Dopo 77 giorni di guerra, 2 milioni di persone hanno lasciato Kiev. Ma noi cerchiamo di vivere qui

Corrispondenza di Eugene Kozeniuk, collaboratore di Ai.Bi. a Kiev, dove l’Associazione sta aprendo i “punti Ai.Bi.” proprio per aiutare chi è rimasto. Perché ora più che mai il futuro dei bambini ucraini dipende anche da te. E fino al 30 giugno per chi ha un conto Fineco, la banca raddoppia il valore di ogni donazione fatta

“L’11 maggio, 77° giorno di guerra in Ucraina, ho avuto bisogno di andare da un notaio per alcuni documenti relativi al mio lavoro. Per prima cosa, ho controllato su Google quali fossero i notai presenti nella mia zona e li ho chiamati per verificare che fossero aperti. La maggior parte di loro non era a Kiev, anche se hanno manifestato l’intenzione di tornare entro la fine del mese. Altri mi hanno detto di essere troppo impegnati per potermi ricevere.
Così, ho deciso di uscire per trovarne uno di persona. Nel giro di un paio d’ore ho trovato una dozzina di notai, ma anche questa volta la maggior parte di loro non mi ha risposto e chi lo ha fatto era troppo impegnato per potermi ricevere.
Alla fine mi sono deciso di andare direttamente al Centro di documentazione del governo, dove avrei potuto ricevere il servizio di cui avevo bisogno: ma ho trovato circa 20 persone in fila fuori dall’edificio e in attesa di entrare. Quindi ho rinunciato: ci riproverò domani!

Le difficoltà quotidiane di chi è rimasto a Kiev

Questo è solo un piccolo esempio personale delle difficoltà di chi è rimasto a vivere in città.
Quasi più nessuno gira in auto, per via della mancanza di benzina e dei prezzi che sono più che raddoppiati. Inoltre, anche volendo fare 10 – 15 litri di rifornimento, bisogna mettere in conto 4 – 5 ore di fila alla stazione di servizio.
La metropolitana è l’unica opzione per spostarsi in città: prima della guerra i treni arrivavano ogni 3-5 minuti, ora ce ne vogliono 15 e i vagoni sono sempre affollati. Alcune stazioni della metropolitana sono completamente chiuse, soprattutto quelle del centro: qui non si può scendere né salire e i treni passano senza fermarsi. Chi può si muove usando la bicicletta o scooter pubblici, ma le infrastrutture non sono ben sviluppate.
Dall’inizio della guerra, la popolazione di Kiev è stata ridotta della metà. Oltre 2 milioni di persone hanno lasciato la città per rifugiarsi nell’ovest del Paese o per andare all’estero. La maggior parte di loro non è ancora tornata e alcune non torneranno mai! Sebbene Kiev non sia in pericolo come nelle scorse settimane, il pericolo di attacchi aerei è sempre presente e, per questo, vedere bambini in giro per le strade è raro”.

Questa la testimonianza diretta di Eugenio Kozeniuk, collaboratore di Ai.Bi. che è rimasto a Kiev, che chiude il suo racconto con un invito: “Resta con l’Ucraina! Prega per l’Ucraina!”
Eugenio Kozeniuk

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Dall’inizio della guerra , Ai.Bi. è impegnata in molteplici attività lanciate all’interno del progetto #BAMBINIxLAPACE , attivo in Ucraina, Moldova e Italia a favore dei bambini ucraini e delle loro famiglie. Chiunque può sostenere questa campagna con una donazione. E se sei cliente Fineco, la banca raddoppia la tua donazione fino al 30 giugno.
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