Garante dell’Infanzia. Filomena Albano: “L’adozione sia concepita come ordinaria e non straordinaria”

Già commissario della CAI, il titolare uscente dell’AGIA lancia un appello per un cambiamento culturale. E sul Covid: “Vita dei bambini più vulnerabili stravolta”

L’adozione in Italia? Serve un cambio culturale, di modo che sia concepita come “ordinaria e non straordinaria”. Il parere è quello della dottoressa Filomena Albano, titolare uscente dell’AGIA – Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, ruolo che ricopre dal 2016. In precedenza, dal 2009 al 2015, la Albano era stata membro della CAI – Commissione Adozioni Internazionali. “L’Italia – ha dichiarato la Albano nel corso di un’intervista a Interris.it è sempre stato un paese aperto verso le adozioni internazionali e questo ha permesso negli anni di costruire un patrimonio di storie, affetti e professionalità che non si deve rischiare di disperdere. L’adozione è una delle espressioni più alte di solidarietà e di vicinanza tra persone che condividono un’esperienza di genitorialità consapevole e genera ricchezza per l’intera collettività. Per questo motivo deve essere sostenuta e valorizzata. In che modo? Innanzitutto aumentando la sensibilità verso l’accoglienza e in questo senso abbiamo promosso ‘Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio dei ragazzi adottati’ e sulle ‘Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori della famiglia di origine’, oltre che iniziative di formazione destinate a insegnanti e operatori della scuola per prepararli ad accogliere i bambini in classe nel modo migliore. Più in generale, poi, è necessario promuovere la cultura dell’adozione e lavorare perché sia percepita come ordinaria e non straordinaria: occorre raccontare le storie dei bambini e dei ragazzi adottati partendo dal loro vissuto quotidiano e non soltanto nelle situazioni eccezionali. Serve poi investire nelle reti territoriali sociali e istituzionali che si occupano di preparare le adozioni e di offrire i servizi nella fase successiva: bisogna sostenere le famiglie, mettere in campo interventi per le adozioni più complesse e investire nel supporto medico sanitario e psicologico per aiutare le famiglie con bambini che hanno bisogni speciali”.

Garante dell’Infanzia e adozione: una lettera al premier Conte

Il 19 giugno scorso, l’Autorità Garante ha inoltre inviato una lettera al premier Giuseppe Conte, “chiedendo una strategia unitaria per porre al centro bambini e ragazzi nella seconda fase dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19. Vanno varati – si legge nella lettera – un piano straordinario di interventi, formulato ascoltando la voce e le opinioni degli stessi minorenni secondo sistemi strutturati di partecipazione e che superi la frammentarietà degli interventi in questo campo. Vanno inoltre definite linee di bilancio ad hoc per l’infanzia e l’adolescenza come già richiesto dall’Onu all’Italia. Infine, bambini e ragazzi devono essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano”.

Sì, perché il mandato della dottoressa Albano è forse coinciso con una delle emergenze più drammatiche per l’infanzia che l’Italia ricordi in tempi recenti: quella del Coronavirus, che ha visto le istituzioni, purtroppo, rispondere a rilento alle istanze dei minori, privati per mesi della scuola, delle amicizie, degli spazi di svago.


“La vita dei bambini e dei ragazzi – ha spiegato ancora la dottoressa – in particolare di quelli più vulnerabili è stata stravolta: senza scuola, senza contatti sociali e a causa dell’interruzione dei servizi loro dedicati, hanno vissuto in condizioni di isolamento ed emarginazione. La didattica a distanza ha acuito le differenze, mettendo maggiormente in evidenza le situazioni di disagio in cui vivono alcune aree del Paese. Basti pensare ai bambini in condizione di povertà educativa, a quelli delle periferie, ai bambini che non hanno avuto la possibilità di avere a fianco un genitore pronto a sorreggerli e stimolarli, ai bambini e i ragazzi con background migratorio o a quelli con disabilità, per i quali la scuola rappresenta un importante luogo di inclusione. Inoltre i problemi legati alla didattica a distanza – mancanza di dispositivi di connessione, carenza di infrastrutture della rete e assenza di competenze digitali – non hanno permesso a tutti di mantenere ‘lo stesso passo’. La conseguenza è stata che in alcune aree geografiche e in alcuni contesti sociali bambini e ragazzi non sono stati raggiunti dalla didattica a distanza, con il rischio di un sensibile aumento dei numeri della dispersione scolastica. Anche per questo l’Autorità ha suggerito di realizzare, già durante l’estate, attività che possano consentire di colmare il gap educativo”.