Svezia, retromarcia sul digitale a scuola: addio tablet, tornano carta e libri

Dopo anni di sperimentazione all’avanguardia tecnologica, il governo svedese stanzia milioni per riportare quaderni e testi stampati tra i banchi. L’obiettivo? Combattere l’analfabetismo di ritorno e il calo dell’attenzione tra gli studenti

Dopo essere stata per anni la pioniera assoluta della digitalizzazione scolastica europea, la Svezia ha deciso di fare un drastico passo indietro. L’uso eccessivo di tablet, PC e smartphone nelle aule ha mostrato il suo lato più critico: un calo preoccupante delle competenze di base degli studenti. Come evidenziato inizialmente da Rivista Studio, il Paese scandinavo sta ufficialmente reintroducendo carta, penna e libri fisici nelle scuole per arginare il pericoloso fenomeno dell’analfabetismo di ritorno.

Il crollo delle competenze e l’allarme dei neuroscienziati

A spingere il governo di Stoccolma verso questa “rivoluzione analogica” sono stati i dati inequivocabili. Report internazionali e test standardizzati hanno rilevato un peggioramento costante nelle capacità di lettura, scrittura e comprensione del testo dei ragazzi svedesi. Secondo un recente rapporto dell’OCSE riportato da Sky TG24, se da un lato il digitale porta dei benefici, dall’altro l’eccesso di schermi è fortemente correlato a un’elevata distrazione in classe, che va a compromettere la “lettura profonda”. A confermarlo è anche la comunità scientifica, in particolare i ricercatori del prestigioso Istituto Karolinska, i quali hanno dimostrato come l’uso di carta e penna attivi percorsi neurali differenti, fondamentali per trattenere le informazioni e sviluppare il pensiero critico. Sulla stessa linea d’onda, Tgcom24 raccoglie il parere dello psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai, il quale avverte che “il digitale a scuola ha impoverito i cervelli”, sottolineando come la retromarcia svedese debba servire da monito per tutto il resto d’Europa.

Investimenti milionari: il ritorno dei libri di testo

La transizione non si basa solo su consigli pedagogici, ma si traduce in una massiccia manovra economica statale. Come riportato dalla testata greenMe e dalla rivista scientifica americana Undark Magazine, il Ministero dell’Istruzione svedese ha sbloccato investimenti straordinari. Solo nello scorso anno sono stati stanziati l’equivalente di circa 83 milioni di dollari per acquistare libri di testo cartacei e manuali per gli insegnanti. L’obiettivo annunciato dalla ministra dell’Istruzione Lotta Edholm – che già nel 2023 aveva bloccato i finanziamenti per i dispositivi digitali nelle scuole materne – è fare in modo che, gradualmente, ogni singolo studente svedese abbia un libro di testo fisico per ogni materia.

Una nuova gerarchia per l’apprendimento

Non si tratta, tuttavia, di una crociata contro la tecnologia in senso assoluto. Come fa notare Famiglia Cristiana, la mossa della Svezia mira a ristabilire le giuste priorità. Prima i bambini devono sviluppare una solida capacità di lettura, una scrittura a mano leggibile, la capacità di concentrazione e il calcolo mentale. Solo in una fase successiva, e a un’età più matura, i dispositivi digitali possono essere introdotti come strumenti di supporto. Contestualmente, entro la fine del 2026, si farà più stringente anche il divieto di utilizzare i cellulari personali negli istituti, persino durante le pause.
L’esperimento svedese riapre così un dibattito globale sul dosaggio della tecnologia nell’infanzia: a volte, l’innovazione educativa più coraggiosa è avere l’umiltà di riscoprire ciò che ha sempre funzionato.