Marocco. Riconoscimento dei figli “illegittimi”: esperti e attivisti chiedono una riforma e la fine del tabù

Durante un incontro-dibattito organizzato dall’associazione marocchina degli orfani, attivisti, esperti e professori universitari hanno denunciato le lacune legali e deplorato le difficoltà sociali e psicologiche dei bambini nati fuori dal matrimonio e privati del diritto di filiazione

A inizio luglio l’Associazione marocchina degli orfani ha organizzato un dibattito pubblico per mettere in evidenza le difficoltà sociali e giuridiche dei bambini nati fuori dal matrimonio, ma anche per chiedere la concessione del diritto di filiazione paterna. Durante l’evento, esperti, professori universitari, attivisti e rappresentanti delle istituzioni di protezione dell’infanzia e dei diritti umani hanno discusso un argomento che per alcune parti della società è ancora tabù. Ecco le loro dichiarazioni principali.

Me Zineb Elkhiati, avvocato e attivista

“È necessario aprire un dibattito sociale con tutte le persone coinvolte, compresi i bambini, la cui partecipazione è necessaria. L’articolo 148 del Codice di Famiglia stabilisce che la filiazione illegittima non produce nessuno degli effetti della filiazione legittima dei genitori nei confronti del padre. In questo caso, il padre può sposare la figlia nata fuori dal matrimonio. Questo è irragionevole.” “Nel codice della famiglia, c’è una discriminazione tra i genitori quando si tratta di richieste di riconoscimento della filiazione: quando la richiesta viene dal padre, viene accolta. Ma quando è la madre a chiedere il riconoscimento della filiazione attraverso la perizia genetica, viene rifiutata”. “Dobbiamo procedere a uno studio approfondito del codice della famiglia ed esigere una riforma radicale, in particolare per sopprimere l’articolo 400 secondo il quale è necessario riferirsi alle prescrizioni del Rito Malichita e/o alle conclusioni dello sforzo giurisprudenziale (Ijtihad) per tutto ciò che non è stato espressamente indicato nel codice.

Nouzha Skalli ex ministro delle donne e della famiglia

“Sfido tutti a trovare anche solo una cifra ufficiale per sapere se stiamo parlando di cento persone o di centomila. Chiediamo all’HCP di fornire cifre sull’argomento”. In mancanza di dati ufficiali sui bambini nati fuori dal matrimonio in Marocco, Nouzha Skalli ritiene possibile utilizzare “le cifre sull’età media del matrimonio, che è di 32 anni per gli uomini e 27 per le donne, così come i risultati di due studi scientifici condotti dal Ministero della Salute secondo i quali le relazioni sessuali iniziano, in media, a 16 anni per i ragazzi e a 18 per le ragazze. Da cui è facile dedurre che esistano relazioni sessuali fuori dal matrimonio e, sapendo che in Marocco l’educazione sessuale è bassa, anche casi di gravidanze fuori dal matrimonio.


“Ci sono tre parti coinvolte: la madre, il bambino e il padre. La donna perde molti diritti se non viene riconosciuta, viene stigmatizzata dalla società, ripudiata dalla sua famiglia, ecc. Il bambino è condannato a soffrire tutta la vita e tutto questo per salvare il padre. Il padre è intoccabile e ha il diritto di fare quello che vuole”.

Abdelaziz Darraz, attivista ed ex ispettore capo del dipartimento dello stato civile al Ministero dell’Interno

“Il progetto di riforma dello stato civile, recentemente adottato in Parlamento (in commissione, ndr) è rivoluzionario. Tra i suoi contributi c’è una disposizione che noi, come società civile, chiediamo da molto tempo; riguarda il caso di un bambino i cui genitori sono sconosciuti o il cui solo padre è sconosciuto. A lui e a suo padre vengono dati nomi con l’epiteto “abd”. D’ora in poi, anche il nome del nonno viene scelto allo stesso modo. Così, quando si legge il suo certificato di nascita, non sarà possibile riconoscere direttamente che si tratta di un figlio di padre sconosciuto”.

“Questa non è una soluzione, perché il bambino interessato ha genitori e origini che dovrebbe conoscere. Ciononostante, finché non troverà le sue radici, non sarà individuato dalla società”.

Aziza Ghellam, presidente dell’Associazione marocchina degli aspiranti alla maternità e alla paternità

“I responsabili hanno l’obbligo di mettere in atto le condizioni necessarie per permettere a ogni bambino di godere della sua identità. Se non troviamo una soluzione sociale, legale e politica a questo problema, perderemo una parte significativa dei nostri cittadini. Dalla fase della gravidanza, la madre è espropriata del suo status materno e il nascituro è espropriato del suo diritto al riconoscimento e del suo diritto a conoscere le sue origini”.
“Essendo vicino a famiglie che hanno accolto bambini sotto kafala, posso testimoniare la fase in cui questi bambini cominciano a fare domande e cercano di scoprire chi sono, da dove vengono, ecc., fino al punto di chiedersi, nelle piazze pubbliche, se le persone che vedono passare davanti a loro sono membri della loro famiglia. Gli studi condotti all’estero rivelano che molti di questi cosiddetti bambini ‘nati sotto X’ affrontano molti problemi durante il loro percorso scolastico. Abbiamo bisogno di condurre degli studi per capire meglio le conseguenze della perdita o dell’assenza di parentela. Non si tratta solo di conoscere un padre che è scappato. Al di là di questo, la mancanza di parentela è un problema psicologico che seguirà il bambino per tutta la sua vita”.

L’impegno di Ai.Bi. verso i diritti dei minori

Di fronte a queste problematiche complesse, Ai.Bi. è impegnata da quasi 30 anni in Marocco per aiutare i minori soli, abbandonati o in difficoltà familiare, garantendo loro il diritto di crescere in una famiglia che li ami e prendendosi cura della loro salute e della loro istruzione. In particolare, tra i progetti più recenti, ci sono stati quelli rivolti proprio alla formazione verso gli operatori per tutelare il benessere dei minori.