Il pasticcio delle adozioni internazionali: chi comanderà in CAI, Conte o Fontana?

Dopo l’attesa di una svolta che segnasse un’inversione di marcia rispetto alla precedente legislatura, almeno per il momento il Governo Conte continua nel solco segnato da quello Renzi, lasciando la presidenza della Commissione Adozioni Internazionali in capo al presidente del Consiglio 

Tutto ciò nonostante sia stato emanato ufficialmente dal premier un decreto di delega al ministro per la Famiglia, che gli assegna le funzioni di indirizzo, coordinamento e promozione delle adozioni di minori stranieri

Adozioni internazionali. Deleghe a Fontana, presidenza CAI a Conte. Chi comanda?L’attesa di una discontinuità con il recente e drammatico passato sul fronte dell’adozione internazionale in Italia, almeno per quanto riguarda gli organigrammi e le posizioni di ‘comando’ in CAI, non sembra al momento aver avuto effetto: secondo quanto emerge da un decreto emesso dalle ‘stanze del potere’ di Palazzo Chigi, in effetti, la presidenza della Commissione per le Adozioni Internazionali, l’organo di controllo e promozione dell’istituto adottivo nel nostro Paese, rimane al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Tutto questo, però, nonostante le indicazioni del decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in cui vengono date al ministro per la Famiglia e la Disabilità, Lorenzo Fontana, deleghe chiare anche sul fronte delle adozioni di minori stranieri. Nello specifico, Il ministro Fontana avrà la presidenza dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, ma non della Commissione Adozioni Internazionali, che resta esplicitamente al premer Conte. Sulle adozioni, il decreto afferma che Fontana “è delegato ad esercitare le funzioni di indirizzo, di coordinamento e di promozione di iniziative in materia delle adozioni di minori italiani e stranieri”. Da qui, il dubbio: chi avrà di fatto in mano la regia delle operazioni e il controllo delle attività della CAI, Fontana o Conte?

Un’incertezza e un’ambiguità di fondo che non possono non indurre a una riflessione attenta da parte, innanzitutto, degli enti autorizzati, soprattutto perché con questa modalità non sarà facile capire chi davvero comanderà in CAI. Il rischio – finora fortunatamente solo sulla carta – è di inficiare in qualche modo la possibilità di far tornare pienamente in funzione ed in efficienza un organismo importante e decisivo per il rilancio dell’adozione internazionale, obiettivo grandemente auspicato da tutte le parti in gioco in questa partita. Il futuro, solo lui, ci dirà.

 

Fonte: Vita