Kenya. Con il covid aumentano i casi di mutilazione genitale femminile

Durante il periodo in cui le bambine sono state costrette a restare a casa, a causa della chiusura delle scuole, seguita alla pandemia, sono aumentati i casi di MGF. Ai.Bi. nel centro di accoglienza Vijiji si prende cura di loro. Aiutale anche tu!

Parliamo di un argomento difficile, doloroso che coinvolge moltissime bambine ed adolescenti in circa 30 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, ma anche in Asia,  in America Latina e tra le comunità provenienti da queste regioni. Parliamo delle Mutilazioni genitali femminili (MGF).

Una pratica dolorosa e crudele che comporta la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o la realizzazione di altre lesioni non per motivi  terapeutici.

Sono pratiche solitamente eseguite con una lama e senza l’utilizzo di alcun tipo di sostanza anestetica su bambine e giovani donne.


Sebbene si tratti di una pratica internazionalmente riconosciuta come violazione dei diritti umani, sul sito del Parlamento Europeo si stima che siano circa 68 milioni le giovani di tutto il mondo a rischio di subire questa atroce ingiustizia prima del 2030 e che siano in Europa circa 600 mila le donne vittime di MGF, mentre ben 180 mila siano a rischio in 13 Paesi europei.

Tra le conseguenze di questa pratica, quando  la bambina che vi è sottoposta non muoia per dissanguamento, vi sono  dolori intensi, difficoltà ad urinare. Per non parlare dei conseguenti problemi psicologici.

I motivi di questa atroce pratica?

Sono principalmente di tipo culturale e sociale. Una pratica collegata persino ad ideali di “bellezza e purezza” che riflettono una profonda disuguaglianza tra i sessi.

Ifrah Ahmed, giovane attivista somala e cittadina irlandese è stata una di queste bambine che ha subito la tortura della mutilazione genitale, circoncisa due volte all’età di 8 anni.

Ma Ifrah è un esempio forte per tutte le donne che come lei sono state vittime di questo abuso. Di lei e del suo impegno nella lotta contro le MGF  racconta la rivista Africa. È la normalità con cui questa pratica viene eseguita a dover essere sradicata. “Non se ne parla. Si subisce” si legge sul webmagazine – “Appena arrivata in Irlanda Ifrah si è resa conto di non essere sola. Parlando con le altre donne rifugiate si è riconosciuta nei racconti delle stesse esperienze traumatiche. La sua voce si alza oggi nella convinzione che sia proprio questo il modo migliore per contrastare il fenomeno: parlarne, rompere il silenzio. Il messaggio è chiaro: possono esserci delle alternative alla mutilazione, senza per questo essere irrispettosi della cultura e delle norme di una società”.

E una delle obiezioni più diffuse con le quali l’attivista quotidianamente si scontra è quella che la donna non mutilata avrebbe difficoltà a trovare marito. “La mutilazione è anche un tentativo di controllo sul corpo delle donne”, ribadisce Ifrah che nel 2010 ha dato vita alla Ifrah Foundation che si occupa di informare, sensibilizzare ed educare la società sui rischi e sulla reale natura della MGF.

Le mutilazioni genitali femminili in Kenya

L’odiosa pratica delle mutilazioni genitali femminili è molto diffusa anche in Kenya dove il governo ha espresso il desiderio di mettere fine a questi riti di passaggio ancestrali entro il 2022 – rivela Lifegate – ma purtroppo a causa del covid sono aumentati i casi di MGF nel Paese. Sembra infatti che più di 110 ragazze abbiano subito l’asportazione del clitoride durante il periodo in cui sono state costrette a restare a casa, durante la pandemia  a causa della chiusura delle scuole, seguita all’emergenza sanitaria.

Un Sostegno a Distanza per le bambine ospiti del Vijiji Home of Light

 Ai.Bi. in Kenya è presente per proteggere e tutelare l’infanzia sola e abbandonata.

In particolare Ai.Bi. sostiene il centro di accoglienza per minori Vijiji Home of Light  che ospita fino a 40 bambini e adolescenti cresciuti in contesti familiari difficili tra cui bambine vittime di mutilazioni genitali femminili, garantendo loro cure, protezione, cibo, un letto caldo e un’istruzione adeguata.

Ma per continuare a portare avanti questo fondamentale progetto Ai.Bi. ha bisogno dell’aiuto di tutti!

Grazie al Sostegno a Distanza, 25 euro al mese, meno di un caffè al giorno, puoi aiutare Ai.Bi. a tutelare le bambine vittime di MGF ospiti del centro Vijiji permettendo loro di recuperare un po’ della serenità dell’infanzia e soprattutto di studiare perché l’istruzione le renderà donne più consapevoli dei loro diritti.

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