BAMBINIxLAPACE. Una storia di speranza dal confine tra Ucraina e Moldova alla dogana Palanca

Alla dogana di Palanca Ai.Bi. è presente con una tenda. Per portare aiuti e assistenza a chi fugge dall’Ucraina. Come Xenia, con i suoi tre figli piccoli, decisa a raggiungere il marito in Polonia. Che in Moldova ha ritrovato “un raggio di speranza che il bene possa vincere”

Siamo ormai arrivati al 48° giorno di guerra: non si tratta di un brutto sogno o di qualcosa che passerà in fretta, ma di una dolorosa realtà che il popolo ucraino è costretto a patire in prima persona.
Lo vediamo, ancora una volta, al confine ucraino-moldavo di Palanca, che, dopo due settimane di relativa tranquillità, con un flusso giornaliero di circa 2000 persone, con l’intensificarsi dei bombardamenti a Herson e Odessa è di nuovo paragonabile a un formicaio. Guardando da lontano, si vedono tanti “puntini” che si muovono: alcuni corrono, altri tornano indietro perché hanno dimenticato dei documenti, i terzi aiutano i quarti e così via…

La storia di Xenia e i suoi tre bambini, in fuga dalla guerra

L’equipe di Amici dei Bambini / Moldova è ora una presenza fissa, con una tenda sotto la quale un operatore distribuisce, ogni giorno, le focaccine calde a chi, per trovare un posto tranquillo e sicuro, ha fatto viaggi di 10, 18 o anche 24 ore. Oltre a distribuire le “placinte”, gli operatori di Ai.Bi. sono sul posto per aiutare chiunque ne abbia bisogno, anche solo portando una valigia, o intrattenendo per un attimo i bambini mentre la mamme, stanche, bevono un tè caldo o mettono in ordine i documenti appena verificati.
Una di queste mamme è Xenia, una giovane donna con 3 figli che appare lei stessa una ragazzina. Appena l’ha vista, Alexandru, operatore di Amici dei Bambini / Moldova, le è subito corso incontro per aiutarla con le valigie. Xenia appariva spaventata, non sapeva cosa fare, come fare, a chi rivolgersi. Il suo obiettivo era arrivare a tutti i costi in Polonia, dove si trovava già il marito. Nonostante tutte le proposte che le sono state fatte, di andare a Chisinau, di dormire due-tre notti per poi ripartire, con più calma, lei non ha cambiato idea: era decisa a proseguire per la Polonia.
Dalla dogana fino alla stazione improvvisata di Palanca, dove ci sono dei pullman che portano la gente in Romania, ci sono più o meno 5 km, ma è impossibile farli a piedi, soprattutto con 3 figli piccoli e con il vento gelido degli ultimi giorni. Così, Alexandru è rimasto a distribuire le focacce, mentre Stela e Diana (direttrice e collaboratrice di Ai.Bi. Moldova) hanno accompagnato Xenia e i suoi 3 figli, in macchina, fino alla stazione.

Il dolore e la speranza

Durante il viaggio, Xenia ha raccontato qualcosa della sua storia: era partita da Herson, insieme ai suoi tre figli di 8, 3 e 2 anni. È partita perché “Non si può più rimanere lì, è diventato troppo pericoloso. Ho lasciato tutto lì: casa, lavoro, parenti… Mia suocera è rimasta, perché ha la mamma anziana di 85 anni che vuole morire ‘a casa sua’.”
“Scappo per loro – ha proseguito Xenia indicando i figli. I più piccoli non si rendono conto di quello che sta succedendo. Fanno un lungo viaggio, anche se, finora, di viaggi non ne avevamo fatti. Non siamo mai usciti dal nostro Paese! Ci sarebbe piaciuto rimanere nella nostra Ucraina, nella nostra città. Perché è bella, la nostra città. Lo era…”. E qui Xenia non è più riuscita a proseguire, scoppiando in lacrime.
Arrivati alla stazione, la donna ha trovato il pullman per Bucarest, sapendo che poi, una volta lì, dovrà trovare un altro mezzo per arrivare in Polonia. Ma questo breve passaggio dalla Moldova è servito per ritrovare un po’ di coraggio e di speranza: “Vi posso dare un abbraccio prima di partire? – ha chiesto. Non ci conosciamo, però mi avete regalato un raggio di speranza che il bene possa vincere. Chissà se ci vedremo ancora, ma vi poterò sempre nel cuore”.

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