Bi. è impegnata in molteplici attività lanciate all’interno del progetto #BAMBINIxLAPACE, attivo in Ucraina, Moldova e Italia a favore dei bambini ucraini e delle loro famiglie. Chiunque può sostenerli con una donazione una tantum o con l’Adozione a Distanza. Ricordati che tutte le donazioni ad Ai.Bi. godono delle seguenti agevolazioni fiscali.

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