Kenya. L’importanza del lavoro di tracciamento familiare per il futuro dei bambini abbandonati

Trovare o ri-trovare la famiglia di un bambino e valutare e favorire un suo reinserimento in questo contesto è una delle attività fondamentali portate avanti da Ai.Bi. in Kenya. Tenendo sempre come priorità assoluta la sicurezza e il benessere del minore.

Una delle operazioni forse meno conosciute, ma fondamentali all’interno dei progetti di Cooperazione che Ai.Bi. porta avanti, è quella del tracciamento familiare, ovvero tutte le attività svolte per raccogliere informazioni e localizzare i genitori, la famiglia allargata o il tutore legale del bambino separato o perso che si trova in orfanotrofio.

Trovare o ri-trovare la famiglia dei bambini abbandonati

Forse a noi, abituati ad avere i documenti in tasca e il certificato di nascita in un cassetto, suona un po’ strano, ma in tanti Paesi del mondo avere accesso alla propria identità e, con essa, alle proprie radici, non è una cosa scontata. Ecco perché rintracciare una famiglia che abbia una qualche connessione con il bambino è fondamentale, nell’ottica di capire se i componenti della famiglia siano disposti prenderlo con loro.
Nei casi in cui non si riesca a identificare alcuna famiglia o famiglia allargata, lo scopo della ricerca diventa quello di rintracciare comunque eventuali individui collegati al bambino. Il tutto, normalmente, si attua attraverso una serie di visite utili necessarie per rintracciare il maggior numero possibile di membri della famiglia e determinare chi può essere più adatto a prendersi cura del bambino.

La prima visita con il bambino

Una volta individuata la famiglia po uno dei componenti, la prima visita avviene a domicilio. Scopo di questo primo incontro è stabilire una prima relazione, conoscere il background della famiglia e raccogliere ulteriori informazioni.
Il bambino viene portato già durante questa visita iniziale per diversi motivi: innanzitutto è lui che può fornire indicazioni utili sulla stessa famiglia, inoltre permette di valutare con cognizione di causa la relazione tra la famiglia e il bambino. La cosa fondamentale, comunque, è spiegare alla famiglia lo scopo della visita, ottenere il consenso e la collaborazione dei genitori / tutore per la cura e la protezione del bambino stesso, eventualmente, se tutto va bene, capire se il bambino può fin da subito fermarsi con la famiglia.
Durante la visita viene condotta anche una valutazione CSI (Child Status Index). Tra le questioni più importanti da prendere in considerazione ci sono:
– La sicurezza alimentare: cosa mangia la famiglia? Come riesce a reperire il cibo? Ci sono momenti in cui il cibo manca e i bambini si lamentano per la fame? Se la famiglia vive in una fattoria, una valutazione viene fatta anche rispetto al contesto, i magazzini, il granaio alimentare, il giardino e gli animali eventualmente presenti.
– Il riparo e la cura: la casa in cui vive la famiglia è adeguata o ha bisogno di riparazioni? Dove vive e dove dorme il bambino? Come interagiscono il bambino e gli adulti? Sembrano già conoscersi e avere un buon rapporto?
– La protezione: il bambino ha segni o lividi che suggeriscono abusi? Apparentemente può sembrare un bambino abusato, molto ritirato o spaventato? Il bambino ha accesso ai servizi di protezione legale secondo necessità?
– La salute: il bambino può accedere ai servizi di assistenza sanitaria, comprese le cure mediche quando è malato e le cure preventive? Quando possibile, è utile anche poter osservare la scheda delle vaccinazioni del bambino, la disponibilità di una zanzariera e valutare la possibilità che ha il bambino di ricevere i servizi di assistenza sanitaria necessari.
Salute emotiva: il bambino sembra felice, attivo e desideroso di parlare con il visitatore?

Le visite di follow up per tutelare il reinserimento e la sicurezza del bambino

Alla prima visita seguono poi ulteriori visite comunitarie, amministrative e scolastiche. Lo scopo è sempre quello di raccogliere nuove informazioni, avere conferma delle informazioni esistenti e monitorare i progressi e la crescita del bambino all’interno della famiglia.
Tutto questo percorso potrebbe richiedere da uno a tre mesi di tempo, a seconda dell’apertura verso la famiglia dimostrata dal bambino. Naturalmente, non è garantito che un’operazione di tracciamento familiare abbia successo fin dalla prima visita. In questi casi, viene programmata una seconda visita e, nel frattempo, il bambino viene incoraggiato ad aprirsi, sempre tenendo come primario obiettivo la sicurezza del bambino stesso e la sua destinazione in un contesto che possa essere accogliente e positivo per il suo futuro.